Sergio Mattarella di spalle, all'arrivo di Giorgia Meloni (foto Ansa)

L’aria che tira sui giornali: la Meloni e il Colle

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e perché possa essere arrivato al prestigioso Colle questo poco simpatico e del tutto irrituale gesto. C’entra forse il governo o lo sgarbo è venuto da più lontano?

E così tocca a chi scrive fare un succinto riepilogo dei fatti accaduti negli ultimi giorni che potrebbero – il condizionale è d’obbligo – giustificare un titolo del genere.
Primo passaggio: il governo, come vuole la prassi costituzionale, invia al Quirinale il testo della riforma della giustizia redatto dal guardasigilli Nordio che prevede la cancellazione dei reati dell’abuso d’ufficio e del cosiddetto traffico di influenze, norme che gran parte della destra considera illegittime perché mettono a rischio l’operato di migliaia di amministratori pubblici.
L’opposizione si attende rilievi negativi da parte degli uffici del Colle che invece non arrivano, tanto che il ministro Nordio può presentare al Parlamento la riforma nel testo da lui redatto. Subbuglio in aula da parte di chi si chiede il perché il Colle non abbia fatto gli auspicati rilievi su quelle due norme che, tra l’altro, contraddicono quanto deliberato dall’Unione Europea per combattere con ogni mezzo la corruzione che si annida anche nei pubblici uffici.

Ma ecco che, nelle ultime ore, viene alla luce un dettaglio che, in questa vicenda, ha la sua importanza: gli stretti contatti che da settimane la Meloni ha con il Quirinale, rapporti che si sono scongelati da quando Meloni prima ha smesso di attaccare la magistratura e poi ha deciso di mantenere inalterata la norma sul concorso esterno ad associazioni mafiose voluta a suo tempo da Borsellino.
Da qui la momentanea – poi si vedrà – decisione di Mattarella di dare un po’ di spago alla premier oggi alle prese con un partito, quello di Forza Italia, che ha il dente avvelenato contro la magistratura – prova ne sia l’improvvisa sortita di Marina Berlusconi – e che al Senato ha voti sufficienti per mandare a casa la premier. Da qui la cautela del Colle che ha già molto apprezzato la decisione di Palazzo Chigi di “cancellare” la norma sul concorso esterno che più stava a cuore a Nordio, a Marina e a Forza Italia.
E tutto fa pensare che anche nel difficoltoso iter della riforma della giustizia la Meloni non mancherà di raccordarsi, per quanto e per come sarà possibile, anche con il Quirinale.