Novecento, memorie del Cattolicesimo

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Nasce la Fondazione Mac, il primo passo per raccogliere tutto il materiale cinematografico che documenta l’opera e le attività della Santa Sede nel secolo scorso

COMUNICAZIONE POLITICA – Prima Comunicazione, Maggio-Giugno 2023

Dalla residenza Santa Marta scelta come casa alla Ford Focus adoperata nei suoi primi anni di spostamenti in città (oggi una Fiat 500), non sono pochi i segnali simbolici con cui papa Francesco esprime il suo presentarsi al mondo e la sua capacità di comunicare: vocabolario semplice, frasi dirette, costruzione di metafore ed espressioni accessibili.

Negli ultimi mesi questa capacità di interrogarsi sulle forme del comunicare e su quanto sia irrinunciabile il confronto con ogni novità si è mostrata attraverso la nascita della Fondazione Mac – Memorie Audiovisive del Cattolicesimo. Un primo passo per realizzare il suo sogno di una mediateca apostolica, concretizzatosi grazie al lavoro di monsignor Angelo Vincenzo Zani, archivista e bibliotecario di Santa romana Chiesa, e del presidente monsignor Dario Edoardo Viganò.

Era già accaduto che, su intuizione papale, l’archivio più antico del ‘nostro’ mondo avesse mutato la sua denominazione da ‘Segreto – Secretum’, ossia privato, personale, in apostolico (così da liberarsi da ogni suggestione misterica aprendosi, anche semanticamente, alla città e al mondo). Ora succede che chi ha più storia, l’archivio appunto, si preoccupa di conservare e consegnare al futuro anche tutta la memoria del Novecento (la più moderna e paradossalmente la più fragile per tecniche di produzione).

Infatti, il racconto del rapporto tra il cinema e i Giubilei del secolo scorso, celebrati sotto i pontificati di Pio XI e Pio XII, rischiava di disperdersi. Si sarebbe quindi compromessa la possibilità di studiare gli strumenti con cui la Chiesa scelse di veicolare una nuova immagine del Papa accordata alle trasformazioni della società di massa. Per esempio, l’Anno Santo del 1900 con cui Leone XIII aprì il nuovo secolo e il primo di Pio XI (1925) furono i primi eventi in cui una nuova cultura del visivo fece irruzione all’interno dei modi di predicazione dell’antica devozione a San Pietro (con i santini fotografici, i manifesti a colori, l’illuminazione scenografica e i primi documenti filmati). Tuttavia, il Giubileo straordinario del 1933 e l’Anno Santo del 1950 segnarono un momento di svolta nel rapporto tra la Chiesa e il cinema. Durante il Giubileo dell’Umana redenzione per la prima volta papa Pio XI consentì infatti un utilizzo del cinematografo a servizio della missione apostolica e a tutela della sua immagine, mentre l’Anno Santo del 1950 fu definito ‘il primo Giubileo mediatico’ per l’impatto che ebbero il cinema, la televisione e la radio sulla celebrazione dell’evento. Anche l’immagine di Roma come centro della cristianità e cuore dell’evento giubilare uscì trasformata dall’incontro tra gli Anni Santi e il cinema. In particolare, dal 1925, cinegiornali, documentari, reportage inaugurarono nuove modalità di raccontare la Città eterna e l’attrazione dei pellegrini verso di essa. Il cinema contribuì così ad allargare universalmente il ‘desiderio di Roma’ e il pellegrino divenne protagonista di una nuova storia della religiosità popolare narrata per immagini e ‘dal basso’; in migliaia di sale cinematografiche sparse per il mondo gli spettatori pellegrini poterono vivere un inedito modo per ‘raggiungere’ Roma e il Papa.

Oltre alla ricerca di diversi importanti documentari che sembrano dispersi, si aggiungerà il censimento dei cinegiornali e materiali che vanno dall’Anno Santo del 1925 al 1950 con il grande sviluppo dei mezzi di comunicazione e il conseguente affermarsi di un mercato sempre più vasto dell’industria culturale. Nasceranno in quei mesi: una stazione televisiva che opererà sull’area di Roma e del Vaticano; produttori italiani e stranieri annunceranno la lavorazione di film e documentari con al centro il Giubileo; documentari a passo ridotto verranno prodotti anche dalle grandi compagnie di viaggi e di navigazione aerea e dai maggiori pellegrinaggi; quasi tutte le case di produzione di attualità cinematografica riprenderanno gli avvenimenti più importanti e la sola ‘Settimana Incom’ – il cinegiornale per i cinema – dedicherà all’Anno Santo due numeri nel 1949 e 27 nel 1950.

Cosa significa tutto questo? Che i Papi non hanno avuto timore a incontrare i nuovi mezzi di comunicazione nel secolo scorso (strumenti che oggi, meritoriamente, papa Francesco si preoccupa di conservare e contemporaneamente di valorizzare attraverso la loro messa in Rete). Un cammino, dalla radio al cinema, dalla televisione al web 1.0, dai social media al web 3.0, che inesorabilmente porterà oggi a confrontarsi con il metaverso (come già sta per accadere per la Giornata Mondiale della gioventù di Lisbona 2023) e la IA. Ogni epoca ha nuove terre da conoscere, materiali o immateriali, parole da inventare e ogni età cerca un suo Matteo Ricci per esplorare l’incognito e scongiurare di scivolare su una ‘rivoluzione inavvertita’. Come quella, inattesa, di un nuovo Gutenberg del digitale. Cambiamento che questo Papa non mancherà di interpretare.

(Nella foto Papa Pacelli, Pio XI, durante il Giubileo del 1950 (Istituto Luce, foto Ansa).