La guerra Hamas-Israele corre in Rete su TikTok e Wikipedia. Tra proselitismo e disinformazione

Condividi

Dallo scoppio del conflitto, evidenzia Reputation Manager, quasi 100miliardi di visualizzazioni sul social cinese e pagine aggiornate migliaia di volte sull’enciclopedia internet. “Ci troviamo nel pieno della ‘social war'”, spiega il ceo Barchiesi

Dopo l’attacco sferrato da Hamas il 7 ottobre, i video sul conflitto israelo-palestinese su Tik Tok hanno raggiunto più di 98,6 miliardi di visualizzazioni. E’ quanto riportato nello studio di Reputation Manager, analizzando le pagine legate al conflitto e gli utenti più attivi, per mettere in luce una guerra di percezione sotterranea combattuta su più fronti, proprio come accaduto con il conflitto russo-ucraino.

Le visualizzazioni dei contenuti sulla guerra, taggati con diversi hashtag hanno raggiunto cifre esorbitanti: 35,6 miliardi per #israel, #40,5 miliardi per #palestine, 11,6 miliardi per #gaza, 5,7 miliardi per PS, 5,2 miliardi per #hamas.

“Come avvenuto già per il conflitto russo-ucraino, siamo di fronte a una guerra di percezione che si combatte anche sui social network”, ha evidenziato Andrea Barchiesi, fondatore e CEO di Reputation Manager. “Accanto all’informazione dei mass media, scorre un racconto parallelo, spesso sotterraneo, estremamente frammentato e incontrollato. Un teatro fatto spesso di disinformazione, di contenuti pericolosi e anche illegali, che deve essere posto sotto attentissima osservazione”.

Andrea Barchiesi
Andrea Barchiesi

TikTok tra proselitismo e disinformazione

Ad oggi i video sul conflitto israelo-palestinese su Tik Tok hanno raggiunto 98,6 miliardi di visualizzazioni. Si tratta di migliaia di filmati.
Lo scenario, in questo enorme flusso di informazioni, rileva l’analisi, è estremamente frammentato e alcuni contenuti destano particolare preoccupazione. Il social cinese è utilizzato per rilanciare le immagini della guerra, ma non solo.

I filoni di comunicazione sono molti. Uno estremamente inquietante riguarda la pubblicazione di una serie di filmati che propongono parallelismi tra lo sterminio nazista degli ebrei e la situazione attuale degli israeliani. Sembra esserci una regia, i filmati sono postati da utenti diversi ma hanno la stessa struttura, stessa sequenzialità di immagini, stessa musica di sottofondo.

Un altro trend è quello “didattico”, se così si può definire, con il canale viene utilizzato per spiegare il conflitto fin dalle sue origini. Sono moltissimi i tiktok che titolano “la questione israelo-palestinese in 2 minuti” e simili. La necessità di estrema sintesi imposta dal canale, si presta spesso alla semplificazione, alla veicolazione di informazioni errate fino ad arrivare alla vera e propria manipolazione della realtà dei fatti. Ad esempio, gira parecchio un’immagine sulla spartizione dei territori intorno alla Striscia di Gaza, che è però un fake.
C’è poi il trend di quelli che potremmo definire “gli influencer della guerra”, ovvero account che postano ricorsivamente sempre lo stesso genere di video – come le immagini dei bambini vittime della guerra – per aumentare l’engagement dei loro canali.

Wikipedia: acceso terreno di scontro idelogico

Su Wikipedia sono presenti diverse pagine dedicate al conflitto israelo-palestinese, la più datata risale al 2002. Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre, sono state create altre pagine.
Una di queste (2023 Israel-Hamas war) è stata creata proprio il 7 ottobre alle 06.22, soltanto venti minuti dopo l’attacco. L’attività sulla pagina è altissima. Al 25 ottobre conta infatti 3.8 milioni di visualizzazioni, è stata visitata da 253.522 utenti, ha subito 7.332 modifiche ad opera di 770 autori.
È sottoposta come “osservato speciale” (secondo la definizione di pagine particolarmente attenzionate sul canale) al monitoraggio di 478 utenti e riporta 65 rollback, ovvero è stata riportata 65 volte allo status precedente dopo una modifica. Sono dati che ci raccontano come la pagina stessa sia un terreno di scontro ideologico.

Anche la pagina italiana ‘Conflitto Gaza Israele del 2023’, visualizzata 112mila volte presenta un’attività di editing piuttosto elevata, dal giorno della sua creazione l’8 ottobre alle 12.21 ha ricevuto (al 25 ottobre) 141 modifiche da 48 autori e due rollback.

L’attacco di ottobre ha riacceso l’interesse anche sulle pagine pre-esistenti. La più datata, ‘Israel -Palestinian conflict’, creata il 27 marzo 2002, 21 anni fa, ha un totale di più di 16 milioni di visualizzazioni e in media 5,3 mila visitatori giornalieri. Significativo il fatto che nell’ultimo mese sia stata vista più di 4,3 milioni di volte da 181.265 utenti, con una media di visitatori giornalieri che arriva a 6.042.
Nel corso degli anni la pagina ha subito ben 8.367 modifiche da 2.681 autori, 1426 rollback, solo nell’ultimo mese 62 modifiche, ed è tra gli osservati speciali di 1.003 utenti che la monitorano.
Per questa pagina sono presenti nei registri pubblici di Wikipedia 19 segnalazioni di criticità (come modifiche alle impostazioni di protezione, modifiche alla visibilità di alcune revisioni), più o meno una all’anno.

Anche la pagina italiana più datata, creata nel settembre 2006, ‘Conflitto israelo-palestinese’ ha subito in questi ultimi giorni un accesissimo ritorno di interesse: su 916.334 visualizzazioni totali, solo nell’ultimo mese se ne contano 577.585, ovvero il 63%. A fronte di 302 visitatori giornalieri in media, nell’ultimo mese il numero di utenti che ha visualizzato la pagina è triplicato arrivando a 24.020, quindi una media di 800 visitatori al giorno. Su 190 modifiche totali, 46 sono state effettuate negli ultimi trenta giorni e dei 44 rollback totali, ben 30 nell’ultimo mese, il 68%.

Complessivamente nell’ultimo mese le pagine Wikipedia relative al conflitto hanno registrato 9,9 milioni di visualizzazioni e subito più di 1000 modifiche. Guardando solo le pagine create dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre, le visualizzazioni sono 3,9 milioni, il 39% del totale, e le modifiche sono 911, ovvero l’82% delle modifiche totali subite da tutte le pagine esistenti sul conflitto (che vanno dal 2002 al 2023).

“Questi dati sono una chiara fotografia del fatto che ci troviamo nel pieno della ‘social war’, la conclusione di Barchiesi, un interesse e un’attività così alti come quelli registrati oggi non hanno precedenti. Il mondo è profondamente cambiato e bisogna fare i conti con questo nuovo scenario.”