10 anni di Confindustria Radio Tv. Siddi: media meritano più considerazione pubblica

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All’assemblea generale il presidente Crtv passa in rassegna le sfide che il settore affronta, citando tra tutte pirateria, canone e tax credit.
Gli editori chiedono più risorse. All’evento i saluti istituzionali di Mattarella

Compie 10 anni Confindustria Radio Televisioni (CRTV). L’associazione, che dal 2013 riunisce media tv e radio italiani, rappresentando emittenti pubbliche e private, nazionali e locali, operatori di rete e di piattaforma, ha festeggiato la ricorrenza durante l’assemblea generale, a Roma.

‘Diffondiamo valore’ il titolo dell’appuntamento per il quale sono in programma, oltre all’intervento del presidente Crtv, Franco Siddi, anche quelli del presidente Agcom Giacomo Lasorella, del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e del presidente di Confindustria Carlo Bonomi. 
Tra i presenti anche Giampaolo Rossi, dg Rai e vicepresidente di Crtv, il primo presidente dell’associazione Rodolfo De Laurentiis.

Siddi e i temi caldi per il settore

Lotta alla pirateria audiovisiva, difesa del canone Rai, revisione del tax credit, garanzia di finanziamenti pubblici al settore dell’informazione, tutela del welfare dell’intero settore dei media.
Sono i punti che il presidente Siddi ha messo in risalto nella relazione d’apertura del convegno. “Lavoriamo per il futuro, in un sistema che è già ibrido; e siamo proiettati sullo sviluppo in tutte le piattaforme, per un settore che pesa sia dal punto di vista economico che culturale e sociale”, ha osservato in un passaggio, sintetizzato da AdnKronos, ricordando “i cambiamenti epocali e le innovazioni che hanno attraversato il mondo radio-televisivo in un mercato oramai globalizzato”.

Siddi ha ribadito che “la remunerazione della proprietà intellettuale è un nostro pallino e la sua tutela è indispensabile per la sostenibilità e lo sviluppo di una industria audiovisiva competitiva e di qualità. Ma dati allarmanti ci dicono che esiste un forte fenomeno di pirateria, con circa un miliardo di euro di ricavi persi ogni anno nel settore. Serve apportare una serie di correttivi, fra cui l’adozione di una banca dati unica”. Poi, occorre “ripensare il meccanismo del tax credit e del finanziamento pubblico, consentendo anche ai broadcaster di usufruire delle stesse condizioni previste dalla legge per il cinema”.

Franco Siddi

Servizio pubblico

Il ruolo del servizio pubblico, in questo quadro, “è centrale; ma per svolgere con incisività la sua funzione specifica di tutela del pluralismo e della inclusione sociale, deve essere mantenuto e supportato, non svilito. Il canone – spiega Siddi – è un elemento di trasparenza del finanziamento pubblico, deve essere salvaguardato e adeguato alla missione affidata alla Rai, per un arco di tempo pari almeno alla durata del contratto di servizio; non dimenticando che in Italia, rispetto agli altri Paesi, si paga il canone tv più basso”.

Va salvaguardato anche “il sistema di finanziamento per tutta l’informazione, a partire dalla conferma strutturale delle risorse e ponendo la giusta attenzione al lavoro e alle nuove competenze professionali e al welfare di tutto il sistema dei media, avendo chiaro che gli investimenti nel settore sono oggi estremamente ridotti”, afferma Siddi, riferendo che “un euro investito in produzione audiovisiva ne genera 3,5 nell’economia italiana”.

I numeri del settore

Nel nostro Paese, agiscono 50 canali tv in alta definizione, cui si aggiunge l’offerta complementare di Tv Sat con oltre 100 canali italiani, che salgono a 140 con quelli internazionali, garantendo la presenza anche in quelle aree del Paese dove il digitale fatica ad arrivare.

