L’odio antisemita sfrutta l’IA. TikTok rischia grosso. Il solito menefreghista. Perché cambia la narrazione cinese. Transizione ecologica: chi è più influente? La nuova televisione. No, tu no.

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Il nuovo editoriale di Storyword*, una sintesi ragionata delle notizie più significative apparse sui media, nazionali ed internazionali, sull’informazione e la comunicazione nell’epoca digitale. Con attenzione ai fatti più rilevanti della comunicazione politica, fake news, censura.

L’odio antisemita sfrutta l’I.A.

Gli estremisti di destra stanno approfittando delle tensioni in Medio Oriente e degli sviluppi dell’intelligenza artificiale per diffondere ulteriormente l’antisemitismo. Secondo gli esperti che monitorano il fenomeno online, i gruppi antisemiti sfruttano la tecnologia per creare immagini e audio con lo scopo di colpire la comunità ebraica. La CNN ha raccontato che, pochi giorni dopo l’inizio del conflitto, l’FBI e il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale hanno evidenziato il pericolo relativo alle minacce contro le comunità ebraiche, musulmane e arabo-americane, osservando che l’antisemitismo e il sentimento anti-islamico “permeano molte ideologie estremiste violente e rappresentano il motore primario per gli attacchi di estremisti violenti”. A partire dal 7 ottobre, gruppi d’odio online hanno sfruttato forum di estrema destra come “4chan” per celebrare gli attacchi antisemiti, promuovendo ideologie razziste, attraverso post che sono arrivati anche su altre piattaforme, tra cui Meta e YouTube. A nulla sono serviti gli sforzi per eliminarli e, in alcuni casi, sono state fornite le istruzioni per generare questi contenuti. Oltre agli strumenti per generare immagini, hanno utilizzato l’I.A. per creare audio, in grado di imitare la voce di persone reali, che mettessero in dubbio le dichiarazioni ufficiali sulla guerra. Parallelamente ai mezzi tecnologici, gli estremisti di destra stanno adottando anche tattiche più tradizionali, come i volantini. L’antisemitismo non è l’unica forma di odio che ha visto un’impennata negli Stati Uniti dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas: il Dipartimento di Sicurezza Nazionale ha evidenziato casi di violenza anche nei confronti della comunità musulmana. Emerge quindi la difficoltà di mediare l’odio online e offline, considerando le nuove strategie adottate dai gruppi estremisti, e la necessità di riflettere sulle potenzialità dell’intelligenza artificiale.

TikTok rischia grosso

TikTok sta affrontando quella che gli stessi manager della piattaforma considerano forse la più grande crisi in USA, in quanto accusati di favorire contenuti pro-Palestina e antisemiti. Come raccontato dal Wall Street Journal, tra alcuni politici ed imprenditori americani si è diffusa la sensazione che TikTok, dallo scoppio della guerra in Medio Oriente, non abbia garantito una corretta moderazione e gestione dei messaggi condivisi nella piattaforma. Come prevedibile, alcuni politici a Washington hanno voluto sfruttare l’occasione per rinnovare l’invito a vietare l’app negli Stati Uniti. Per rispondere a questa minaccia, TikTok ha deciso di passare ad una strategia di comunicazione maggiormente aggressiva rispetto al passato al fine di contrastare una narrazione considerata denigratoria ed ingiusta che influenza inevitabilmente, anche quando non supportata da concretezza, l’opinione pubblica compromettendo la reputazione aziendale. Tutte le piattaforme di social media sono state inondate di disinformazione, contenuti cruenti e propaganda da quando il conflitto è scoppiato all’inizio di ottobre, ma TikTok, in quanto piattaforma di proprietà cinese e principale fonte d’informazione per molti giovani, ha ricevuto maggiore attenzione da parte delle autorità. “C’è una falsa narrazione che i dati disponibili al pubblico semplicemente non supportano”, afferma un portavoce di TikTok secondo quanto riportato da Axios. “Abbiamo pensato che fosse importante mettere le cose in chiaro”, motivo per cui la piattaforma ha deciso di rendere pubbliche le azioni messe in campo per contrastare e prevenire la disinformazione. Questa crisi sta mettendo alla prova l’operazione di lobbying di TikTok a Washington, che quest’anno ha speso 7,4 milioni di dollari raddoppiando il totale dell’anno scorso. Basteranno questi investimenti per allentare le tensioni ed incertezze tra USA e Cina che, come visto con TikTok, si consumano anche in contesti culturali e sociali, oltre che economici?

