Sgarbi: un’altra rogna per Giorgia Meloni

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Una bombetta mediatica scoppiata per far fuori l’anomalo noto critico d’arte dal ruolo di sottosegretario alla cultura. L’accusa è di conflitto di interesse per consulenze super pagate, comparsate come conferenziere, e uso improprio di servizi del ministero, lanciata dal Fatto, con il ministro Gennaro Sangiuliano nella parte dell’indignato moralizzatore.

Al ministero della Cultura scoppia il caso Sgarbi. Il sottosegretario e noto critico d’arte al centro delle polemiche per i presunti emolumenti ricevuti per consulenze e interventi da conferenziere.

Mentre il M5S ha presentato subito una mozione di revoca, Sgarbi smentisce, annuncia querele e assicura: “Non mi dimetto”.
Ma il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ha già inviato la documentazione all’Antitrust tramite gli uffici del MiC, assicurando che “la questione è ‘all’approfondimento'”.
La soluzione della vicenda spetterà alla premier Giorgia Meloni, che dicono abbia voluto Sgarbi al ministero della Cultura senza immaginare come il geniale uomo di cultura avrebbe potuto fare i conti con il contesto istituzionale e burocratico del Ministero, visto il suo stile trasgressivo e soprattutto i suoi numerosi impegni come consulente e come personaggio molto gettonato del mondo della cultura, come dimostra tra l’altro la nomina ad assessore alla Bellezza del comune di Viterbo.

Tra l’altro non è solo Sgarbi ad essere un sottosegretario anomalo alla Cultura. Anche Gianmarco Mazzi, grande esperto del mondo dello spettacolo, della musica, sei volte direttore del Festival di Sanremo, produttore di spettacoli televisivi, e dal 2017 al 2022 direttore artistico e amministratore delegato della società che all’Arena di Verona gestiva le attività televisive e live all’anfiteatro, è eletto parlamentare di Fratelli d’Italia. Un altro personaggio a rischio di conflitto di interessi, ma sicuramente più prudente del suo collega Sgarbi.

La vicenda

Ma come stanno le cose dopo lo scandalo suscitato dall’articolo del Fatto Quotidiano pubblicato il 24 ottobre, che svela guadagni per “almeno 300 mila euro, solo da febbraio a oggi”?
Il ministro Sangiuliano, interpellato dallo stesso quotidiano sui guadagni di Sgarbi si è detto “indignato”, confermando di aver avviato “una serie di atti che potrebbero avere delle conseguenze”, in particolare con l’Agcm per “verificare una volta per tutte se quell’attività a pagamento è contraria alla legge. A me sembra di sì”.
“Lo vedevo andare in giro a fare inaugurazioni, mostre e via dicendo. Ma mai avrei pensato che si
facesse pagare per queste cose”, ha dichiarato il ministro al Fatto. Sottolineando: “del resto si sa,
non l’ho voluto io e anzi, cerco di tenerlo a debita distanza e di rimediare ai guai che fa in giro”.

La replica di Sgarbi

Sgarbi ha replicato tramite il suo legale: “Mai nessun rimborso è stato chiesto dal sottosegretario,
né dai collaboratori del suo Ufficio per le iniziative di carattere ‘non istituzionale'”.
Per quanto riguarda il caso dei guadagni per le attività extra politiche – riscossi direttamente o attraverso società intestate al suo principale collaboratore Antonino Ippolito e alla storica fidanzata Sabina Colle – Sgarbi ha spiegato che tutto parte dalla “violazione fraudolenta di due account di posta elettronica in uso alla mia segreteria, una lettera anonima inviata a istituzioni e giornali complice delle falsità in essa contenute spacciandole per fatti, getta discredito sul mio operato e su quello dei miei collaboratori, con irreparabile pregiudizio sotto il profilo professionale e umano”.
Violazioni confermate a LaPresse dal responsabile della segreteria Ippolito che si è accorto avendo ricevuto una notifica sul pc di una comunicazione non fatta dalla segreteria.
Nel materiale spedito ai media c’era un ampio dossier contenuto nell’account, contratti compresi.
Nella nota Sgarbi respinge tutte le accuse sulla vicenda Fondazione Principe Pallavicino, sulla Pro
Biennale, sui rimborsi, sull’utilizzo del mezzo navale e sulla missione del 15 maggio 2023 ad Arpino.
Tutto dettagliato.

“Se il critico d’arte Sgarbi fa una lezione su Caravaggio non vedo quale possa essere il conflitto di interessi con i Beni Culturali”, ha dichiarato a LaPresse Ippolito. Intanto, come scrive l’agenzia, c’è da registrare che nessuna inchiesta è stata aperta dalla procura di Roma sulle consulenze affidate nel 2022 e nel 2023 al Sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi.

L’indagine a Roma

Ben più spinosa l‘indagine aperta sempre dalla procura di Roma per l’ipotesi di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. Secondo l’accusa il critico d’arte non ha pagato i debiti con l’Agenzia delle Entrate per un totale di circa 715mila euro ed avrebbe “nascosto” al fisco il possesso di un dipinto del valore di 148mila euro per metterlo al riparo da eventuali “ganasce” fiscali.
Scrive l’Ansa che l’escamotage sarebbe stato quello di attribuirne il possesso alla sua fidanzata, che l’avrebbe ricevuto in dono da Corrado Sforza Fogliani.
“Chiarirò anche questo. È tutto in regola”, ha assicurato oggi Sgarbi al Corriere della Sera. Cogliendo l’occasione per ribadire come i rapporti con Sangiuliano siano buoni.
E sull’ipotesi dimissioni: “ho sempre fatto il mio dovere, non vedo da cosa dovrei dimettermi”.