Alessandro Vento innamorato dell’ informazione digitale

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Ricordo del fondatore di D-share che voleva progettare insieme agli editori nuovi prodotti per nuovi lettori.

Questa mattina nella parrocchia di Santa Maria Segreta in via Mascheroni a Milano, c’è stato l’ultimo saluto ad Alessandro Vento, che se ne è andato sabato 26 agosto dopo un lunga battaglia contro un cancro, che sembrava aver vinto ma non in modo definitivo.

A ricordare il giovane , 45 anni, e vivacissimo imprenditore delle tecnologie per i media oltre ai famigliari c’erano giornalisti e manager editoriali che avevano lavorato con lui nella sua esperienza in Rcs e poi da quando nel 2010 aveva fondato con alcuni soci D-Share con l’obbiettivo di arricchire e integrare il contenuto dei giornali tradizionali, con nuovi prodotti digitali disponibili su diversi device, aiutando gli editori nella transizione dalla carta al digitale.

Il funerale di Alessandro Vento

Figlio di Pietro Vento, giornalista ed editore di Trapani Sera, Alessandro aveva iniziato a lavorare alla fine degli anni ‘90 a Oggi Sicilia, dove era diventato giornalista professionista, ma dell’informazione a Vento interessavano di più i processi industriali ed editoriali: diventa così direttore tecnico del Tempo, poi responsabile information technology dell’Editoriale Veneto, che pubblicava il Corriere del Veneto, e poi per tre anni, dal 2007 al 2010, è capo della pianificazione operativa e circulation manager di Rcs Quotidiani, occupandosi del ciclo di produzione e distribuzione del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport.

DShare da start up di 5 persone nel 2013 è già un’impresa con 60 dipendenti. Vento ha la capacità di attirare soci e finanziatori interessati al nuovo che avanza. “Dall’anno scorso siamo attivi anche negli Stati Uniti, dove abbiamo aperto una sede”, raccontava nel 2013 in una intervista a Claudio Cazzola pubblicata su Prima comunicazione. “In questo momento stiamo completando due grossi progetti: uno per Wehco, gruppo editoriale che pubblica diverse testate regionali, l’altro per l’Investor’s Business Daily di Los Angeles, il secondo quotidiano finanziario americano dopo il Wall Street Journal. Quest’ultimo è un progetto particolarmente avanzato, che prevede la distribuzione dei contenuti su iPad e sul web. Dopo gli Stati Uniti pensiamo di svilupparci anche in America Latina”.

L’espansione internazionale aveva trovato un sostegno importante in Principia Sgr, uno dei maggiori operatori italiani di venture capital, che aveva sottoscritto un aumento di capitale di 1,8 milioni di euro acquisendo una quota del 30% di Dshare, nel cui Cda erano entrati, in rappresentanza di Principia, Francesco Archetti, professore di analisi dei sistemi finanziari all’università di Milano Bicocca, e Massimiliano Cerilli, fund manager del venture capital. “Dopo il mobile ci indirizzeremo verso il content management, i sistemi per la creazione, gestione e distribuzione dei contenuti sul web e sugli altri canali come le smart tv. A lungo termine intendiamo coprire tutti i mezzi digitali con soluzioni multicanale”, spiegava Vento, convinto che servissero formule nuove: “trasporre il giornale così com’è in digitale non basta più; noi cerchiamo di costruire assieme agli editori nuovi prodotti digitali per nuovi lettori”.

D-Share e Vento collaborano intensamente con il Gruppo L’Espresso e il Gruppo 24 Ore. “Pier Paolo Cervi dell’Espresso e Anna Matteo del Sole 24 Ore sono considerati unanimemente i due manager italiani più innovativi. È con loro che stiamo facendo le cose più avanzate in campo digitale”, raccontava l’imprenditore tecnologico. I due manager oggi hanno cambiato aziende, sempre con ruoli strategici e innovativi: Cervi a Mediaset e Anna Matteo a Oviesse.

Le tappe societarie di D-Share

Negli anni successivi la storia di D-Share è contrassegnata da tre tappe societarie fondamentali. Nel 2015 c’è l’ingresso nel capitale sociale del Gruppo Editoriale L’Espresso (oggi GEDI), con cui D-Share oltre ad aver collaborato allo sviluppo delle attività digitali di Repubblica e le altre testate del gruppo, ha sviluppato il sistema editoriale Kolumbus.

