Tlc: il digital divide costa all’Italia 3,5% punti di Pil

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Lo sostiene uno studio realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Eolo

L’Italia è un Paese che continua ad andare a due velocità per quanto riguarda la connessione a Internet: da un lato le città, dall’altro i territori extraurbani. E se tutte le province italiane raggiungessero un tasso di sottoscrizione alla Banda Ultra Larga pari a quello della provincia di Milano, il Pil crescerebbe del +3,5%, circa 69 miliardi di euro, mentre la produttività media per lavoratore aumenterebbe di 203 Euro all’anno.

E’ quanto emerge dallo studio ‘Fixed Wireless Access (FWA): opportunità strategica per lo sviluppo del Paese’, presentato a Roma e realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Eolo.

Crescita inclusiva

Garantire un accesso più diffuso alla Banda Ultra Larga, sostiene lo studio sintetizzato da AdnKronos, sarebbe un fattore abilitante per una crescita inclusiva.
Nelle aree senza connettività veloce, ad esempio, i cittadini a rischio di disoccupazione per lunghi periodi sono il 45,5%, contro il 6,3% di chi si trova in aree che dispongono di Banda Ultra Larga.

Accesso alla rete e differenze territoriali

Da qui l’attenzione dello studio sui diversi tipi di tecnologia per la connessione e la necessità di arrivare a una complementarità progettuale e realizzativa di Fiber To The Home (Ftth) (fibra fino all’edificio) e Fixed Wireless Access (FWA), il sistema che sfrutta anche le antenne radio per portare il segnale. Anche e soprattutto considerando la diversa conformazione territoriale del paese.

Se l’Ftth è la soluzione più adeguata nelle zone a maggior densità abitativa, l’FWA è la soluzione che meglio si presta per le aree montuose, collinari e periferiche o – in generale – a scarsa densità di popolazione. Aree in cui creare l’infrastruttura per portare la fibra ottica in ogni singola casa avrebbe costi significativi o risulterebbe complesso.