Non solo intelligenza artificiale: al Meeting di Rimini il rapporto uomo-macchina

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Il tema dell’AI arriva sul palco del Meeting di Rimini. ‘Il potere degli algoritmi. L’uomo e l’intelligenza artificiale’ il titolo dell’incontro in cui, moderati da Andrea Simoncini, vicepresidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Firenze, si sono confrontati Paolo Benanti, docente alla Pontificia Università Gregoriana di Roma ed esperto di bioetica, etica delle tecnologie e human adaptation, e Nello Cristianini, professore di Intelligenza Artificiale, Università di Bath.

Aiuto e sfide

“Alla tecnologia non chiediamo più di fare quello che avevamo deciso ma di decidere, chiediamo cosa pensare”, ha esordito Simoncini, introducendo l’incontro e segnalando come in un certo senso verso gli algoritmi si faccia quasi “un atto di affidamento”.

Che però, a ben guardare, può portare con sé ansie e preoccupazioni. “La teconologia può aiutarci a fare molte cose, come successo durante la pandemia, risparmiando tempi e fatica, e quasi semplificando la vita. Ma per la prima volta – ecco la sfida – abbiamo davanti macchine e sistemi che pretendono di fare bene e anche meglio le cose che prima facevano gli umani”

Controllare la tecnologia

“Interrogarsi sul potere dietro gli algoritmi e sul potere degli algoritmi stessi è fare azione di cittadinanza”, il punto di vista di padre Benanti. Secondo cui diventa fondamentale “dare alla società civile e restituire alla comunità il potere di controllo su chi determina quello che tutti i giorni accade nella nostra vita”.
“Ogni tecnologia è strumento d’ordine e dispositivo di potere. Dobbiamo chiederci che forma assume nelle nostre relazioni”, ha detto ancora, sollevando anche il tema di quali rischi possono correre le persone che restano escluse dalla rivoluzione tencologica, come gli anziani, e di chi al contrario rischia di farsene quasi dominare, subendola, come i più giovani.

Macchine a due facce

Ha guardato alle modalità di agire delle mecchine il professor Criasitanini. macchine che hanno nei dati elemento essenziale. Perchè di base, anche il web che usiamo tutti i giorni “non sarebbe così se non ci fossero algoritmi intelligenti con le loro raccomandazioni”.
“Abbiamo creato macchine intelligenti in grado di capire e prevedere mettendole al centro dell’infrastruttura digitale da cui dipendiamo, creando dei filtri”.
“La macchina, ha aggiunto, fornisce dei suggerimenti, ma coglie anche le mie debolezze: servire e manipolare diventano quindi due facce della stessa medaglia. Le abbiamo dato questo potere e forse l’emergenza di questo momento è comprenderne a fondo le conseguenze. Dobbiamo cercare di capire fin da subito cosa vuol dire vivere con delle macchine che possono fare tante cose”.

La convinzione del docente è quella che si “arriverà all’equilibrio”. Con l’invito anche a riscoprire l’aspetto “umano” di alcune parole, che spesso vengono usate privilegiando il “punto di vista della macchina”. Per cui le persone diventano utenti, e gli “amici e le community” sono i contatti social o chi ha segue determinati personaggi.