Inflazione e mercato saturo: lo streaming a pagamento rallenta

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Sulle scelte degli utenti influisce anche la presenza di contenuti di richiamo.
E lo sciopero a Hollywood desta più di qualche preoccupazione

Dopo anni di boom, le piattaforme streaming devono fanno i conti con i primi passi indietro sia per abbonati, che per ore di visione.
Partito già l’anno scorso dagli Stati Uniti, il fenomeno, dopo il boom di sottoscrizioni durante la pandemia, è arrivato anche in Italia, dove inesorabilmente stanno cambiando le abitudini.

Inflazione

Diverse le cause, che non riguardano solo la concorrenza all’interno del settore. Secondo gli esperti, a pesare, oltre al calo fisiologico, anche l’inflazione che incide sui conti e spinge gli utenti ad orientarsi su forme di visione più economica, come quelle con la pubblicità proposte ormai da diversi operatori.

Il peso dei contenuti originali (con l’incognita sciopero)

Anche i contenuti di richiamo hanno il loro peso, rendendo più volatile il parco abbonati e spingendo verso una piattaforma piuttosto che un’altra.
Un caso esplicativo, segnala Ansa, è quello di Disney+, che ha continuato a crescere rispetto alla concorrenza, ma con l’esaurirsi delle grandi serie Marvel la tendenza appare destinata ad invertirsi. Così come nel rallentamento di Hbo Max, di Wbd, possa avere avuto un ruolo anche la fine di serie come stata la conclusione di due serie dal grande seguito come ‘The Last of Us’ e ‘Succession’.

Per questo le piattaforme continuano ad investire in contenuti originali. Secondo un recente rapporto di It Media Consulting, Netflix è la piattaforma più prolifica, con 935 titoli e 3.531 ore di streaming nel 2022, di cui oltre il 50% proveniente da produzioni internazionali, al di fuori degli Stati Uniti.
Tra il 2022 e il 2027 si prevede, inoltre, che Disney+ aumenterà i suoi investimenti annuali in contenuti originali dell’82,8%, il tasso più alto di qualsiasi altro gruppo di media e intrattenimento.

In questo contesto, non può non causare preoccupazione lo sciopero di Hollywood, che va avanti ormai da più cento giorni e rischia di condizionare fortemente gli anni a venire.

Intrattenimento social

C’è poi l’aspetto delle mode e delle abitudini, in particolare dei giovani, che condizionano in maniera decisiva il mercato. Da questo punto di vista la fruizione sembra premiare sempre più i social media – come testimonia ancora It Media -, da Tiktok a Twitch, ma anche Youtube e Facebook.
Le piattaforme, complice anche il costo, sono destinate secondo alcuni esperti ad essere viste dalle nuove generazioni come il vecchio, un po’ come è accaduto nel decennio passato per la tv tradizionale.
Videogiochi, musica in streaming, video brevi e interazione sembrano essere le forme di intrattenimento del futuro, più della visione di film o serie.

Il quadro italiano

I dati rilasciati da Agcom su marzo 2023, ha rilevato ancora Ansa, certificano come la tendenza stia interessando anche il pubblico italiano.
A marzo 2023, 15 milioni e 275 mila utenti si sono collegati a una o più piattaforme, con una perdita di ben 870 mila utenti rispetto a marzo 2022.
Il calo riguarda anche le ore passate nella visione di contenuti a pagamento: la riduzione è del 12,8% in totale.

In caduta, tra gli altri, Netflix, con un meno 9 milioni di ore e -3,6% degli abbonati; Amazon Prime Video passato nel nostro paese a 8 milioni di ore di visione a marzo, il 40% in meno in un anno.
In controtendenza, nell’analisi Agcom, Disney+ e Now.
Ma il quadro generale non cambia, e il mercato sembra avvicinarsi davvero al punto di saturazione.
Tanto è vero che anche le piattaforme gratuite stanno perdendo visualizzazioni: Mediaset, Sky TG24 e RaiPlay erano utilizzate a marzo scorso, rispetto all’anno precedente, da 648 mila utenti in meno.