Top 100 comunicatori aziendali più influenti al mondo. Due sono italiani

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Il ranking del 2023, stilato da PRovoke Media,

Affrontare con successo la sfida della comunicazione in un’epoca complessa, segnata da profonde trasformazioni geopolitiche, economiche, sociali e ambientali, rappresenta una priorità per le aziende, indipendentemente dalla loro dimensione.

Ma chi sono i 100 comunicatori aziendali più influenti al mondo del 2023? A stilare la classifica è, come ogni anno con il suo report The Influence 100, PRovoke Media.


Nella classifica c’è per il quinto anno consecutivo Lorenza Pigozzi, Strategic Communication Director – Executive Vice President di Fincantieri Group e fa il suo ingresso, per la prima volta, Claudio Monteverde, Global Director of Corporate & Internal Communications di Gucci. Pigozzi e Monteverde sono gli unici italiani presenti nel ranking; allo stesso tempo, Fincantieri e Gucci rappresentano gli unici corporate brand italiani della classifica.

Lorenza Pigozzi e Claudio Monteverde


“L’industria delle comunicazioni ha dovuto affrontare e affronta ancora ora, sfide come la diffidenza, la disinformazione e la pandemia da Covid-19″, commenta Lorenza Pigozzi, Strategic Communication Director – Executive Vice President di Fincantieri Group. “Le aziende dovrebbero dare priorità alla trasparenza, all’accountability e alle soluzioni innovative per costruire fiducia, contrastare le informazioni false e adattare le strategie di comunicazione in contesti che mutano continuamente. D’altra parte, la trasformazione digitale, nuovi strumenti come l’IA, la comunicazione orientata a un preciso obiettivo, le collaborazioni e i contenuti creativi offrono opportunità per creare coinvolgimento e riconoscimento del marchio. Nonostante le sfide, l’industria delle comunicazioni può sfruttare nuove opportunità e affrontare l’anno a venire con resilienza, sfruttando l’innovazione, la tecnologia e le pratiche etiche. L’industria delle comunicazioni è da tempo riconosciuta per il suo ruolo cruciale nel plasmare l’opinione pubblica, costruire fiducia e coinvolgere i consumatori. Dalla gestione delle crisi alla creazione di contenuti, dai social media all’analisi dei dati, l’industria si evolve costantemente per soddisfare le tattiche e le strategie in continua evoluzione, richieste dai propri clienti. Tuttavia, non è priva di sfide e alcuni elementi sono stati oggetto di critiche nel corso degli anni per le loro pratiche potenzialmente discutibili. Una delle più significative riguarda il problema della disinformazione, in cui l’industria è stata accusata di manipolazione o distorsione intenzionale della verità per ingannare il pubblico e i media per propri fini. Tali pratiche non etiche possono perpetuare la diffidenza e lo scetticismo verso i metodi dell’industria.Un’altra preoccupazione è la mancanza di diversità, equità e inclusione nell’industria. Mentre la forza lavoro globale sta diventando più diversificata, l’industria delle comunicazioni rimane in gran parte omogenea. È fondamentale che l’industria riconosca questo e adotti misure proattive per coinvolgere popolazioni sottorappresentate e diventare più diversa. Inoltre, il mondo della comunicazione può trovarsi in una posizione eticamente complessa quando lavora con clienti che hanno interessi contrastanti. Tale conflitto può sorgere, ad esempio, con i media o le comunità attiviste, in cui l’industria della comunicazione intende promuovere i messaggi del proprio cliente a scapito della rappresentazione accurata degli interessi pubblici”.

Top 100 comunicatori aziendali più influenti al mondo

Cosa emerge dal report? Innanzitutto, le donne sono più numerose rispetto agli uomini per il quarto anno consecutivo, 61 contro 39. Una presenza femminile che è in continuo aumento nel tempo (dalle 47 del 2019 alle 57 del 2022). A livello geografico, il 50% dei migliori direttori comunicazione lavora negli USA, seguiti dall’Europa (22%), dall’Asia (13%), dal Medioriente e dall’Africa (10%) e dall’America Latina (3%). In un’era sempre più tecnologica e digitale, non sorprende che il settore più rappresentato sia proprio quello della tecnologia /telecomunicazioni/elettronica (19%), seguito da finanza e i servizi (14%), beni di largo consumo (14%), food e drink (10%) e healthcare (9%).


Passiamo al background e alle esperienze professionali. Il 98% dei nomi in lista ha almeno una laurea, con il 27% che ne possiede anche una specialistica. Stabile la percentuale dei non laureati (il 2%; era il 3% nel 2022). Per quanto riguarda il percorso formativo, i corsi da cui provengono i 100 sono per lo più: comunicazione, scienze politiche, letteratura inglese, giurisprudenza e marketing. In media i 100 comunicatori in classifica lavorano nella loro attuale azienda da 8,1 anni, con alcune personalità che hanno superato addirittura i 30 anni di servizio nella stessa società, come il recordman Masayoshi Shirayanagi, in Toyota da 39 anni, Conny Braams, in Unilever da 32 anni, Jan Runau, in Adidas da 31 anni, Joseph Evangelisti, in JP Morgan Chase da 33 anni e Bea Perez, in Coca-Cola da 29 anni.


A livello di budget gestiti, gli Influence 100 hanno speso per le attività di pubbliche relazioni $3,7 miliardi, in contrazione rispetto ai $4,8 miliardi del 2022. Parlando di budget di altissimo livello, il 17% ha avuto a disposizione risorse che superano i $100 milioni, mentre il 10% una cifra compresa tra i $75 e i $100 milioni. La reputazione è al centro della spesa: per il 68% sarà la priorità per il 2024. Nonostante rappresenti ancora uno dei temi più rilevanti per tutti i settori, la corporate and social responsibility/ESG perde tante posizioni e, se nel 2022 rappresentava un focus fondamentale per il 59% dei professionisti, ora è prioritario per il 32%. Sale vertiginosamente l’interesse per il posizionamento e la thought leadership passata dal 28% al 59%, con un balzo fino al secondo posto della classifica. Al terzo posto, l’engagement dei dipendenti e la gestione del cambiamento (53%), seguiti dallo sviluppo di contenuti anche per il marketing (50%). Quanto sono grandi i team? Oltre un terzo dei professionisti (41%) gestisce team da oltre 100 persone. Infine, 74 degli Influence 100 riportano direttamente ai CEO delle rispettive aziende.