Tim Cook (foto Ansa)

La Cina mette al bando gli iPhone per i funzionari del governo

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Oltre ai device di Apple, vietati anche device di altri marchi stranieri.
La mossa ha il sapore di ritorsione per rispondere ai bandi occidentali

La battaglia hi-tech tra Usa e Cina colpisce anche Apple. Nella sua risposta al giro di vite americano sulle tecnologie, Pechino ha colpito Cupertino, che finora era stata trattata con i guanti perché nel paese possiede la più grande fabbrica al mondo e dà lavoro a milioni di cinesi per assemblare i suoi smartphone. Come? Vietando gli iPhone per i funzionari governativi.
Nel bando, segna il Wall Street Journal citato da Ansa, sono stati inseriti anche altri telefonini di marche straniere non meglio precisate.

Un guaio per Apple

Per Apple, alla vigilia della presentazione dei nuovi device, è un guaio non da poco, soprattutto considerando che il mercato in Cina è uno dei suoi sbocchi più grandi, con una quota del 19% del fatturato globale. A nulla è valso il pieno rispetto delle severe leggi cinesi su internet (con la rimozione di migliaia di app considerate ‘illegali’ e lo stoccaggio dei dati in server basati in Cina), né la visita in marzo di Tim Cook, primo big dell’economia Usa a tornare nel Paese dopo la revoca delle restrizioni anti Covid.

Ritorsione per i bandi occidentali?

La mossa, rilevano i media, è l’ultima nell’offensiva di Pechino per ridurre la dipendenza dalla tecnologia straniera e i rischi di infiltrazioni straniere a tutela della sicurezza nazionale.
Ma ha anche il sapore della ritorsione contro misure analoghe prese da Washington contro Huawei e l’app TikTok, seguite da una stretta sull’esportazione di semiconduttori ed altre tecnologie sensibili americane.
In realtà Pechino aveva già limitato da anni l’uso degli iPhone per i funzionari di alcune agenzie governative ma ora l’ordine è capillare, trasmesso dai dirigenti nella chat o nelle riunioni di lavoro con lo staff.