Poi nel maggio 2019 l’Agi, l’agenzia di informazione dell’Eni, acquisisce da Principia e da GEDI la quota di controllo della società (salendo dopo un aumento di capitale al 55%). “Con Agi abbiamo avviato una collaborazione molto positiva, realizzando una serie di nuovi servizi digitali, dove le tecnologie si integrano con i contenuti, come Agi Motion, che consente di trasformare in modo automatico testi, immagini e dati in video”, affermava Vento. “I risultati li stiamo già vedendo. Dopo aver chiuso il 2019 con 5 milioni di euro di ricavi, quest’anno puntiamo a superare i 6 milioni, portando la quota di fatturato estero dal 30% attuale almeno al 40%. Con Agi siamo entrati in una macchina molto grande e molto complessa, il gruppo Eni. E a questo nuovo socio abbiamo chiesto un importante supporto dal punto di vista finanziario per sostenere il nostro sviluppo”, raccontava Vento sempre a Prima.

D-Share, che contava un centinaio di dipendenti, nel gennaio 2021 inaugura la sua nuova sede, in via Tortona a Milano, di fronte al Mudec, il Museo delle culture, e inizia a fare, con un po di fatica, i conti con le rigide procedure gestionali di un grande gruppo come l’Eni. A fine luglio 2021 arriva la notizia inaspettata della decisione di Vento di vendere tutte le sue quote all’Eni e di uscire da D-Share. Molti pensano che avesse deciso di passare alla cassa, liberandosi anche del peso delle burocrazie del grande gruppo. Invece la storia è molto più tragica e ha a che fare con brutto cancro. Vento sparisce. Non risponde al telefono ne alle mail. Almeno con le persone meno intime. La malattia è gestita con totale riserbo.

Passa più di un anno ed eccolo riapparire all’inizio del 2023 sulla scena dell’editoria con un progetto molto innovativo su cui dice “ ha studiato a lungo”. È l’idea della nuova app di news Sallo!, iniziativa ambiziosa e impegnativa che Vento decide di far nascere a Palermo con una squadra di giovanissimi giornalisti, a cui affianca due due super esperti di digitale, Giuseppe Smorto e Massimo Razzi, giornalisti di Repubblica entrambi in pensione, conosciuti e molto frequentati ai tempi della collaborazione con Gedi. Sul numero di febbraio 2023 di Prima abbiamo raccontato la storia, in un servizio di Giuseppe Casciaro che ripubblichiamo qui di seguito.

Sallo! non ha però il tempo di decollare perché in primavera Vento torna a fare i conti con la malattia. Viene deciso un drastico taglio dei costi per continuare. Ma le cose dal punto di vista medico peggiorano e Vento e’ costretto a mollare e chiudere la sua ultima avventura imprenditoriale.

Alessandro Vento

Sallo! Ecco l’app che sa informare

Servizio pubblicato sul numero di Prima 539 febbraio 2023

Nata da un progetto di Alessandro Vento e diretta da Giuseppe Smorto (ex Repubblica). In redazione dieci giornalisti, tutti assunti, e due praticanti. La formula: video corti e news brevissime

