Cipolletta: Troppo ottimismo sulla lettura di libri

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Vittorio Bo, di Codice Edizioni, racconta i punti critici della lettura di libri in Italia dove i lettori sono sempre pochi, con i giovani a rischio di analfabetismo funzionale.
E propone cosa fare perché “se la
lettura cresce, crescono anche il settore editoriale e la sua economia, di cui potranno beneficiare tutti: editori grandi e piccoli, biblioteche, librerie, lettrici e lettori”.

La nomina del nuovo presidente dell’AIE Innocenzo Cipolletta ha segnato un risveglio di interesse dei giornali sullo stato dell’editoria libraria in Italia (in particolare La Repubblica, 4 ottobre e Corriere della Sera, 13 ottobre), in cui si disegna uno stato di salute del comparto tutto sommato buono, così come si indicano positive le percentuali sui lettori di libri.


Un ottimismo su cui Vittorio Bo, presidente di Codice Edizioni, casa editrice specializzata in editoria scientifica, tecnologica e culturale, e organizzatore di eventi e manifestazioni dedicati alla divulgazione scientifica e tecnologica, non è d’accordo. E così in questo lungo articolo fa chiarezza su alcuni aspetti fondamentali delle condizioni del libro e della lettura “se vogliamo davvero che le condizioni di consumo e piacere degli italiani verso questo oggetto diventino una sana e diffusa abitudine all’altezza del nostro stato di nazione avanzata”.

“Il neo-Presidente dell’AIE, Innocenzo Cippolletta, sottolinea l’esigenza di considerare l’editoria libraria come una vera industria e che il fenomeno della concentrazione in grandi gruppi è logico e benefico, sottolineando peraltro che c’è sempre un 47% degli editori italiani che rimangono indipendenti e che la soglia di accesso a diventare editore si è positivamente abbassata.
Peccato che per un piccolo-medio editore entrare in una libreria di catena è sempre più difficile e che la soglia di equilibrio minimo economico per i propri libri è sempre più messa in crisi da una bassa percentuale di prenotazioni. Misura necessaria forse, perché determinata dall’indice di rotazione prodotto dagli algoritmi di previsioni in tempi sempre più stretti, ma anche dalla presenza degli editori facenti parte del gruppo di appartenenza certamente avvantaggiati e privilegiati nel posizionamento sul punto vendita. Ricordo che in altri Paesi europei o anche negli Stati Uniti non esiste questo tipo di concentrazione di editori, distributori, retailer. Gallimard, o meglio il gruppo Madrigall, ha una rete distributiva (cui si appoggiano anche molti editori indipendenti) ma non ha una catena di librerie, così in UK per Random House, o in Germania per Piper o Suhrkamp.

Libreria
cco Pixabay (Foto di Lubos Houska da Pixabay)

Insomma è evidente che in Italia esiste una criticità profonda in termini di diffusione e tutela della biodiversità culturale (in senso lato). Dato che il mio non vuole essere un intervento solo critico e tantomeno lamentoso, propongo che anche in Italia si crei un sistema positivo e democratico come quello francese di Adelc che dal 1988, anno della sua costituzione ad oggi ha permesso il supporto a 535 librerie indipendenti con un ammontare di interventi pari a 46milioni di euro. I librai vengono aiutati per aperture, ampliamenti o ristrutturazioni dei loro punti vendita con finanziamenti in parte a fondo perduto in parte con impegno al rientro tra i 5 e gli 8 anni dall’ingresso di Adelc.
Sarebbe un benefico e salutare modo per aiutare quella parte del mercato del libro nostrano che spesso vede delle persone dedicate in modo quasi eroico pur di mantenere presidi fondamentali per presenza territoriale e culturale, ma che si sta costantemente affievolendo (le librerie indipendenti ormai rappresentano solo il 16,5% del mercato) a causa dei crescenti problemi finanziari e del caro affitti.

Quanto si legge in Italia? Secondo Giuseppe Laterza lo stato della lettura in Italia non è affatto male e sostiene che i lettori italiani sono più dei consumatori di birra. Io non ne sono affatto convinto: l’Istat rileva nel 2019 che più del 50% della popolazione sopra gli 11 anni beve birra, con dati in crescita, mentre sempre I’ Istat certifica uno scarso 40 % di lettori di almeno un libro all’anno, altre ottimistiche stime indicano una celestiale percentuale del 70% se si sommano le guide turistiche e i libri scolasti. Forse per obiettività e spirito di equidistanza sarebbe utile introdurre un librometro, per misurare il grado di lettura, a fianco dell’etilometro.
A parte le battute, le percentuali di lettura in Italia sono tra le più basse del continente, i dati PISA dell’Ocse (matematica, scienze, lettura e ambito finanziario) sugli studenti italiani di 15 anni sono nell’area più debole, la dispersione scolastica nel nostro paese è tra le più alte in Europa (17,5% sul 10% europeo, con il Sud che registra 3 ragazzi su 10 coinvolti in questo drammatico fenomeno ).