Il solito menefreghista

In risposta ad un tweet antisemita di Elon Musk, un gran numero di inserzionisti ha sospeso la propria attività pubblicitaria su X. Come racconta Axios, la piattaforma è molto vicina a un vero boicottaggio di massa: Apple e IBM hanno dichiarato che avrebbero sospeso la loro pubblicità e, poco dopo, sono stati seguiti da Lionsgate, Disney, Comcast/NBCU, Paramount, Warner Bros. Discovery. L’organizzazione no-profit di sinistra Media Matters for America ha pubblicato un rapporto che evidenzia come Apple, IBM, Amazon e Oracle siano tra coloro i cui annunci sono stati mostrati accanto a post di estrema destra. Pertanto, la diffidenza degli inserzionisti nei confronti dei modi in cui i loro dollari potrebbero finanziare i creator che pubblicano contenuti discutibili è sensibilmente aumentata. Musk, che in passato ha accusato gruppi come l’Anti-Defamation League e il Center for Countering Digital Hate di forzare la mano e allontanare gli inserzionisti dalla piattaforma, ha affermato che X Corp “avvierà una causa termonucleare contro Media Matters” e “tutti coloro che hanno cospirato in questo attacco fraudolento alla nostra azienda”. Uno dei problemi di X è la forte dipendenza dagli annunci dei grandi brand, tanto che negli ultimi mesi Musk ha cercato di diversificare l’attività per sopperire ad un eventuale crisi sotto questo aspetto. Ma non è chiaro il successo di questa manovra e lo stesso Musk non ha rilasciato indicazioni su quanti siano gli introiti dell’app provenienti dagli abbonamenti, nonostante le affermazioni dello scorso marzo secondo cui X potrebbe avere un cash flow positivo nel secondo trimestre.

Perché cambia la narrazione cinese

Dopo anni di propaganda anti America, la narrazione cinese nei confronti degli Stati Uniti sembra essere cambiata. Come riporta un articolo del New York Times, in passato la propaganda di Pechino sosteneva che gli sforzi americani per ridurre le tensioni tra le due superpotenze fossero solo illusori. Oggi, invece, il tono è diverso e lo dimostrano le foto, diffuse da Xinhua (l’agenzia di stampa statale), in cui Xi Jinping mostra un atteggiamento affettuoso verso gli americani (una di queste ad esempio ritrae il leader cinese seduto su un trattore con un agricoltore dell’Iowa). La nuova narrazione ha preso vita in vista della visita, tenutasi la scora settimana, di Xi negli Stati Uniti, ed è nata con l’obiettivo di rassicurare investitori e imprese americane, date le sfide economiche cinesi. Non tutti però hanno sposato la nuova linea, alcuni media statali continuano a colpevolizzare gli Stati Uniti per la tensione nelle relazioni. Dall’altro lato, molti utenti dei social media in Cina sono confusi o divertiti dalla svolta improvvisa, mente diversi commentatori esprimono cautela o pessimismo sulle prospettive di un disgelo con gli Stati Uniti, sottolineando le concessioni a breve termine fatte da entrambi i Paesi per vantaggi strategici a lungo termine.

Transizione ecologica: chi è più influente?

Il ruolo dei media è fondamentale nel modellare gli atteggiamenti delle persone nei confronti del cambiamento climatico. Questa la conclusione dell’ultimo report del Reuters Institute sulle audience del climate change, che confronta il 2022, data alla quale risale il primo studio di questo tipo, con il 2023, candidato a essere non solo l’anno più caldo mai registrato ma anche quello che ci ha dato l’assaggio più amaro degli impatti che il cambiamento climatico avrà sul Pianeta nei prossimi decenni e secoli. Otto i Paesi presi in considerazione, collocati sia nel Nord sia nel Sud del mondo – Brasile, Francia, Germania, Giappone, India, Pakistan, Regno Unito, Stati Uniti –, con l’obiettivo di capire se ci sia stato, in un anno, un cambiamento nel consumo delle notizie sul cambiamento climatico. A livello generale, il campione intervistato ha dimostrato un alto livello di interesse sull’argomento, anche per quanto riguarda gli sviluppi più recenti, ma non emerge una preferenza per una o più soluzioni di giornalismo in particolare. Scendendo nei dettagli, tanti gli spunti degni di nota: un lieve aumento nella fruizione di news sull’argomento, il primato degli scienziati tra le fonti considerate affidabili, la preoccupazione diffusa rispetto alla disinformazione sulla crisi climatica, e un Sud del mondo molto più consapevole rispetto al Nord delle conseguenze di questo fenomeno sulla salute pubblica. La maggior parte degli intervistati, infine, ritiene che ad esercitare l’influenza maggiore sulle decisioni in materia ambientale siano proprio i media. Una responsabilità delicata ed epocale.

