L’aria che tira sui giornali. Marina e le toghe

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“Marina dice basta”, titola a tutta pagina Il Giornale e Marina chi se non la figlia di Berlusconi che ha deciso di “scendere in campo” per dichiarare guerra alle toghe che “con teoremi assurdi e fango, vogliono la sua damnatio memoriae”.

Ed è corretto non solo per noi cronisti ma anche per i lettori prestare attenzione ad una notizia che non mancherà di gettare scompiglio nella maggioranza che tutto forse si aspettava meno che la figlia prediletta del Cavaliere entrasse a gamba tesa su un tema che Giorgia Meloni, silenziando le sortite del guardasigilli Nordio, stava cercando di gestire con molta cautela. E tutti a chiedersi se l’inaspettata sortita di Marina sia uno estemporaneo “sfogo” oppure il preludio ad una sua diretta “scesa in campo”, cosa che a dir poco offuscherebbe il ruolo di Tajani da poche ore eletto segretario di Forza Italia.

E’ vero che da giorni tutti erano curiosi di conoscere il tenore e i contenuti della lettera che i cinque figli di Berlusconi avevano inviato ai dirigenti del partito, ma nessuno si aspettava una sortita della major di questa entità e che forse si collega a un fatto di rilievo avvenuto il giorno prima: la decisione della premier di cancellare dall’agenda di governo la proposta avanzata dal guardasigilli Nordio di rimodulare, anzi in sostanza di cancellare, il reato di “concorso esterno” ai reati di mafia voluto da Borsellino e che era costato sei anni di carcere ad un fedelissimo del Cavaliere come Marcello dell’Utri. E che la Meloni – dopo un lungo colloquio con il Capo dello Stato – non solo aveva convinto Nordio a ritirare “perché non urgente né previsto dal programma di governo” la sua proposta ma aveva anche annunciato che sarebbe andata a Palermo per presenziare la cerimonia a ricordo della strage di via d’Amelio che era costata la vita a Borsellino e alla sua scorta. E questo – la Meloni aveva tenuto a precisarlo – perché “il confronto con le toghe deve aver luogo su piani diversi”.

Come quello sulla separazione delle carriere tra giudici e magistrati inquirenti che però, trattandosi di una riforma costituzionale, avrà tempi lunghi. Ma Marina – è il quesito del giorno – si fermerà qui o andrà anche oltre? Oltre Tajani lo vorremmo sapere anche noi.