L’aria che tira sui giornali. Roghi, uragani e il ‘vezzo italiano’ di buttare sempre tutto in politica

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Estate inedita, anzi addirittura “storica” quella che l’Italia sta vivendo e che non c’è giornale – altro che alluvione dell’Emilia Romagna – che oggi non la dipinga con titoli quasi da fine del mondo.
Al punto da costringere il governo ad annunciare subito il varo di un decreto “contro il caldo”, per placare in qualche modo l’ansia di chi ha visto la prime pagine della Stampa (“Inferno Italia”) o del Corriere della Sera (“Italia ferita da tempeste e roghi”), o non ha staccato gli occhi per tutto il giorno dalle immagini tv di una Milano “a pezzi” a causa di un vento a 150 all’ora che ha osato abbattere come fuscelli gli alberi secolari del Castello Sforzesco.

E tutto – ma che c’entra? – che si butta subito in politica. Come se le devastazioni provocate da questo torrido e inedito caldo avessero una qualche matrice ideologica, cosa che spinge Il Giornale degli eredi di Berlusconi a prendersela “con gli sciacalli” di sinistra che sarebbero parte in causa di questo “uragano”. Tesi avvalorata da Libero che si scaglia contro chi sostiene che “la grandine è fascista”.

Questo per dire che si perpetua il “vezzo italiano” di buttare sempre tutto in politica come se solo questo sia l’unico modo – basta ricordare quel che accadde per il terremoto in Irpinia nel 1980 – per gettarsi tutto alle spalle in attesa, che il caldo scompaia e si possa parlare d’altro. Cosa di cui la Dc, a suo tempo, fu maestra.

In attesa comunque che il decreto sul caldo, anzi contro il caldo, veda la luce, ecco che l’inesorabile ministro delle infrastrutture Matteo Salvini sale sul podio annunciando che per realizzare il famoso ponte di Messina, e mettere in sicurezza le infrastrutture devastate da questo uragano, ha intenzione di investire 175 miliardi di euro tondi, neanche fosse un nuovo piano Marshall.
E tutti gli “accalorati” elettori a chiedersi dove mai riuscirà a trovare questa somma e a spenderla prima che i futuri, ma già prevedibili, “rovesci” del clima completino un “disastro” – altro che chicchi di gradine grandi come palle da tennis – che gli esperti già da tempo hanno annunciato.

Però Giorgia Meloni è ora in volo verso gli Stati Uniti per incontrare Joe Biden, ed è quanto basta per mettere i “roghi” da parte.
Anche perché è prevedibile che alla Casa Bianca si debba discutere di un problema non da poco: l’adesione dell’Italia – a suo tempo decisa dal governo 5Stelle – alla “via della seta” che gli “States” vedono come il fumo negli occhi, perché sancirebbe l’ingresso della potente Cina anche nel cuore dell’Europa. Come se già non bastasse il peso economico e politico di Pechino in buona parte del continente africano.

E sarà per la Meloni – altro che decreto sul caldo – un problema non da poco e, per giunta- l’eventuale adesione alla via della seta scade alla fine di quest’anno- da risolvere su due piedi. Auguri.