L’audiovisivo italiano un mercato da 11 miliardi e 120mila addetti

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Numeri in crescita per il settore secondo i dati presentati al Mia. La presidente dei produttori, Sbarigia: settore solido

Crescono i ricavi, aumentano gli investimenti e cresce anche il numero degli addetti al comparto. Il mercato dell’audiovisivo in Italia è solido e in salute.
Lo afferma e lo racconta, con un profluvio di slide, dati e percentuali, il 5° Rapporto sulla Produzione Audiovisiva Nazionale presentato a Roma dalla presidente dei produttori di Apa, Chiara Sbarigia, al cinema Barberini nell’ambito del Mia (Mercato internazionale dell’audiovisivo) – appuntamento che, ideato e istituito dall’ex presidente Apa Giancarlo Leone, cattura un interesse crescente tra gli addetti ai
lavori, i protagonisti e operatori del settore.
Presenti nella sala anche i due curatori della ricerca Emilio Pucci, direttore di eMedia, e Massimo Scaglioni direttore di Ce.R.T.A. Alla ricerca ha collaborato anche Symbola

Mercato da 11 miliardi e 120mila addetti

Il mercato nel 2022, tra tv, cinema video (Dvd e Blu-Ray) e offerte online, vale quasi 11 miliardi, attestandosi in tal modo ai valori pre covid, soprattutto per la spinta delle offerte online (Tvod, Svod
Avod).
Resta centrale la tv tradizionale, che l’anno scorso ha macinato ricavi per quasi 8 miliardi, pari al 73% del mercato. Il grande schermo si ferma a soli 300 milioni di ricavi, scontando ancora l’effetto covid e pagando anche la debolezza di un cinema italiano che sembra non essere più riconosciuto dal suo pubblico.

Aumentano anche i ricavi cumulati delle 50 più grandi imprese del comparto produttivo. Dal 2021 al 2022 hanno raggiunto un valore di 1.480 milioni rispetto a 1.360 registrati l’anno precedente.
Un bel balzo in avanti anche dovuto alla generosità del fagocitato acquisita dalle società più importanti e con commesse pià numerose.

Ad avvalorare la consapevolezza che in questi anni si sia creato un settore industriale vero e proprio sono anche i numeri dell’occupazione del comparto: uno squadrone di 120mila addetti (+4,7% sul 2021 tra dipendenti lavoratori autonomi imprenditori amministratori) con un balzo in alto del +9.8% della componente del lavoro autonomo.

Chiara Sbarigia

Sbarigia: settore solido

“Sono numeri molto positivi, che dimostrano che parliamo di un settore solido e pronto ad affrontare le sfide internazionale”, ha commentato la presidente Sbarigia, anche considerando i dati in crescita relativi agli investimenti in produzioni originali italiane (serie, cinema, documentari, animazione e intrattenimento) pari a 1,8miliardi.

Se l’investimento sulle piattaforme tradizionali free e pay è di circa 1 miliardo “la componente online, in costante crescita vale oggi quasi un terzo di quella televisiva.
Serie e film per la tv e il vod restano il genere principe per volumi di investimento (55%), ma i trend rilevano una crescita importante dei documentari e della animazione, principalmente sul segmento vod”.

Documentari e animazione

Sul fronte del documentario è rilevante l’aumento dei titoli docu sugli OTT (+41%); l’animazione rappresenta i tre quarti dell’offerta kids, mentre l’intrattenimento registra un aumento sia sulle reti lineari (+7% ) e sugli Ott (+5%).
Nello scripted invece primeggia la serialità (56 titoli e 548 ore) che premia le serie brevi più diffuse tra le piattaforme dello streaming.

I timori del mercato

Se i numeri dell’Audiovisivo 2022 sono decisamente positivi, è vero pure che qua e là emerge qualche segnale di preoccupazione per la diminuzione del numero delle coproduzioni e per la leggera contrazione dei pezzi seriali.
Preoccupa soprattutto l’incremento dei costi registrato a partire dal 2020, per cui il costo medio orario di una serie che nel 2019 era di 1,1milione è salito a 1,4 milioni nel 2022. Una spirale inflattiva dovuta all’incremento delle produzioni a budget elevato privilegiate dagli svod e soprattutto al tax credit a vantaggio delle produzioni internazionali che girano in italia.

L’impressione è che siamo entrati in una fase in cui il mercato sta cercando un nuovo assetto, con l’incognita su cosa faranno i grandi operatori. Come ha mostrato chiaramente il dibattito seguito alla presentazione della presidente Apa.

La visione di Mfe e Rai

Con una infrazione alla liturgia degli anni passati, al posto dei direttori della Fiction di Rai e Mediaset Maria Pia Ammirati (presente comunque in sala) e Daniele Cesarano sono intervenuti il direttore generale della Rai Giampaolo Rossi e Gina Nieri, consigliera Mediaset.
Presenti anche le piattaforme Vod: con Tinni Andreatta, direttore dei contenuti italiani scripted e non scripted di Netflix, Antonella D’Errico, Vicepresident Content di Sky Italia e Antonella Dominici, Svp Streaming di Paramont+ e di Pluto tv per il Sud europa. Oltre alla sottosegretaria del Mic Lucia Borgonzoni che ha chiuso il panel.