Umberto Galimberti afferma che i giovani usano un vocabolario tra le 200 e le 300 parole, sostenendo che con pochi mezzi linguistici la capacità di elaborazione concettuale si riduce sensibilmente.
È vero che assistiamo ad un analfabetismo funzionale indubbio (vedi Maurizio Parodi, ‘Non ho parole. Analfabetismo funzionale e analfabetismo pedagogico’, Armando Editore, 2018). Così come l’interesse nei confronti della lettura sta vistosamente calando tra gli adolescenti, stimolati da altri mezzi ‘spuri’ di lettura digitali, anche se il fenomeno non è solo italiano (vedi National Literacy Trust, Children and young people’s reading in 2023, in cui si evidenzia come tra i giovani 8-18 anni l’abitudine alla lettura sia calata dal 2016 ad oggi del 15.2%. E parliamo di uno dei paesi d’Europa dove storicamente si legge di più).
I neuroscienziati lo spiegano bene: quando si legge un libro il nostro sistema neurale si attiva in modo funzionalmente diverso rispetto ad altri tipi di fruizione di conoscenza, dove siamo più spettatori che attori. Facciamo forse più fatica, impieghiamo più tempo, ma riceviamo e memorizziamo molto di più (vedi Stanislas Dehaene, ‘I neuroni della lettura’, Cortina editore, 2009).

Insomma, il problema dei pochi lettori esiste e bisogna pensare ad interventi di sostanziale e continuativa azione sulla scuola, ma anche a supporti istituzionali per consentire l’accesso alla lettura a tutti, soprattutto per i più giovani, in tutto il paese.
Bisogna pensare ad una sana e positiva pedagogia della lettura, senza schematismi e senza coercizioni, come spesso avviene a scuola. Ma anche gli editori devono fare la loro parte, per il ruolo sociale – oltre che di impresa – che hanno sempre avuto e che oggi ancor di più possono avere.
Il libro è uno dei mezzi meno deperibili della storia, non ha praticamente scadenza: si tratta di farlo vivere per una vita in modo che possa trovare nuova linfa in sempre nuovi lettori.
Nancie Atwell, Global Teacher Prize 2015, ha fondato a Edgecomb nel Maine il Center for Teaching and Learning dove la media di lettura dei giovani al temine del ciclo di insegnamento si attesta sui 30/40 libri all’anno e le loro prestazioni al college sono mediamente superiori ai loro coetanei di alcuni punti (vedi Nancie Atwell, ‘La zona di lettura. Come aiutare i ragazzi e le ragazze a diventare lettori abili, appassionati, abituali, critici’, Loescher 2022). Non possiamo copiare un po’ queste belle esperienze?

L’editoria libraria è il comparto culturale più importante del nostro paese, ma è quello che riceve meno supporti.
Il Fondo Nazionale Spettacolo per il 2023 ammonta a circa € 420 milioni, il fondo Cinema e Audiovisivo a € 720 milioni, mentre sommando Bonus Cultura (App 18) e sussidi alle biblioteche arriviamo a superare di poco i € 230 milioni.
È davvero necessario concentrarsi, tutti insieme, nel promuovere un vero, grande progetto per la lettura nel nostro paese, che necessariamente ha bisogno di investimenti.
L’Istat, nel suo report su libri e lettura in Italia del dicembre 2022, rileva negli obiettivi ritenuti prioritari per la promozione della filiera del libro come primo intervento (46%) le misure di contrasto alla povertà educativa e culturale. Non sarebbe il tempo di rimboccarsi le maniche e intervenire?

Infine, se la lettura cresce, crescono anche il settore editoriale e la sua economia, di cui potranno beneficiare tutti: editori grandi e piccoli, biblioteche, librerie, lettrici e lettori. Ci stiamo?

Il National Literacy Trust è un ente di beneficenza indipendente in Uk che fornisce a bambini, giovani e adulti le competenze di alfabetizzazione di cui hanno bisogno per avere successo.
Spiegano così il perché della loro missione: “L’alfabetizzazione cambia tutto. Ti dà gli strumenti per ottenere il massimo dalla vita e il potere di plasmare il tuo futuro. Apre la porta alla vita che desideri. Ma il basso livello di alfabetizzazione è indissolubilmente legato alla povertà. Negli ultimi 30 anni abbiamo continuato a lavorare con le persone che più hanno bisogno di noi, sostenendo scuole, famiglie e comunità a livello locale e nazionale”.

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