La nuova televisione

Oggi, un numero modesto di account domina la produzione della stragrande maggioranza dei contenuti che popolano i social media. E gli altri? Sono ridotti al ruolo di spettatori, pronti ad applaudire e condividere, mentre le curiosità personali trovano rifugio nelle conversazioni private. Questa tendenza sta trasformando i social in una sorta di televisione moderna, un cambiamento trainato soprattutto dall’ascesa di TikTok. Gli inserzionisti e le stesse piattaforme hanno realizzato che il pubblico continua ad amare l’esperienza televisiva, che avvantaggia coloro che riescono a creare contenuti con standard di produzione elevati. Nel 2023, secondo Emarketer, i brand investiranno circa 6 miliardi di dollari nell’influencer marketing, mentre Goldman Sachs stima che il mercato globale di questa attività sia pari a 250 miliardi di dollari. Piattaforme come YouTube e TikTok hanno da sempre fatto dei video il loro cavallo di battaglia, ma ora anche altri social vogliono sfruttare più che mai questa tipologia di contenuto. È un cambiamento che coinvolge anche i veri programmi televisivi e i film, che si stanno dirigendo sempre più verso le piattaforme social. Secondo Daniel Faltesek, esperto di media, la navigazione nei social è simile allo scorrere tra i canali della televisione, solo che ora il nostro telecomando è sostituito dal pollice che scorre sullo schermo del telefono, passando da TikTok a YouTube Short o alle Instagram Stories. Ma cosa riserva il futuro? Come riporta il Wall Street Journal, alcuni credono in una fusione totale tra le piattaforme social e le reti televisive tradizionali. Altri, invece, ritengono che le prime non inghiottiranno l’intero panorama dell’intrattenimento.

No, tu no

Quindici dipartimenti governativi nel Regno Unito hanno monitorato l’attività social di potenziali esperti critici e compilato file segreti al fine di impedire loro di parlare a eventi pubblici. Lo riportaThe Guardian. Secondo le linee guida emanate in ogni dipartimento, i funzionari sono stati invitati a controllare TwitterFacebookInstagram e LinkedIn di determinati soggetti con l’obiettivo di impedire a chiunque abbia criticato il governo negli ultimi anni di parlare a conferenze o altri eventi organizzati dal governo stesso. Lo scorso aprile, ad esempio, Dan Kaszeta – un esperto di armi chimiche – è stato incentivato a non presentarsi a una conferenza dopo che i funzionari hanno trovato post in cui criticava i ministri conservatori e la politica di immigrazione del governo. Almeno due di queste persone considerate scomode hanno attivato Leigh Day, studio legale specializzato in diritti umani, per perseguire un’azione legale contro il governo. Secondo il giornale, si tratta di rivelazioni imbarazzanti per un partito conservatore che afferma di sostenere la libertà di parola. Sul tema è intervenuto un portavoce dell’ufficio di gabinetto, dichiarando che “il governo è impegnato a proteggere la libertà di parola. Stiamo rivedendo le linee guida e le abbiamo temporaneamente ritirate per evitare errori di interpretazione delle regole”.

*Storyword è un progetto editoriale a cura di un gruppo di giovani professionisti della comunicazione che con diverse competenze e punti di vista vogliono raccontare il mondo della comunicazione globalizzato e in costante evoluzione per la convergenza con il digitale. Storyword non è una semplice rassegna stampa: ogni settimana fornisce una sintesi ragionata dei contenuti più significativi apparsi sui media nazionali ed internazionali relativi alle tecniche e ai target di comunicazione, sottolineando obiettivi e retroscena. Per maggiori informazioni: www.storywordproject.com