Mentre ci sono editori che non vedono l’ora di mandare a casa, in prepensionamento o cassa integrazione, una bella fetta di giornalisti, ci sono invece imprenditori che scommettono sul giornalismo e investono svariati milioni di euro garantendo posti di lavoro – oltre che una buona e originale informazione – a un gruppo nutrito di giovani. Ma andiamo con ordine.
Il debutto – Circa un mese fa è stata varata una nuova app: si chiama Sallo! (il nome è un riferimento alla frase con finale scorretto “se non lo sai, sallo”), è disponibile gratis su tutti gli store digitali, e propone un nuovo tipo d’informazione. Sallo! nasce dall’idea di elaborare un contenitore di notizie non tradizionale che si concretizza in brevi video accompagnati da un brevissimo testo (300 caratteri), seguendo così la scia dei social che hanno basato il loro successo proprio sulle immagini in movimento. In Italia Sallo! è un caso unico e probabilmente non esistono gemelli neanche in Europa.
I protagonisti – L’artefice di questo progetto si chiama Alessandro Vento, un ingegnere informatico, giornalista e imprenditore di 45 anni, siciliano d’origine e milanese d’adozione, che è editore di Sallo! attraverso la sua Aladino srl. Vento ha nel suo carnet la creazione di D-Share, gruppo specializzato in progetti di digital media. Nel corso della sua esperienza in D-Share (ora è stata ceduta), Vento ha fornito i propri servizi a vari e importanti editori, da GEDI a Rcs, contribuendo alla nascita di nuove iniziative digitali sia in Europa che negli Stati Uniti. Per dare corpo all’idea di Sallo!, Vento ha chiamato due ex giornalisti di Repubblica, Giuseppe Smorto e Massimo Razzi: entrambi in pensione, Vento li ha conosciuti e apprezzati ai tempi della sua frequentazione del gruppo GEDI. Smorto e Razzi, artefici dell’irrobustimento del sito di Repubblica, sono rispettivamente direttore e vice direttore dell’app.
L’idea – Come nasce Sallo!? “Diversi mesi fa abbiamo cominciato a studiare il rapporto tra l’audience digitale italiana e le news”, racconta Alessandro Vento. “Lo abbiamo fatto con spirito critico, cercando di capire come il pubblico si rapporta con le notizie online. Abbiamo intuito che esiste una quota di audience fortemente interessata alle news, non solo digitali. Ma si tratta di una quota minoritaria, non determinante. C’è poi un’altra quota rilevante di persone che guardano le news da lontano, tranne che sport e calcio. Infine c’è una terza porzione, la parte più importante di volume complessivo, che si attesta al 50% e che noi chiamiamo ‘casual news readers’: persone che se ‘inciampano’ nelle notizie ne fruiscono ma non hanno un mezzo di riferimento, uno strumento che faccia al caso loro. Questa fascia di pubblico è abituata a frequentare il mondo dei social, nella velocità e nella modalità. Ed è soprattutto gente abituata quasi esclusivamente a fruire dell’oggetto video. Così abbiamo dedotto che se a questa fascia di persone si offre uno strumento d’informazione che rispecchia la tipologia a cui sono abituate, allora si possono ottenere soddisfazioni. Qual è questa tipologia di news? Notizie, ma anche serie tv, cibo, bici, sport, contenuti legati alle passioni. Insomma: i casual news readers, in una fascia d’età compresa fra i 30 e i 60 anni, vogliono un mezzo d’informazione nuovo, veloce come i social. Noi proviamo a darglielo. Una sfida difficile, soprattutto per il livello d’attenzione verso i contenuti. Pensi che pur essendo i nostri video molto brevi, abbiamo scoperto che molte persone già fra la seconda e la terza sequenza voltano pagina, cercano altro”.
La sede – Caso più unico che raro per una nuova iniziativa editoriale a carattere nazionale è la scelta della sede, che è caduta su Palermo. Il motivo? Sentimentale, fa capire Alessandro Vento visto che sia lui che il suo socio Mario Parroco sono di origini siciliane. Ma probabilmente anche una scelta funzionale alle spese. L’affitto del grande appartamento che ospita la redazione, 450 metri quadrati con le finestre aperte sul Teatro Politeama, quindi in pieno centro, costa 2.500 euro al mese. Per una location identica in città come Milano e Roma la spesa sarebbe stata superiore di quattro-cinque volte. I soldi risparmiati possono essere spesi per una parte degli stipendi. Un altro motivo – non ne abbiamo certezze – potrebbe essere la richiesta di fondi o sovvenzioni alla Regione, ma non sembra essere questa l’intenzione dell’editore. Almeno per il momento.
La redazione – A elaborare le notizie e a produrre i video, ‘agli ordini’ di Smorto e Razzi ci sono una decina di giornalisti regolarmente assunti (Articolo 1), tutti sotto i 30 anni, e un paio di praticanti. I loro nomi: Paola Rosa Adragna (coordinamento), Gabriele Costa, Chiara Dalmasso, Giulia Diamanti, Giorgio Fazio, Maria Vera Genchi, Enrica Iacono, Gianluca Mavaro, Monica Panzica, Federica Raccuglia, Federica Terrana, Marco Volpe (coordinamento). Completa la redazione Vittorio Corradino, che ha curato l’organizzazione nella fase di selezione e di lancio. La presenza in organico di due praticanti è una caratteristica piuttosto singolare: è molto difficile trovare una testata che assuma questo tipo di figure. Tanto che quando è stata presentata la domanda d’iscrizione nel registro dei praticanti presso gli uffici dell’Ordine dei giornalisti di Palermo, l’impiegato ha avuto una specie di sussulto visto che si trattava di una pratica che nessuno (quasi) ricordava più in quella sede.