“C’è un problema di investimenti complessivo” ha detto Nieri. “C’è la necessità di mettere tante risorse nel sistema dell’audiovisivo italiano che è indietro rispetto agli altri Paesi europei”. Poi “c’è il problema della competizione con le multinazionali che hanno una potenza di fuoco molto maggiore”.
Ricordando che per gli obblighi delle quote Mediaset in dieci anni ha investito “20 miliardi nella produzione di contenuti” Nieri ha sottolineato che “l’ingresso delle grandi piattaforme ha scontornato il tipo di finanziamento e il mercato. Quest’anno per la prima volta il totale della pubblicità raccolta dai media tradizionali è inferiore a quello degli Ott e delle piattaforme”.
Pur reputando “farraginosa” la normativa delle quote e auspicando accordi diretti tra produttori e
broadcaster “il nostro ruolo comunque lo assolviamo supportando la filiera in ogni aspetto” ha concluso la Nieri.

Il Rapporto Apa ha fotografato ancora una volta il ruolo centrale della Rai nello sviluppo della produzione italiana e il dg Rossi è intervenuto per riconfermarlo. “E’ un compito della Rai e lo riesce a svolgere anche se c’è stata una diminuzione nelle risorse” ha detto. “Investiamo 180 milioni nella fiction, circa 140 nel cinema e 7 milioni nella documentaristica. Negli anni passati per la fiction si stanziavano budget di 300
milioni di euro che è quanto investe oggi la tv pubblica francese ed è meno di quanto faccia la tedesca”.
Per questo secondo Rossi è fondamentale che “vengano restituiti alla Rai i 110 milioni sottratti dal canone e indirizzati verso altri utilizzi: li vorremmo indietro proprio perché potrebbero essere investiti nell’audiovisivo”. “I player globali investono sì nei mercati nazionali ma possono essere fondi ciclici. Il servizio pubblico invece investe in maniera stabile per sostenere la tenuta del mercato nel tempo”. “Gli stakeholder però ci devono dare una mano modificando assetti normativi e dando risorse sufficienti”.

Sulla revisione normativa ha detto la sua Borgonzoni, presente in diversi panel nelle giornate del Mia. “Vanno cambiato le norme e più in generale tutto il sistema della legge cinema e non solo”, ha detto. “Ma la prima sfida è correggere lo strumento del tax credit, tema su cui siamo impegnati da mesi per capire quali possano essere criteri di accesso che non penalizzi i produttori ma rendano più sano questo sistema. C’è il rischio di un taglio al fondo da parte del Mef che non è ancora scongiurato”.
L’altro tema che vede impegnato la Sottosegretaria e la direzione generale Cinema guidata da Nicola Borrelli è “come favorire l’aggregazione di imprese italiane non per impedire a chi vuole di vendere, ma per poter offrire degli strumenti a chi vuol restare italiano”.

Il punto di vista delle Ott

Quale sono le strategia in Italia delle grandi piattaforme dello streaming? “L’Italia è uno dei paesi più interessanti per Netflix” ha puntualizzato Andreatta. “Da quando la società ha aperto gli uffici in Italia è stato fatto un lavoro di costruzione più sistematico per il futuro, considerato che la diversità dei
contenuti e l’importanza del contenuto locale è un fattore chiave della nostra offerta”.
“La diversificazione è fondamentale in tutti i sensi – ha spiegato Adreatta – per cui puntiamo su una serie kolossal come il ‘Gattopardo’, ma anche serie a costi più contenuti e con elementi di forte originalità sono
importanti. Fa parte della nostra strategia anche avere una filiera che gioca sulle diverse tipologie di racconto: film, docuserie, la parte non scripted – con l’arrivo di Rhythm + Flow – e infine l’animation
per adulti con ‘Zerocalcare’”.

Il panel ha visto anche il debutto ufficiale di Dominici di Paramount+, ultima arrivata tra gli operatori globali dello streaming in Italia. “Siamo partiti facendo leva su un catalogo importante che viene dagli Stati Uniti e abbiamo iniziato la penetrazione nel mercato italiano col volano di una partnership con Sky e
integrando da subito il catalogo con nove titoli italiani che nessun altro aveva”.
Ora Paramount+ vede una accelerazione e con il lancio della ‘Vita da Carlo’ seconda stagione della serie diretta da Carlo Verdone, di cui è stato annunciato anche un seguito.
”Puntiamo su storie locali scripted e unscripted che siano produzioni, coproduzioni e acquisizioni”.

L’Italia resta una voce centrale anche per Comcast, con Sky. “Negli ultimi dieci anni Sky ha investito in contenuti, produzioni acquisti e diritti, 15 miliardi di cui il 75% in Italia con oltre 11 miliardi e mezzo”, ha spiegato D’Errico. “Fondamentale ora per Sky è l’identità italiana, Quello che si è dimostrato vincente per l’industria creativa è da un lato la qualità e dall’altro la capacità di focalizzarsi su tematiche locali che possono essere interessanti per l’estero”.
Come esempio di prodotti con un potenziale internazionale D’Errico ha citato due film Vision ‘L’ultima notte d’amore’ di Andrea Di Stefano e ‘Adagio’ presentato a Venezia piuttosto che titoli seriali come ‘Call my agent’ e ‘M’ e i due documentari su Sergio Leone e sulle due leggende della Formula1 Villeneuve e Pironi che sono stati acquistati da Hbo.