L’intelligenza artificiale “può essere considerata come la più grande sfida intellettuale, pratica e antropologica di quest’epoca” e “non solo”. A dirlo Giorgia Meloni, durante una riunione del Comitato interministeriale per la transizione digitale (Citd), che la premier ha presieduto a Palazzo Chigi.
Un’occasione nella quale Meloni ha ribadito il suo punto di vista sulla nuova tecnologia – tra speranze e perplessità – guardando alle iniziative che con il suo esecutivo vuole mettere in campo, in particolare in vista del prossimo G7 a guida italiana.
Il lavoro del governo
“Credo sia opportuno fare il punto sul lavoro che il governo sta portando avanti, nel suo complesso e attraverso le sue diverse articolazioni, per rispondere alle enormi sfide che ci vengono poste dall’Intelligenza Artificiale, o meglio ancora dalle Intelligenze artificiali, dato che ce ne sono diverse che vengono applicate in modi diversi e in molti settori della nostra vita”, ha detto Meloni.
Con lei il vicepremier Antonio Tajani (in video collegamento), ministri Adolfo Urso, Orazio Schillaci, Roberto Calderoli, Raffaele Fitto, Paolo Zangrillo, i sottosegretari Alfredo Mantovano, Alessio Butti, Andrea Delmastro Delle Vedove, il presidente dell’Anci Antonio Decaro, il segretario Generale della Presidenza del Consiglio Carlo Deodato. Partecipano al Comitato, inoltre, Padre Paolo Benanti e il vicepresidente dell’Upi Angelo Caruso.
“Ci stiamo muovendo. Per esempio, è in fase di costituzione un fondo specifico per sostenere le start up italiane del settore”, ha spiegato, condividendo l’opinione del sottosegretario Butti sulla necessità di far nascere “campioni nazionali anche in questo campo, nel quale possiamo essere all’avanguardia, purché si lavori sul tessuto produttivo e industriale, per essere all’altezza della sfida a livello globale”.
Il peso dell’AI
L’intelligenza artificiale, ha sottolineato ancora Meloni, “è destinata ad incidere marcatamente sugli scenari geopolitici e sugli equilibri attuali, banalmente perché è una tecnologia che può garantire a chi la gestisce e la utilizza un vantaggio competitivo. Esattamente come è successo, e succede ancora, per altre tecnologie, a partire dall’energia. La storia ci ha insegnato che dalla competizione per procurarsi quel vantaggio e dalle differenze tra chi ha raggiunto quel vantaggio e chi resta indietro possono nascere tensioni, se non addirittura conflitti”.
Evitare interferenze
“L’avvento dell’intelligenza artificiale avrà inevitabilmente anche un impatto sui nostri sistemi democratici, la sfida sarà evitare interferenze in un mondo in cui non sarà facile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è”, ha detto ancora, secondo quanto riporta Ansa.
“Le applicazioni di questa nuova tecnologia ha sottolineato la premier, possono generare grandi opportunità in molti campi ma anche portare con sé enormi rischi. Credo anche che per noi sia più facile vedere le opportunità che prevedere i rischi, anche perché ci troviamo di fronte a un progresso che va molto veloce e che spesso supera la capacità della politica di mantenere il passo.
I rischi per il lavoro
“Siamo di fronte ad una grande rivoluzione, diversa da quelle che ci hanno preceduto, per la velocità e l’impatto che può avere sulle nostre vite e sulle nostre società, collettivamente intese.
L’intelligenza artificiale cambia il modo in cui facciamo le cose, esattamente come è accaduto con l’energia elettrica o con la rivoluzione industriale. Ma, rispetto al passato, l’intelligenza artificiale prefigura un mondo in cui il progresso non ottimizza le capacità umane, ma le sostituisce. E se in passato questa sostituzione riguardava soprattutto il lavoro fisico, in modo che le persone potessero dedicarsi a lavori di concetto, ora è l’intelletto che rischia di essere sostituito, e questo riguarda anche i lavoratori altamente qualificati. Credo che correremmo dei rischi enormi se considerassimo questi ambiti come zone franche senza regole. Rischiamo di avere nel mondo del lavoro molte persone e professionalità che non saranno più necessarie. Abbiamo visto qualcosa di simile con la globalizzazione, che ha portato a una verticalizzazione della ricchezza e a una sofferenza della classe media, che si è impoverita.
La mancanza di controllo delle catene di approvvigionamento fondamentali ci ha fatto scoprire, quando sono arrivati gli shock, che c’era stata una sottovalutazione dei rischi, ai quali quindi non eravamo preparati”.
I rischi sociali
“Noi dobbiamo evitare che aumenti il divario tra i ricchi e i poveri, che scompaia la classe media e che in definitiva l’impatto dell’intelligenza artificiale sia più negativo che positivo sulle nostre vite e sulle nostre società”.
Meloni ha citato la Rome Call for A.I. Ethics, “un documento per un approccio etico all’intelligenza artificiale” della Santa Sede.
“Tra le nostre priorità, ha ricordato, c’è quella di fare in modo che l’IA sia incentrata sull’uomo e controllata dall’uomo. Dobbiamo lavorare per garantire delle barriere etiche all’Intelligenza artificiale e dare applicazione pratica al concetto di algoretica, ovvero dare un’etica agli algoritmi”.
Il G7
“Noi abbiamo come Italia un’occasione, perché nel 2024 saremo presidenti del G7”, ha ricordato infine Meloni.
“Abbiamo già annunciato che tra le attività intendiamo tenere anche una conferenza internazionale sul rapporto tra intelligenza artificiale e lavoro. Una materia sulla quale dobbiamo coinvolgere gli attori privati, perché costruire una governance dell’intelligenza artificiale non vuol dire lavorare contro le aziende, ma dialogare col mondo privato in un mondo in cui gli interessi pubblici e privati, entrambi legittimi, non sono sempre sovrapponibili e a volte sono in contrasto”.



