Nel primo semestre 2023, sono circa 300 i canali tv in Italia e un terzo degli editori trasmette sul digitale terrestre. La televisione lineare mantiene la sua importanza raggiungendo ogni giorno 38,4 milioni di italiani con 321 minuti di permanenza media quotidiana davanti allo schermo.
“La tv e al radio meritano di più nella considerazione pubblica. Oggi – ha avvertito – stabilità e crescita sono minacciate dai colossi digitali, cresciuti operando al di sopra delle norme e forti di un ambito di operatività non regolamentato, senza garantire adeguati livelli occupazionali”.

Confindustria Radio Tv sottoscrive con Cgil Cisl Uil il contratto collettivo per i dipendenti del settore “e in nove anni sono stati fatti ben tre rinnovi, cosa rara nel panorama della contrattazione nazionale del lavoro in Italia: segno di modernità e di consapevolezza”, per un settore che garantisce l’occupazione di 25.000 addetti diretti e altri 90.000 nell’indotto, “cifre assolutamente non confrontabili con quelle delle piattaforme streaming”, ha rimarcato Franco Siddi.

I messaggi degli editori tv

Nel corso dell’incontro sono stati trasmessi anche dei messaggi di saluto da parte di editori e manager tv con gli interventi – in video – di PierSilvio Berlusconi per Mediaset, Urbano Cairo per La7, Marinella Soldi, presidente Rai, e di Alessandro Araimo, ceo di Warner Bros. Discovery Sud Europa.
Intervento video anche per Francesco Dini, di Elemedia, in rappresentanza delle radio che fanno parte di Crtv , e Maurizio Giunco.

Berlusconi: noi editori garanti del pluralismo. Ma in Italia poche risorse

“Sapete benissimo quanto sia stato importante il ruolo della tv e della radio nello sviluppo del nostro paese a livello economico ma ancora di più in termini di evoluzione sociale e di modernità dei costumi”, l’esordio di Piersilvio Berlusconi.
“Oggi in un mondo in cui tutto è diventato global, e noi editori nazionali dobbiamo competere. Anche con i giganti del web, questo ruolo non è venuto meno, anzi, è ancora più importante perché noi con il nostro lavoro dobbiamo essere i garanti della serietà, dell’affidabilità e del pluralismo”.
Questo, ha aggiunto, “vale per l’informazione, ma per tutto ciò che è il prodotto audiovisivo”, per poi sottolineare “che l’Italia è il paese in cui vengono dedicate meno risorse pro capite per singolo abitante e questo è un errore. È un errore, proprio perché oggi il ruolo degli editori veri, che sono garanzia di serietà, è un ruolo fondamentale, oserei dire unico”.

Piersilvio Berlusconi ha messo in evidenza anche il percorso di Mediaset, che oggi, “oltre ad essere costantemente impegnata nel fare l’editore in Italia e in Spagna, sta lavorando a un ambizioso progetto paneuropeo, nella costruzione di un broadcaster europeo, che vuol dire una piattaforma tecnologica e di distribuzione dei contenuti della pubblicità internazionale a cui crediamo moltissimo”.
“Mi fa piacere parlarvi in questo progetto perché è un orgoglio per noi che per una volta sia un’azienda italiana a spingere verso lo sviluppo internazionale e non ad essere acquistata da aziende straniere”.

Cairo: sostenere settore radio-tv, anche con tax credit

Nel suo intervento Urbano Cairo, editore di La7, ha esordito ricordando come l’anniversario di Confindustria coincida anche con i suoi anni alla guida dell’emittente tv, da lui acquistata nel maggio del 2013. “La7 allora era un’azienda che perdeva 100 milioni all’anno, aveva perso per 10 anni di fila. Siamo riusciti piuttosto rapidamente a rimetterla in sesto, a risanarla, non perdendo più soldi”, ha evidenziato Cairo. “Tutto senza toccare minimamente l’occupazione, anzi assumendo persone, anche cercando di mantenere un livello di qualità il più alto possibile, con un livello di qualità giornalistica elevato”, ha evidenziato, accennando ai principali programmi, “di Mentana, Lilli Gruber Di Martedì, Piazza Pulita e tanti altri ancora che stanno arrivando, con un buon favore anche del pubblico, con ascolti crescenti”.

