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UniRai si presenta. A Viale Mazzini nasce l’associazione dei giornalisti con dna a destra

L’obiettivo è diventare un nuovo sindacato dei giornalisti della Rai. Dal 30 novembre è nata la nuova Associazione Unirai, che si occuperà di temi sindacali col proposito di unire tutti i giornalisti del servizio pubblico che non si sentono più rappresentati dall’Usigrai.
Per costituirsi in sindacato, Unirai dovrà essere federata dalla Fnsi o da un altro sindacato, cosa non semplice da espletare.  

Gli obiettivi

L’associazione è stata presentata da Giancarla Rondinelli, giornalista del Tg1, insieme a Umberto Avallone, del Tg3, che hanno spiegato come “UniRai nasce come associazione aperta a tutti i giornalisti del servizio pubblico, libera da ogni pregiudizio ideologico, lontana dalla propaganda politica e saldamente ancorata ai valori costituzionali. Uniti nelle differenze, senza etichette. L’obiettivo è offrire ai colleghi una nuova casa plurale e trasversale per restituire all’informazione del servizio pubblico terzietà e completezza”.
“Al centro del progetto – hanno proseguito i promotori – ci saranno temi fondamentali, come la tutela dei giornalisti,la garanzia dell’autonomia professionale, l’organizzazione del lavoro nelle redazioni, la certezza delle risorse e un giusto equilibrio tra diritti e doveri”.

Gradimento ai minimi per UsigRai

Si è percepito ottimismo e forti aspettative tra i promotori – molti ex di Pluralismo e Libertà e altri ‘cani sciolti’ – soddisfatti per aver riempito la sala da 400 posti, segno dell’interesse suscitato dalla nuova iniziativa che è stata etichettata da molti articoli di stampa come il nuovo sindacato di destra.
In effetti UniRai è emanazione di Pluralismo e libertà, la componente di destra di Usigrai, tanto che punto di riferimento della Associazione è Incoronata Boccia, che è stata la rappresentate nell’esecutivo Usigrai di quella componente, fino alla sua recente ascesa alla vicedirezione del Tg1.
Ma per la verità all’Associazione hanno aderito (si parla già di 300 inscritti) anche giornalisti che, non di destra, sono rimasti molto delusi dall’Usigrai.
Lo storico sindacato dei giornalisti Rai è infatti ai minimi storici in termini di gradimento. A parte loscandalo dell’ammanco di denaro dalle casse su cui c’è una inchiesta in corso, è soprattutto l’assenza di iniziativa sindacale dimostrata negli anni ad essere al centro delle contestazioni.
Bastano pochi esempi per capire la situazione, come l’aver totalmente trascurato il rinnovo del contratto integrativo firmato nel 2009 e scaduto nel 2012: 12 anni passati senza tenere conto degli adeguamenti dei modelli produttivi trasformati dalla rivoluzione digitale. Per non parlare dell’abbandono della redazione di Rai Sport lasciata senza tutele sindacali per oltre un anno.

Se UniRai, come dicono, è anche il riflesso della presa di potere della destra governativa sulla Rai, sarà da capire come si posizionerà per difendere gli interessi dei giornalisti che hanno molte rivendicazioni da fare.
La sua forza contrattuale dipenderà da quanti iscritti riuscirà ad attrarre dall’ Usigrai. Non a caso è partito subito l’invito a inviare mail all’Usigrai per comunicare l’uscita dall’organizzazione a partire dal primo gennaio.

Direttori Rai e politici: chi c’era

Al debutto di Unirai, avvenuto all’Auditorium Due Pini, a Roma, erano presenti direttori e prime donne del centro destra aziendale e politici dell’intero arco costituzionale. Come sottotitolo della serata ‘La Rai che verrà, insieme per il cambiamento’, a fare da filo conduttore del dibattito che si è sviluppato dopo la presentazione.         
Con Francesco Giorgino, ormai gran Maestro di Cerimonie della nuova Rai, a tessere il filo del discorso sono sfilati sul palco tutti i direttori arruolati a destra, come Angelo Mellone, direttore del Day Time, Alessandro Casarin, direttore della Tgr, Francesco Pionati, direttore di Radio Rai, Angela Mariella, direttrice delle Relazioni Istituzionali, Iacopo Volpi, direttore di Rai Sport, Paolo Petrecca, direttore di Rainews, e Paolo Corsini, direttore Approfondimento.
“Il tema del cambiamento è fondamentale e questa governance sta cercando di trasformare la Rai”, ha sottolineato Nicola Rao, direttore della Comunicazione Rai. “La Rai che io sogno è una Rai aperta, inclusiva e plurale in cui i diversi punti di vista si sommino e convivano in un riconoscimento e rispetto reciproco. In questo senso va la richiesta di pluralismo di Unirai”.

