Diritti d’autore, salari bassi, AI. Gli attori di Hollywood in sciopero contro gli studios

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Si allarga il coro di protesta a Hollywood. Dopo lo sciopero indetto a maggio 2023 dal sindacato degli sceneggiatori, scendono in piazza anche gli attori, rappresentati dalla Screen Actors Guild – American Federation of Television and Radio Artists (Sag-Aftra), la sigla sindacale fondata nel 2012 e che conta oltre 160 mila iscritti.

La decisione di scioperare è stata presa dopo il mancato accordo in sede di contrattazione tra il sindacato degli interpreti del piccolo e grande schermo e l’associazione rappresentante gli studios Alliance of Motion Picture and Television Producers (Amptp) – nel cui elenco figurano Amazon, Apple, Disney, Nbc, Netflix, Paramount, Sony e Warner Bros Discovery – .

 Sag-Aftra contesta alle case di produzione la riduzione dei salari, la concorrenza dei prodotti in streaming e l’esposizione al rischio di manipolazione dei volti e delle voci da parte dell’Intelligenza artificiale. Di contro, l’Amptp non ritiene ci siano le condizioni per giudicare gli attori come parte lesa dalle trasformazioni digitali (e non) che stanno interessando il mondo dello spettacolo.

Tuttavia, l’associazione ha presentato un’offerta comprensiva di un aumento della remunerazione minima tra cachet e diritti d’autore, contributi più alti – inclusi quelli sanitari – e misure di tutela dallo sfruttamento senza consenso da parte dell’IA.

Offerta che il sindacato degli attori ha però respinto, creando così le condizioni per un forte rallentamento della produzione televisiva e cinematografica statunitense. Questa la nota di Sag-Aftra: “Negli ultimi dieci anni il nostro compenso è diminuito gravemente a causa dello streaming. Inoltre, l’Intelligenza Artificiale rappresenta una minaccia per le professioni creative. Attori e artisti necessitano di un contratto che li tuteli dallo sfruttamento del proprio volto senza consenso e retribuzione. L’Amptp non è disposta a riconoscere che i cambiamenti in corso nell’industria dello spettacolo abbiano serie conseguenze sul lavoro degli artisti e pertanto riteniamo inadeguata la loro offerta”.