L’aria che tira sui giornali. E ora per i migranti, dice Luca Zaia, “è tempesta perfetta”

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Sfogliando i giornali di oggi non può non cadere l’occhio sull’intervista concessa al Corriere della Sera dal potente governatore del Veneto che, parlando di Lampedusa e dei picchi che, con Lampedusa, ha raggiunto l’immigrazione, non usa mezzi termini: un problema, anzi “una Apocalisse” che il governo, per non soccombere, deve saper fronteggiare, in questa campagna elettorale, “con destrezza”.

E, oltre oceano, devono essere fischiate le orecchie alla premier Meloni che, partecipando ai lavori dell’assemblea dell’Onu, ci ha messo del suo per andare su tutti i giornali preferendo disertare l’incontro con Biden e la riunione del Consiglio di Sicurezza per dedicare tutto il suo tempo a “proficui” contatti con i presidenti di Guinea, Senegal, Kenia, Ruanda, Malawi e Algeria non solo per dire loro che l’Italia sarà in prima fila nel sostegno del loro sviluppo economico ma anche per combattere “finalmente senza ipocrisie e ritardi le organizzazioni criminali che da tempo lucrano sul traffico di esseri umani”.

Per poi snobbare invece gli incontri di rito e mangiarsi una pizza in santa pace. Tutto bene, dieci e lode, ma tornando a casa – si chiedono i giornali – cosa potrà fare invece di concreto la Meloni per impedire che la “tempesta” di cui parla Zaia “ammosci” il suo consenso elettorale? Perché non le basterà dire che “l’Italia non è un campo profughi” per tranquillizzare sindaci, governatori e elettori che oggi vedono come il fumo negli occhi – lo sottolinea la Stampa in prima pagina – l’apertura di non si sa quante caserme che dovranno ospitare per almeno 18 mesi migliaia e migliaia di “espatriati” che poi faranno di tutto per diventare uccel di bosco. Come serpeggiano tra gli elettori i dubbi che il governo abbia la forza e l’appoggio dell’Europa per un salvifico “blocco navale” assai difficile da realizzare in tutto il Mediterraneo.

E tutto questo mentre la Lega di Salvini sposata Le Pen le rema contro convinta com’è di poterle rosicare alle europee un bel po’ di voti. E potrebbe riuscirci se la Meloni non riuscisse, in questi mesi, a dimostrare con i fatti “che l’Italia non è un campo profughi”, la stessa battuta che molti anni fa aveva usato Oriana Fallaci per sottolineare quanto fosse ormai vicino il pericolo di una emigrazione che, partendo dall’enorme area sud sahariana, due volte e mezzo più grande dell’Europa, avrebbe “sommerso” la nostra storia e la nostra cultura. Allora la Fallaci fu presa per matta ma oggi il continuo flusso di migranti che, superato il Sahara, valicano facilmente, grazie ad una gigantesca struttura di trafficanti, i labili confini della Libia e del Magreb per approdare alle coste italiane e spagnole dovrebbe aprirci gli occhi. E parliamo ormai di un miliardo e mezzo di persone, solo il 2% di origine asiatica, che non vede l’ora – e come darle torto dopo quel che ha subito in decenni di “colonizzazione” – di godersi il nostro bel continente.