Michela Murgia è morta. Aveva 51 anni

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L’ultima pagina della vita di Michela Murgia, durata soltanto un anno in più di mezzo secolo, si è chiusa oggi all’età di 51 anni: era nata a Cabras in provincia di Oristano il 3 giugno del 1972.

Una vita che, prima di darle la notorietà raggiunta come scrittrice, soprattutto con il romanzo ‘Accabadora’, l’ha vista impegnata in tutt’altri ruoli, lontani l’uno dall’altro nonché tutti estranei al mondo della cultura letteraria: insegnante di religione, poi portiera di notte e venditrice di multiproprietà, consulente fiscale e dirigente in una centrale termoelettrica.

E’ invece il mondo dei call center e del marketing telefonico – ricorda Adnkronos – quello che descrive nel suo primo libro, intitolato ‘Il mondo deve sapere’, scritto sotto forma di diario e inizialmente pensato come blog, pubblicato nel 2006 con il sottotitolo ‘romanzo tragicomico di una telefonista precaria’. Narrazione che ispira la sceneggiatura del film ‘Tutta la vita davanti’ con Sabrina Ferilli, Isabella Ragonese, Elio Germano, Valerio Mastandrea e Massimo Ghini diretti nel 2008 da Paolo Virzì.

Del 2009 è il suo libro più iconico, ‘Accabadora’ appunto, uscito per Einaudi e poi tradotto in diverse lingue. Il titolo evoca la figura sarda, arcaica o leggendaria, di colei che dà la morte alle persone in fin di vita per una sorta di pietosa proto-eutanasia; romanzo che le consegna la vittoria ai prestigiosi premi letterari Campiello e Mondello. Del 2017 è il suo contributo per la pubblicazione di ‘L’ho uccisa perché l’amavo: falso!’ sul tema del femminicidio.
Notevole anche l’impegno diretto alla televisione, per i programmi ‘Le Invasioni Barbariche’ su La7 e ‘Quante Storie’ su Rai3. L’impegno pubblico parte invece dalla Azione Cattolica e prosegue prima con il sostegno ai movimenti indipendentisti sardi che la candidano a presidente della Sardegna, ottenendo poco più del 10% dei consensi elettorali alle elezioni regionali del 2014; poi con la Sinistra e la lista formata da Si, Rifondazione comunista e l’Altra Europa che alle elezioni europee non raggiunge il 2% dei voti. Fino alle recenti polemiche con la premier Giorgia Meloni, contro il suo volersi definire come ‘il’ e non ‘la’ presidente e sul fatto che non basta essere donna per fare automaticamente politiche in favore delle donne.

La sua vita privata l’ha vista conquistare l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica anche nell’ultima fase della sua esistenza: prima per l’annuncio con cui ha reso pubblico di essere stata colpita da un tumore giunto al quarto stadio e dunque con una breve prospettiva di vita; e subito dopo con la decisione presa da Michela Murgia, già sposata dal 2010 al 2014 con l’informatico lombardo Manuel Persico, di sposarsi ‘in articulo mortis’ in seconde nozze con il regista Lorenzo Terenzi, pur non credendo nel valore del matrimonio ma per garantire alla sua famiglia queer ‘allargata’ quel che lo Stato ancora non garantisce per legge, definendo le sue nozze “un atto politico”.