Rai, Soldi: share non più di riferimento. Su Ai ruolo fondamentale per i servizi pubblici

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Serve certezza di risorse, ribadisce in Vigilanza la presidente, indicando che entro gennaio arriverà il via libera al piano industial

Settimana fitta di incontri per la commissione di Vigilanza. Ad aprire il giro di audizioni che tra oggi, 5 dicembre e giovedì 7, coinvolgono i vertici Rai e i direttori Mellone e Ciannamea, la presidente di Viale Mazzini, Marinella Soldi.

Il suo intervento si è aperto con la comunicazione alla bicamerale dell’ingresso – ratificato dall’assemblea dei soci – nel board Rai di Davide Di Pietro come nuovo consigliere, espressione dei dipendenti al posto di Riccardo Laganà “prematuramente scomparso lo scorso agosto”.
Tanti e di estrema attualità per il servizio pubblico i temi su cui è poi intervenuta la presidente Soldi, dal piano industriale, al canone, fino ad arrivare alla questione ascolti, da cui – di fatto – si è chiamata fuori, e la necessità di investire sull’AI.

Gennaio limite per il piano industriale

“Entro gennaio – al limite del tempo massimo – dovrà tassativamente essere approvato un Piano industriale triennale proposto dall’ad”, ha detto la manager.
“Ci sono specifici strumenti finanziari a copertura del debito in scadenza, e per prepararne il rifinanziamento c’è bisogno di un Piano Industriale approvato, si tratta di un requisito essenziale”, ha spiegato, ricordando in sintesi le tappe cronologiche del lavoro svolto per arrivare alla stesura. “Dopo un ampio lavoro di quasi 2 anni, il 13 giugno, ha segnalato, sono state approvate le Linee guida.
E il 23 novembre sono state approvate due delibere fondanti del Piano immobiliare, che del Piano industriale è parte integrante e rilevante”.
Soldi ha citato anche l’approcazione, avvanuta il 25 ottobre, per le linee guida del Piano di sostenibilità “che fa da cerniera tra Contratto di Servizio e Piano Industriale, e che dunque avanza di pari passo con questi”. “Il Piano di sostenibilità, ha puntualizzato, deve essere approvato con il Piano industriale”.

Liberare risorse

“Poco meno di 10 giorni fa il CdA ha approvato due delibere fondamentali del Piano Immobiliare, dopo la delibera iniziale del 21 luglio 2022″, ha ricordato, riferendosi alla riunione che ha approvato la cessione di strutture non più funzionali dal 2026 e l’accordo per gli studi al Portello di Milano.
“Vorrei evidenziare – ha proseguito – che il Piano libera risorse finora immobilizzate su edifici e relativi costi (di manutenzione ad esempio) per poterle investire anche in produzione, creatività, contenuti, competenze. Un cambiamento importante, in linea con le scelte degli altri media di servizio pubblico europei”.

“Nella propria vita se a un tratto anziché guadagnare un tot si guadagna di meno si è costretti a fare delle scelte. In questo senso il Piano immobiliare è volto anche a cercare delle risorse per metterle in ciò che il cittadino percepisce, ossia nel prodotto”, ha quindi ribadito. “E’ una cosa che vedo fare a tutti gli altri servizi pubblici. Del resto, la parte immobile è quella meno dolorosa da lasciare. Questo è un tema molto importante”.

Canone “fonte meno imperfetta”

Non poteva mancare un riferimento al canone che, in base alla prossima Manovra, subirà una riduzione.
“Di pari passo con un Piano industriale triennale da approvare, serve un orizzonte di certezza di risorse di 3 anni, proprio per tracciare strategie aziendale credibili. Una prevedibilità a 5 anni – che è la durata del Contratto di Servizio – sarebbe ancora più auspicabile”, ha spiegato Soldi entrando sul tema risorse. “Ritengo che il canone sia la fonte meno imperfetta tra i finanziamenti perché è universale, cioè da tutti gli utenti, e corrisponde ad un mandato universale, cioè per tutti gli utenti”, ha quindi detto.

“La scelta del modello di finanziamento dovrebbe essere coerente con il valore attribuito ai media di servizio pubblico, in ciascun paese”, ha continuato, segnalando che il servizio pubblico nella sua storia ha “mostrato di servire al progresso del paese e alla coesione sociale, territoriale e generazionale, parlando a ciascuno, senza escludere soggetti fragili e minoranze, e tenendo uniti tutti”.
E, guardando in particolare a questa funzione del servizio pubblico, Soldi ha citato lo ‘European Media Freedom Act’, ora al vaglio del Trilogo (il negoziato che riunisce rappresentanti del Parlamento europeo, del Consiglio dell’Unione europea e della Commissione europea, ndr)
“La proposta di Regolamento europeo per il pluralismo e l’indipendenza dei media, ha evidenziato, riconosce il ruolo chiave dei media di servizio pubblico come pietra miliare di una società democratica. E all’articolo 5 sottolinea la necessità di garantire le risorse finanziarie che devono essere – e cito – adeguate, sostenibili e prevedibili su base pluriennale e devono permettere di sviluppare servizi in linea con i più recenti interessi del pubblico e con le più moderne tecnologie”.