A dare il benvenuto alla nuova associazione anche Bruno Vespa, reduce dallo smacco del 6% del suo Speciale sulle mafie che ha fatto sprofondare la rete in prima serata. “Il fatto che l’Usigrai mi abbia costantemente attaccato, mi lascia immaginare che le sue valutazioni siano politiche”, ha detto. “C’è un problema di democrazia rappresentativa”.
Presenti ma in disparte GianMarco Chiocci, direttore del Tg1, che, pur reclamato dai colleghi direttori a salire sul palco, non ha raccolto l’invito. Con lui anche il direttore del Tg2 Antonio Preziosi.

Alla presentazione prime dichiarazioni pubbliche per Davide Di Pietro, appene eletto consigliere nel cda dai dipendenti. “Spero che questa associazione abbia come obiettivi la qualità e l’indipendenza del servizio pubblico, che sono alla base
dell’associazione Rai Bene Comune fondata con il compianto Riccardo Laganà”. “Spero che il nome Unirai voglia unire i dipendenti della Rai”, ha aggiunto, citando come possibili obiettivi comuni “la valorizzazione e il miglior utilizzo delle
risorse interne, il potenziamento delle realtà regionali, la tutela del giornalismo di inchiesta”.
In sala c’erano alcuni consiglieri di amministrazione della Rai, come Alessandro Di Majo, Simona Agnes.

Sul fronte politico, il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ex direttore del Tg2, ha inviato un messaggio per sottolineare come l’iniziativa vada “nel segno del pluralismo e della più ampia partecipazione”. Erano presenti il sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini di Forza Italia, che ha posto l’accento sulla necessità di ascoltare “tutte le voci che contribuiscono a determinare un servizio pubblico migliore e alla sua innovazione”, e Alessandro Morelli, Lega, sottosegretario al Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica.

Folta la rappresentanza dei membri della commissione di Vigilanza, protagonisti di uno dei panel. Sono intervenute le vicepresidenti, la renziana Elena Boschi e la meloniana Augusta Montaruli. Poi Franscesco Filini (Fdi), Maurizio Lupi (Noi moderati) e il forzista Maurizio Gasparri, e ancora Dario Carotenuto, capogrutto del M5S, oltre a Giorgio Maria Bergesio (Lega). Presente anche il Pd, con il capogruppo Stefano Graziano.

Chi fa parte di Unirai

Nel panel di chiusura spazio ad altri membri della nuova associazione, molti ex Pluralismo e Libertà, e alcuni cani sciolti. Da Francesco Palese di Rainews ed Elisabetta Abbate del Cdr del Tg1, fra i principali esponenti di Unirai, affiancati da Maurizio Colantonio, del Cdr di Rai Sport, Andrea Romani, del Cdr del Tg2, Sergio De Nicola, corrispondente per la TgR Puglia, che ha chiesto “una ricognizione della pianta organica nelle testate e reti. Vediamo le risorse che mancano e compatibilmente con la situazione economica cerchiamo di sanare i vuoti”. Un riferimento anche al canone: “ci serve. Facciamo uno spot per spiegare ai cittadini cos’è, cosa finanzia, quanti soldi vanno alla Rai e quanto ad altre realtà”.
E ancora Giulia Di Stefano, della commissione pari opportunità dell’Asr, Stefano Fumagalli, del Tg2, Virginia Iozito consigliera d’opposizione della Fnsi, Antonella Gurrieri della TgR Sicilia, Antonio Ranalli, presidente della consulta degli uffici stampa (Asr).

Redazione PrimaOnline

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