La produzione è attiva tutti i giorni dalle 7 alle 23 e il lavoro è diviso in due turni. Tutti i giornalisti assunti, in parte palermitani e in parte provenienti da altre città, lavorano stabilmente nel capoluogo siciliano. Anche il vice direttore Massimo Razzi per tre settimane al mese lascia il domicilio romano e si trasferisce in un appartamentino nello stesso stabile della redazione. Il direttore Smorto invece lavora da remoto ma anche lui, una volta al mese per quattro-cinque giorni (dando il cambio a Razzi) da Roma ‘scende’ a Palermo. Completano la ‘forza lavoro’ una serie di collaboratori e videomaker dislocati tra Roma e Milano. Ogni giorno vengono prodotti all’incirca 120 video (finora complessivamente 10mila). “La nostra scommessa”, ci spiega Smorto, “è quella di proporre un giornalismo di qualità; anzi, un giornalismo pulito, con le notizie scritte per bene e i video giusti, senza la tentazione, l’obbligo di attirare il lettore. La nostra informazione è pura, con notizie secche, senza fronzoli ed eccessi”.
La struttura grafica – Quella di Sallo! è molto semplice; il lettore/fruitore del servizio può scegliere da un menu che comprende tutte le sezioni dell’app: Top news (le notizie di giornata), Mix (una selezione con i fatti e le opinioni più interessanti) e Sallotalk, con esperti e giornalisti esterni che forniscono pareri e riflessioni partendo da notizie o fatti del giorno. Tra i collaboratori opinionisti ci sono giornalisti (Maurizio Ricci, Fabrizio Bocca, Franco Viviano, tutti ex di Repubblica), lo scrittore Amleto De Silva, Piero Genovesi, esperto d’ambiente, l’ex magistrato Armando Spataro; ma anche influencer ed esperti di fenomeni sociali.
Ci sono poi le categorie, in ordine alfabetico: Animali, Arte&Cultura, Auto&Moto, Beauty, Benessere, Cinema, Magazine, Fashion, Food, Gaming, Green, Musica, Salute, Scienza, Serie tv, Sport, Tech, Viaggi, Vino. Sempre nella parte superiore si trovano la ‘lente’ che consente di effettuare ricerche veloci all’interno dell’app e un’iconcina, composta da anelli, che ricorda molto l’app Fitness dell’ultimo iPhone: consente infatti di restare informati (proprio come fa l’app per tenersi in forma) in base alle proprie necessità, con l’obiettivo ogni giorno di chiudere il percorso impostato. Originale.
L’intelligenza artificiale – Quando nei siti dei giornali cominciò a profilarsi l’utilizzo dell’Ai come compagna di lavoro, molti redattori ebbero un moto di stizza; tanto da coinvolgere i Cdr che pretesero garanzie da parte di aziende e direzioni sul fatto che l’intelligenza artificiale non avrebbe tolto posti di lavoro. Sono passati alcuni anni da allora, l’Ai è entrata a pieno titolo nel lavoro di tutti i giorni e quasi nessuno ormai se ne lamenta. L’Ai ha un posto di rilievo anche nella realizzazione di Sallo!, intervenendo a supporto del lavoro dei giornalisti. Se serve un video, ad esempio, si inserisce la parola chiave nel sistema editoriale e questo riesce in pochissimo tempo a fornire tutti i video disponibili sull’argomento richiesto. Ma l’ultima parola, come sostengono sia Smorto sia Vento, spetta al giornalista.
Il pubblico – Sallo! non ‘cerca’ un pubblico giovane e giovanissimo, come invece fa TikTok (a cui Sallo!, soprattutto per la brevità dei video, è stata paragonata). Sostiene Smorto: “Il nostro dovrà essere un pubblico di lettori occasionali, gente che non vuole o non può perdere tempo a inseguire l’arrivo delle notizie; persone la cui giornata ruota intorno all’uso dello smartphone”. Dove, appunto, Sallo! trova la sua casa ideale. I numeri danno ragione alla scelta. Secondo le ultime statistiche Auditel Censis, il numero di smartphone nelle famiglie italiane ha superato quello dei televisori. Ne dispongono il 95,9% di italiani per circa 43 milioni di unità. L’uso degli smartphone con display sempre più grandi e connessioni mobili sempre più veloci è perfetto per accedere a Internet. Quindi anche all’app Sallo!.
L’aspetto economico – Per Sallo! si parla di un investimento di qualche milione di euro, abbastanza per garantire lo startup e capire la possibilità di conquistare un suo pubblico. “Se avessimo voluto fare un investimento ad alta crescita, con speranze di ritorno immediate e senza dare peso alla nostra passione, avremmo scelto altro rispetto al mondo delle news”, dice Vento. “Nel paniere di spesa degli italiani non c’è spazio, al momento, per l’abbonamento a un organo di informazione. Come ci sosteniamo se non con gli abbonamenti? Con la pubblicità. La formula è un po’ diversa da quella utilizzata dagli altri editori. La nostra è discreta e non costringe a lunghe attese tra la fruizione di un video e l’altro”. La pubblicità compare ogni cinque filmati ma lo stop dura tre secondi, poi si può passare al video successivo.
Le prospettive – Quale sarà il futuro di Sallo!? Una creatura destinata, come D-Share, a irrobustirsi per poi essere messa sul mercato? Alessandro Vento non ha dubbi: “Non è questa la nostra intenzione: vorremmo far crescere anzitutto il nostro format in Italia e poi provare a esportarlo all’estero. Speriamo già il prossimo anno di lanciarlo in altri Paesi”.
Giuseppe Casciaro