“I broadcaster tradizionali”, ha proseguito Cairo, “hanno mantenuto un livello di ascolto molto importante, pur dovendo fronteggiare una grande concorrenza”, mantengono un “buonissimo livello. Noi come ben sapete viviamo di pubblicità e soltanto di quella”.
Ed “in tutto questo, pur avendo avuto negli ultimi tre anni una situazione sicuramente molto complicata, dalla pandemia alle guerre, purtroppo siamo un po’ l’unico settore che non ha avuto misure di sostegno, come in effetti è accaduto per altri settori contigui al nostro con i tax credit che sarebbero certamente molto giusti anche per programmi che noi televisioni facciamo. Quindi, ha concluso, speriamo che le cose possano sistemarsi visto che c’è un’attenzione da parte del governo anche su questi temi”.

Le richieste di Araimo: regole e un sistema di incentivi

Chiaro e conciso, nel suo videointervento, Alessandro Araimo, ha messo in evidenza il ruolo importante che svolge Confindustria Radiotv, “molto attenta non solo a continuare a difendere gli interessi dei propri operatori, ma anche a stimolare le Istituzioni a un continuo dibattito su temi fondamentali per la nostra crescita”.
Araimo ha messo in evidenza due temi decisivi per il futuro del settore. Il primo è la regolamentazione. “Mai come in questo momento, ha spiegato, quando ci sono limiti molto labili i tra i mercati, è importante garantire a tutti lo stesso sistema di regole che permetta – soprattutto su tematiche fondamentali come la prominence o la difesa della proprietà intellettuale – una certezza di contesto”.
Il secondo ambito su cui Araimo ha richiesto l’intervento delle Istituzioni è “la strutturazione di sistemi incentivanti che motivino tutti gli operatori a continuare a investire nel settore che non deve essere “sopportato”, ma supportato per poter garantire anche nei prossimi anni una crescita che noi siamo in grado di mettere in campo”.

Soldi: da Rai offerta inclusiva, credibile e sostenibile

“Imprese concorrenti che diventano alleate per fare efficacemente sistema: questo è Confindustria Radiotelevisioni: grazie per questi dieci anni!”. Marinella Soldi ha esordito con queste calorose parole intervenendo al decennale dell’associazione. “E buon compleanno dalla nostra azienda, quasi centenaria: la prima trasmissione 99 anni fa, allora Uri ora Rai”.

La presidente della Rai ha messo in risalto la particolarità dell’offerta Rai che è fondamentalmente servizio pubblico e si rivolge ai cittadini e non ai consumatori. “A noi si chiedono un linguaggio, una scelta dei temi, una qualità ed una credibiltà che i player commerciali possono ignorare”.
“La nostra forza – ha rimarcato Soldi – è nei valori che debbono attraversare la nostra offerta: inclusiva, affidabile, credibile, sostenibile”. 
“Innovazione e tradizione: non solo reti generaliste – presidio tradizionale – ma anche l’innovazione RaiPlay”. E inoltre “l’unicità della Rai è anche nella presenza capillare sul territorio: 22 sedi regionali”.
Nel futuro del servizio pubblico, ha scandito Soldi, “non ci può essere che una Rai media company digitale, centrale nella vita degli utenti, anche dei giovani”. 

Gli interventi di Giunco e Dini

Giunco nel suo intervento ha sottolineato che il settore radiotelevisivo locale rappresenta “un importante presidio di pluralismo, grazie al quale i nostri territori così variegati e così diversi fra loro, trovano voce, esprimono la loro identità, amplificano le loro istanze. “Il comparto è capace di mobilitarsi: la tv, in caso di emergenze, con dirette in esterna fino a 10 ore quotidiane, la radio locale con la informazione, allerte, comunicati di servizio di pubblica utilità”.
“Non riesco ad immaginare elezioni amministrative, comunali e regionali senza il settore radiotelevisivo locale. Un patrimonio, un valore, che non può em non deve essere disperso”.

