L’aria che tira sui giornali. Tra Borsellino e condoni, ore difficili per Meloni

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“Chi aiuta la mafia per Nordio conta meno di chi va a ballare un rave” sbotta, in un’intervista a Repubblica, l’ex procuratore ed ex presidente del Senato, Pietro Grasso, uno dei tanti ma forse il più autorevole difensore di quel “concorso esterno ad associazioni mafiose” fortemente voluto da Falcone e Borsellino. Che poi è costata la vita ad entrambi nelle stragi di Capaci e di via D’Amelio.
Una micidiale frecciata che, più di qualsiasi altra, dà la misura del problema – quasi dinamite da “bomba a grappolo” – che la premier Meloni, a causa del suo sprovveduto guardasigilli, ha dovuto, in queste ore, per risolvere o almeno “tamponare” un problema che avrebbe messo il difficoltà il suo governo.
Ed ecco che Giorgia è costretta, con una lunga e argomentata lettera al Corriere della Sera, non solo a sconfessare apertamente il suo ministro – come se non fosse stata lei a nominarlo – ma anche sostenere “a cuore aperto” la solidarietà che, da lunga pezza, aveva sempre dimostrato per Borsellino e per tutti i magistrati che combattono le “connivenze“ che la mafia può aver avuto e può ancora avere con il mondo esterno. E per questo presenzierà alle manifestazioni che ci saranno a Palermo per ricordare la strage di via D’Amelio, esclusa la fiaccolata finale “per inderogabili impegni istituzionali”.

E finisce qui? Ci pare per lo meno incauto sostenerlo per almeno due motivi. Il primo e più vistoso è che ormai non c’è giorno che all’interno della coalizione non emergano, o addirittura non esplodano, divergenze su quelle che dovrebbero essere i punti cardine dell’azione del governo. A cominciare dal rapporto con la magistratura che all’inizio, per volere della stessa Meloni, era parso di “guerra aperta”, ma che poi Palazzo Chigi ha via via reso sempre più “sfumata” fino a trasformarla – dopo un lungo colloquio “chiarificatore” avuto dalla Meloni con il Capo dello Stato – in una “non belligeranza” che – solo pochi giorni fa – aveva mandato su tutte le furie Marina Berlusconi, che, sia pure operando nell’ombra, ha un peso non indifferente su Forza Italia, forse più di quanto non ne possa avere il nuovo segretario del partito, Tajani.
E non è da escludere che la fin troppo drastica “sconfessione” da parte della Meloni della linea Nordio non possa avere conseguenze in Parlamento, quando si tratterà di discutere e approvare la tante volte annunciata e attesa riforma della giustizia.

E, come se questa “quasi frattura” tra Forza Italia e premier non bastasse, eccone un’altra fresca di giornata. La decisione di Matteo Salvini di portare avanti “motu proprio” una riforma fiscale che, invece di colpire l’evasione – 130 miliardi di euro l’anno di tasse non pagate che pesano enormemente sul bilancio dello Stato – vorrebbe, non si sa bene con quali limiti, far perno sul “condono”, cosa che l’Agenzia delle Entrate vede come il fumo negli occhi, ma che alla Lega potrebbe invece fruttare un bel po’ di consensi, quelli che servono a Salvini per dare alla “sua destra” un peso maggiore alle elezioni Europee e dopo forse anche ad un governo guidato, perché no, dallo stesso Salvini.
Insomma per la Meloni il percorso di questi mesi potrebbe diventare impervio. E lei farà bene a guardarsi fin da ora le spalle.