AI, Urso al summit di Londra: norme per ridurre rischi. Serve allenza globale come su clima

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Alla due giorni in programma da Bletchley Park, attesa anche la premier Giorgia Meloni

“Siamo di fronte a una rivoluzione industriale che è anche una grande sfida”. Sono le parole con cui il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha definito l’intelligenza artificiale.
Collegato da Londra, Urso sta prendendo parte al primo summit globale sulla nuova tecnologia in programma – l’1 e il 2 novembre – nella capitale inglese.
Un appuntamento fortemente voluto dal premier britannico Rishi Sunak che sta registrando la partecipazione di esperti, dei rappresentanti dei colossi di internet e leader politici, tra cui anche Giorgia Meloni, attesa per la chiusura dei lavori.

Londra “inizio di un percorso”

Secondo Urso l’AI offre grandissime opportunità e grandissimi rischi. “E’ la sfida più importante e significativa che abbiamo davanti a noi”, ha spiegato. “Dobbiamo affrontare la fantascienza che diventa realtà, il dominio possibile della tecnica sull’uomo”.
E, in quest’ottica, l’appuntamento di Londra è “l’inizio di un percorso di coinvolgimento di altri continenti per giungere a quello che noi auspichiamo: a una nuova alleanza globale, come per il clima, anche sulle regole e le tutele da adottare in risposta alla sfida dell’Intelligenza artificiale”.

Cittadini consapevoli

“L’Italia vuole essere al centro di questa sfida con la nostra visione antropocentrica”, ha aggiunto, ribadendo come l’idea sia quella di mettere “al centro la persona, i suoi diritti e le sue libertà”, con una “etica dell’algoritmo”.
“Il diritto deve prevenire rischi noi dobbiamo preparare il contesto e tutelare i diritti dei cittadini. Dobbiamo realizzare una alfabetizzazione di massa, rendere consapevoli i cittadini italiani, europei e del mondo su come confrontarsi e riconoscere l’intelligenza artificiale”, ha aggiunto.

Europa, Usa e Cina a confronto

Urso ha guardato alle più recenti mosse della politica americana sul fronte dell’Ai. Per governare il fenomeno dell’intelligenza artificiale, la sua idea, occorre prevedere, come ha fatto il presidente americano Joe Biden e come sta avvenendo in ambito Ue, “normative vincolanti sui sistemi complessi che assicurino un’adeguata analisi preventiva dei rischi e di possibili attività di mitigazione, l’individuazione delle responsabilità degli attori coinvolti, il rispetto della proprietà intellettuale e della privacy”.

“Vogliamo realizzare una legge quadro sull’intelligenza artificiale e sulle frontiere della tecnologia che sarà in sintonia con il regolamento europeo”, ha spiegato il ministro, senza risparmiare cricihe all’Ue.
“L’Europa è indietro sugli investimenti in intelligenza artificiale. Investiamo un decimo di quanto investono gli Stati Uniti. Dobbiamo recuperare”. La necessità di recuperare il “ritardo” riguarda anche la Cina, che, secondo il ministro “va ingaggiata” sul questo tema tecnologico, così come su altre questioni globali, dal clima alla “tutela dei diritti della persona”.

Il prossimo G7

Urso ha infine ricordato che l’Italia avrà un ulteriore ruolo chiave “presiedendo il prossimo G7 sull’IA”: destinato a definire “un codice di condotta” ad hoc da sottoporre alla comunità internazionale.
“L’Italia proporrà un salto di qualità facendo seguito a quanto ha già proposto la presidenza giapponese con l’Hiroshima Al Process per configurare il sostegno alla innovazione con le esigenze della sicurezza”. Per Urso l’approvazione lunedì scorso del codice di condotta e dei principi guida per gli sviluppatori “è un passo nella giusta direzione”. Al tempo stesso, secondo il ministro, “la cooperazione internazionale nella regolamentazione dell’IA è sempre più fondamentale per evitare una frammentazione normativa che potrebbe ostacolare l’innovazione”.