Impresa

La dolce storia di Ambrosoli

È un secolo che nel paesino di Ronago, alle porte della Svizzera, ogni giorno la sirena suona quattro volte. È la sirena della fabbrica Ambrosoli, fondata da Giovanni Battista – ‘Battistino’ – e portata avanti dai suoi numerosi figli. Sempre nella stessa direzione, quella che l’ultimo della seconda generazione (perché ne stanno già arrivando altre), Alessandro, sintetizza così: “Se abbiamo 70 operai, significa 70 famiglie che dobbiamo far vivere, e far vivere sempre meglio”.

Giovanni Battista Ambrosoli

Scelta dolce, quella degli imprenditori italiani che dal miele fanno caramelle, come le più famose Lattemiele ma anche come quelle frizzanti adorate negli Stati Uniti o quelle ripiene di marmellata per le quali le figlie di Alessandro Giovanna e Silvia – in azienda ormai anche loro – da bambine impazzivano.

La storia di questa imprenditoria la racconta il docufilm ‘Una passione dirompente’, girato da Elena Beatrice e Daniele Lince con la direzione creativa di Silvio Soldini. L’idea è di Axel Donzelli, di Utopia, la sua realizzazione è stata affidata al laboratorio OffiCine dello Ied.

Assieme al film, un libro firmato da Alessandro Ambrosoli con Silvia Cadrega e pubblicato da Mondadori ricostruisce per 221 pagine ‘Una storia di famiglia e d’impresa’. A questa storia prima o poi un po’ tutti in famiglia prendono parte. Eccezion fatta per Giuseppe, la cui vicende sono state ieri ricostruite – dopo la proiezione del film al cinema Anteo – in una lettura fatta dall’attore Gigio Alberti.

L’Ambrosoli beato

Da giovanissimo attivo nel far fuggire in Svizzera gli ebrei dall’Italia di Salò, poi medico e missionario comboniano, una vita in Uganda a costruire un ospedale e una scuola di ostetricia per tutti, nonostante colpi di Stato e minacce: dall’anno scorso Giuseppe Ambrosoli è stato beatificato.

Gli altri, il padre e i fratelli che tutte le mattine alle otto si trovavano nella grande cucina di Ronago con mamma Palmira che allestiva la colazione, intanto costruivano la fabbrica, dividendosi i compiti e senza mai discutere o dividersi.

Le fortune di Carosello

Davano così vita a un nome che i meno giovani di sicuro associano al famoso Bella dolce cara mammina”, carosello su cui gli Ambrosoli inizialmente erano perplessi visto il costo esorbitante e che però rese il marchio celeberrimo, con – ricorda Alessandro – la gente in gita che tre-quattro giorni dopo la prima messa in onda già cantava il jingle.

Alessandro Ambrosoli

In principio fu la guerra

Una storia di miele, quindi. Cominciata ‘grazie’ a una guerra. Durante il primo conflitto mondiale Battistino, che era solito rifornirsi in Svizzera, non poteva infatti più superare il confine per prendere il miele. Così, qualcuno gli offrì un’arnia. Da lì, man mano le arnie aumentarono, sempre più api, sempre più miele con cui fare prima caramelle e poi tanti altri prodotti, come la cera o le pagliette.

Dalla Lombardia all’America e ritorno

La vicenda di questa sana imprenditoria familiare però non si chiude fra i confini della Lombardia. Per crescere, Ambrosoli mandò il primogenito Costantino negli Stati Uniti a studiare il mercato, e il ragazzo tornò con l’idea giusta: il nomadismo. Il che significa spostare le arnie a seconda della stagione, mandare le api in alpeggio come si fa con le mucche: in questo modo, la produzione non si ferma mai. Così, un secolo fa è nata l’impresa. Imbottigliata in quei vasetti a 12 facce che tuttora vengono usati, con lo stesso logo ieri come oggi. E con lo stesso spirito di espansione ed esplorazione del domani, pur mantenendo “la tradizione e i valori, limpidi come il miele”, scrive Ambrosoli nel libro. Per concludere: “D’altronde, il futuro, era solito ripetere Gandhi, dipende da ciò che noi facciamo nel presente

Marina Cappa

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