Dini ha sostenuto che “Il dab rappresenta un segmento strategico del futuro di questo settore e dovrà continuare a convivere con la tecnologia FM, ma è il digitale che ha permesso alla radio di moltiplicare e differenziare l’offerta e di dedicare le proprie risorse all’innovazione del prodotto, di adattarsi ad ogni device. È importante, perciò, supportare la transizione verso il digitale attraverso l’adozione dei ricevitori DAB”. A nome del settore ha poi rinnovato la richiesta al governo “di equiparare le proprie aziende a quelle energivore, ricordando che la radio svolge un servizio pubblico essenziale e di interesse generale”.

Mattarella: tv e radio veicoli di innovazione e promozione culturale

Per l’occasione, sono arrivati anche gli auguri del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che in un messaggio ha voluto elogiare il valore dei media.
“La radio e la televisione sono state straordinari veicoli di innovazione e di promozione culturale del Paese e sono finestra dalla quale ognuno di noi può affacciarsi per partecipare alla vita della propria comunità e di quella globale, anche dai nuovi dispositivi mobili che hanno cambiato radicalmente le modalità di fruizione”, ha scritto.

“Nella odierna stagione, caratterizzata dagli straordinari cambiamenti innescati dalle innovazioni tecnologiche, gli operatori della radio e della televisione continuano a offrire una rappresentazione della realtà con professionalità e rispondenza alla verità”, ha scritto ancora Mattarella, sottolineando come “la proposta che viene da ciascun protagonista del comparto concorre alla realizzazione di quel pluralismo di voci e di idee che sostanzia la libertà di espressione declinata in ogni sua forma”.

“Si tratta, ha proseguito Mattarella, di una grande responsabilità e di una grande sfida. L’emittenza costituisce uno dei motori dell’industria creativa e culturale del Paese e assolve a funzioni fondamentali per garantire la vivacità della vita democratica della Repubblica”.
“La ricerca di modelli imprenditoriali sostenibili che sappiano far fronte all’ impatto indotto dalle grandi trasformazioni digitali dell’economia e della società e determinato dai grandi operatori globali – che vede l’Unione europea al lavoro per definire gli opportuni ambiti regolatori – rappresenta una prova per tutti i soggetti coinvolti. Un appuntamento che interpella, altresì, le Istituzioni impegnate a garantire la piena attuazione dei principi richiamati in più parti della nostra Costituzione e in particolare negli articoli 2, 21 e 41”.
“Rivolgo a Lei e a quanti hanno contribuito, nel tempo, alla vitalità della Associazione, espressioni di apprezzamento per l’attività svolta e fervidi auguri di buon lavoro, in vista di nuove mete”, ha concluso.

Sangiuliano: radio-tv determinanti nel ‘fare gli italiani’

Messaggio celebrativo anche da parte del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Le imprese nazionali radiotelevisive e le emittenti locali sono parte rilevante della costruzione dell’immaginario nazionale”, ha scritto.
“Sin dagli esordi nel 1954, la televisione ha avuto un ruolo determinante nel ‘fare gli italiani’ nel senso più cavouriano del termine, esercitando con la sua programmazione una notevole influenza sulla cultura popolare di uomini e donne”, ha sottolineato.
La tv, ha proseguito il ministro, “con alcune trasmissioni ha contribuito fattivamente all’alfabetizzazione dei nostri connazionali e, più in generale, ha permesso la promozione di un sapere diffuso fino a quel momento precluso a molti”.
“Con l’avvento di un nuovo mercato radiotelevisivo, animato da una pluralità di attori, tutto ciò si è moltiplicato in un’offerta più articolata e complessa, dove gli italiani hanno potuto trovare i riferimenti più vicini alla propria sensibilità”. Oggi, ha continuato Sangiuliano, “il sistema è chiamato a rispondere a una nuova sfida, quella dell’innovazione digitale, capace di mettere a disposizione innumerevoli contenuti che necessitano, tuttavia, di un’organizzazione che li renda noti e fruibili al potenziale pubblico di riferimento. Il vostro incontro odierno, ha chiosato rivolgendosi all’associazione, sarà pertanto un utile momento di confronto tra i diversi attori presenti nel sistema radiotelevisivo nazionale per trovare risposte adeguate a ciò che ci attende”.