Nasce il ‘tavolo’ dell’opposizione sulla Rai: una Fondazione come azionista del servizio pubblico

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Il modello è quello già sperimentato, con successo, per il salario minimo. Mettere a punto un testo unitario (una “piattaforma”) delle opposizioni e offrirlo alla maggioranza per un confronto in Parlamento. L’obiettivo questa volta è la Rai, con una legge di riforma anti-lottizzazione capace di “recuperare autonomia e indipendenza strutturali” al servizio pubblico. Alla Pdl unitaria sta lavorando il Pd a stretto contatto con gli alleati. Verrà depositata dopo gli ultimi ritocchi, alla ripresa delle attività parlamentari.

Il ‘timing’ per una riforma Rai – riporta Adnkronos – è già definito. Nei prossimi giorni sono in programma una serie di incontri specifici ma il ‘tavolo’ dell’opposizione sul servizio pubblico è già operativo sul contratto di servizio: il Parlamento deve esprimersi entro il 20 settembre. Nell’opposizione il clima è positivo, proprio come sul salario minimo. “Dopo circa 8 anni tutti concordano sul fatto che l’attuale legge sulla Rai non funziona. Va cambiata per garantire a tutti gli effetti il pluralismo dell’informazione”, spiega il capogruppo del Pd in Vigilanza Rai Stefano Graziano, che con il responsabile Informazione dem Sandro Ruotolo segue il ‘dossier’.

Un passo in avanti sulla proposta unitaria è stato fatto nel dibattito di domenica scorsa alla festa dell’Unità di Ravenna cui hanno preso parte, oltre a Ruotolo e Graziano, anche Dolores Bevilacqua (M5s), Mariastella Gelmini (Azione), Angelo Bonelli (Verdi/Avs). Tutti d’accordo sulla rotta da seguire. La ‘piattaforma’ comune delle opposizioni, la Pdl, prevede pochi articoli (quattro) e ruota attorno alla costituzione di una Fondazione cui affidare il ruolo di azionista della Tv pubblica. Ruolo di fatto oggi esercitato dal governo tramite il ministero dell’Economia nella scelta dei vertici.

La Fondazione avrà tra i vari compiti quello di indirizzo e impulso e, soprattutto, di scelta degli amministratori della Tv pubblica: Cda, presidente e Ad. La bozza della Pdl prevede un Consiglio della Fondazione composto da 11 membri “scelti tra persone di riconosciuto prestigio professionale e di notoria indipendenza, che si siano distinte nei settori della comunicazione, dell’audiovisivo, del cinema, delle arti, della cultura, del diritto, dell’economia, dei mezzi di comunicazione, delle reti di comunicazione elettronica o delle nuove tecnologie”.

La nomina del Consiglio viene affidata a una pluralità di soggetti, a garanzia di autonomia e indipendenza: i presidenti delle Camere, la Conferenza Stato-Regioni, la Conferenza dei rettori universitari, l’Accademia dei Lincei, i dipendenti di viale Mazzini. Su questo, però, nelle opposizioni ci sono proposte alternative. Azione, per esempio, è per il potere di nomina in capo al presidente della Repubblica: “Se vogliamo far prevalere il merito e non l’appartenenza politica, questa è la strada”, ha spiegato la Gelmini.

Nella bozza della Pdl, tra le altre cose, è prevista anche una clausola anti riciclati con uno stop alla nomina per chi ha ricoperto “nei due anni precedenti” incarichi di governo, elettivi o nei partiti. Stop anche a chi ha ricoperto ruoli apicali nel settore delle comunicazioni. “L’obiettivo è fare in modo che la riforma sia valida dalla consiliatura Rai del 2027. I vertici scadono a giugno e se riusciamo ad approvare le nuove regole bene, ma i tempi sono stretti”, spiega una fonte dell’opposizione.

La ‘piattaforma’ comune delle opposizioni, la Pdl, prevede pochi articoli (quattro) e ruota attorno alla costituzione di una Fondazione cui affidare il ruolo di azionista della Tv pubblica.