Investimenti sull’AI, risorse e policy

Secondo Soldi il servizio pubblico, in generale, non solo in Italia, non può restare a guardare sul fronte dell’intelligenza artificiale, ma deve necessariamente giocare la sua partita.
“L’Intelligenza Artificiale Generativa, è dirompente e potenzialmente pericolosa. Cresce esponenzialmente: ChatGPT ha raggiunto 1milione di utenti in 5 giorni e 100milioni di utenti nei primi due mesi”, i dati citati per aprire la riflessione sul tema. “Perché dobbiamo interessarci di questo? Perché gli strumenti di intelligenza Artificiale generativa hanno un impatto violento sul mondo dell’informazione”, ha detto. “Durante l’AI Summit di EBU a Ginevra venerdì, Jean-Marc Rickli – del Centro per le politiche di sicurezza – ha affermato che stiamo assistendo al passaggio dalla ‘guerra dell’informazione’, dove lo scopo era controllare il flusso delle informazioni, alla ‘guerra cognitiva’, dove lo scopo è il controllo e il condizionamento della società”, ha continuato. “Non è fantascienza: la guerra cognitiva si gioca sulla disinformazione per manipolare e influenzare emozioni, opinioni e comportamenti assecondando i nostri pregiudizi”.
“Da un lato l’AI generativa – accessibile a chiunque – crea video e immagini manipolati, i cosiddetti deepfake, spesso polarizzanti per intento e contenuto, che sembrano verità e ci disorientano. Dall’altro i social media fanno esplodere questi contenuti, grazie al loro modello di business che si basa sulla monetizzazione delle interazioni. Una tempesta globale perfetta su una scala inimmaginabile, ancora più preoccupante se pensiamo che nel 2024 oltre metà del Pianeta è chiamata al voto. Ed è qui che devono entrare in gioco i servizi pubblici, con assoluta esigenza di presidiare e occupare spazi online e sui social con un’informazione convalidata, di provata veridicità e autenticità”.
“Questo richiede scelte di investimenti in nuove competenze, flussi di lavoro, riorganizzazione, strumenti, policy, continuamente mettendosi in gioco al passo della tecnologia che evolve”, ha esortato.
“La trasparenza dei nostri processi di verifica aiuterà anche i cittadini a sviluppare senso critico per distinguere e decifrare contenuti. Bisogna scegliere di investire in questa direzione”.

Informazione valore strategico. Serve offerta social

Soldi ha quindi indicato la qualità dell’informazione come “valore strategico” per la Rai. “Il modo di informarsi è cambiato da tempo: i dati mostrano come sempre più persone si informino online e sui social network, e come il pubblico spesso dia più credito a influencer o celebrità che ai giornalisti”, ha aggiunto rilevando come il constesto sia sempre in mutamento.
“Il Tg1, ha ricordato, è il telegiornale più seguito dagli italiani; ma anche considerando tutti i Tg Rai, solo 1 su 7 degli under 35 viene raggiunto quotidianamente. Rainews.it ha significativamente migliorato le proprie performance dall’inizio dell’anno, ma ci sono ancora ampi margini di crescita e l’offerta social è tutta da costruire”.

Rispondendo alle domande dei commissari, Soldi ha anche ricordato come “il giornalismo d’inchiesta sia una tradizione, ma si può aumentare, è fondamentale”. “E’ chiaro che va fatto con criterio e si tratta ancora una volta di trasparenza sui dati che si possono utilizzare”, ha affermato.

Nessun commento sui programmi

“Non è mio compito commentare i singoli programmi o parlare di allocazioni di risorse e scelte editoriali”, ha tagliato corto sulla questione ascolti. “Per quello dovrete aspettare l’appuntamento di stasera qui in Vigilanza alle 20”, ha detto, riferendosi all’incontro in programma con l’ad Roberto Sergio e il dg Giampaolo Rossi.

Soldi ha ribadito la sua convinzione di non utilizzare lo share come metro di valutazione. “Non possiamo continuare a credere nella sua centralità, ha spiegato, ma dobbiamo ragionare in ottica di persone totali raggiunte, su più giorni, su diverse piattaforme”.
“La nostra stella polare è il Contratto di Servizio”, ha aggiunto, cogliendol’occasione per ringraziare la Commissione “per il contributo – di lavoro e di dibattito – sui contenuti di tale documento cruciale”. “Credo fermamente che una discussione franca e ampia sui temi del Servizio Pubblico, che coinvolga diversi punti di vista e rappresenti diverse esigenze, sia essenziale e sempre auspicabile”, ha rilevato.

“Si possono avere delle fasce dove lo share dei sette giorni è importante, ma il servizio pubblico viene pagato per fare altri servizi, un lusso che le aziende commerciali non possono permettersi”, ha detto ancora.
“Il tema è sempre quello degli obiettivi: è chiaro che tutti vorremmo programmi che costino poco e abbiano grande successo, ma questa cosa non è sempre possibile”.
“Vi dico solo che ‘Mare Fuori’ stava per essere cancellato perché non c’erano i numeri. Pensate alla Rai senza ‘Mare Fuori’. Prima bisogna sapere cosa si vuole fare, poi si misura”, ha rilevato.

Rai e parità di genere

La presidente Rai ha toccato poi un tema che le sta particolarmente a cuore: quello della parità di genere. “E’ una priorità e una battaglia di civiltà non perché io sono una donna, una Presidente”. “In realtà ciò di cui si parla di meno è quanto dalle pari opportunità e dall’inclusione, dal confronto di elementi diversi, si ottenga un risultato migliore, più completo e ricco: come società, come azienda, nei contenuti e nel prodotto. E’ qualcosa che ho verificato nella mia esperienza, ed è supportato da numerosi studi scientifici. C’è molta strada da fare”.
“La Rai, ha ricordato, chiamando in causa anche il Contratto di Servizio e il compito a “contribuire alla diffusione di una cultura paritaria”, “declina la sua azione su più fronti (on screen, off screen e sul territorio) con iniziative concrete, semplici e misurabili” tra le quali l’iniziativa “No Women No Panel”.