Sergio (Rai) in Commissione di Vigilanza: a gennaio via libera al piano industriale; su ascolti girano fake news

Condividi

Il Piano Industriale investirà in tecnologie che portino efficientamenti, spiega Sergio. Che sul piano Immobiliare aggiunge: “importante step per passaggio a Digital Media Company’

Dopo una serie di rinvii nelle scorse settimane, mattinata di audizione in Commissione di vigilanza per l’amministratore delegato di Viale Mazzini, Roberto Sergio. Con lui anche il dg Giampaolo Rossi.
Piano industriale, trasformazione in media company, i conti e gli ascolti sono stati tra i temi discussi.

Piano industriale di trasformazione

“Quali che siano le effettive risorse di cui Rai disporrà nel prossimo triennio, il piano industriale sarà un vero e proprio piano di trasformazione – ovviamente in proporzione alle risorse”, ha esordito Seergio a proposito del progetto per il futuro della Rai, presentato il 13 e il 19 dicembre in Cda.
“L’obiettivo finale è l’equilibrio strutturale dell’andamento economico-finanziario e la centralità e rilevanza sul pubblico nel nuovo contesto multipiattaforma”, ha spiegato, ricordando che dal 21 dicembre “ci saranno gli incontri con i sindacati, in modo da andare in approvazione a gennaio”.

“Obiettivo del Piano industriale è quello di investire in tecnologie che possano portare ad efficientamenti, a nuove modalità di lavoro, alla valorizzazione delle professionalità interne confermandone quindi il perimetro occupazionale e allo sviluppo di prodotti transmediali per affermarsi nel mercato audiovisivo e culturale”, ha detto in un altro passaggio.
“In sostanza il percorso verso la sostenibilità aziendale – che descrive in sintesi lo scopo del Piano – è declinato nei seguenti punti fondamentali: l’avvio di un processo che, attraverso un programma di investimenti tecnologici, costituisca il fattore abilitante per la trasformazione dell’Azienda in digital media company; l’ottimizzazione del business corrente attraverso l’ottimizzazione dell’offerta e la gestione delle dinamiche dei costi aziendali; la valorizzazione degli asset aziendali con l’ottimizzazione del perimetro immobiliare e la revisione delle partecipazioni”.

“Il piano, ha proseguito, dovrà avere al centro la trasformazione tecnologica, i modelli operativi, il rinnovo del contratto Quadri, Impiegati e Operai, la focalizzazione dell’offerta in chiave user-centric e digitale e che si baserà sull’introduzione di competenze mirate a supporto dell’intero processo trasformativo”.
“In particolare, ha sottolineato, prevediamo con un arco temporale pluriennale, investimenti in tecnologie di produzione, per lo sviluppo dei sistemi e delle infrastrutture a supporto della trasformazione in data driven company, per reti e piattaforme e per il potenziamento del Dab dalla copertura attuale fino al 75 – 80% della popolazione e di diverse tratte in galleria”.

“Dopo 40 anni di storia manageriale non mi sognerei mai di presentare un piano industriale di trasformazione, che consente di uscire da una fase inerziale che abbiamo trovato a maggio e che avrebbe portato il debito finanziario netto a oltre un miliardo, che sia superficiale, perché le domande fatte lasciano intendere che non siano state prese in considerazione tutte le opzioni”, ha rimarcato nel suo discorso.
“Il canone ha avuto varie evoluzioni nella storia e questa straordinaria certezza non l’ho vista negli anni precedenti. Quest’anno la norma non è stata abrogata, si è deciso che il canone scende da 90 a 70 euro più 430 milioni. L’anno prossimo la norma potrebbe essere riconfermata, modificata o si potrebbe tornare alla situazione precedente. Alla fine di tutto questo, la valutazione che abbiamo fatto, aspettando anche di capire come finirà il dibattito parlamentare perché magari alla scopriamo che questa modifica è in termini triennali, è che nel triennio avremo sostanzialmente i valori messi in campo quest’anno”.

Rai-servizio-pubblico-al-servizio-del-pubblico-v4-19-12_compressed

(Qui sopra una presentazione preparata per l’audizione, ma che, per questioni di tempo, non è stata utilizzata)

Piano Immobiliare importante step

Sergio ha citato poi anche “il Piano Immobiliare” e “l’accordo quadro per la nuova sede di Milano”, parlando di “un importante step” per “la strategia complessiva alla base della trasformazione della Rai in una Digital Media Company”. “Questi atti rappresentano un punto di svolta fondamentale per portare la Rai nel futuro, con coraggio e determinazione”.

“L’accordo con Fondazione Fiera Milano – che ricordo è un ente senza scopo di lucro – risolve finalmente la nota e annosa questione dell’inadeguatezza degli insediamenti presenti nella città di Milano”, ha imarcato Sergio, consentendo di accentrare in un unico polo produttivo tutte le attività attualmente distribuite su diversi cespiti, con positivi impatti sulla mobilità e sulla conciliazione vita/lavoro dei dipendenti, sviluppando un centro che andrà a insediarsi nell’area di City Life”.
“Il Piano Immobiliare è un progetto complessivo che coinvolge e rafforza Rai in tutti i territori, a partire da Roma e dalla sede di Viale Mazzini e dal Centro di Produzione ‘Biagio Agnes’ che saranno oggetto di un articolato piano di recupero e ristrutturazione con una riqualificazione progettuale con criteri ecosostenibili, con due nuovi studi a Saxa Rubra. Piano di riqualificazione che coinvolgerà anche il centro di produzione di Napoli” con un “know how sulla lunga serialità e sull’intrattenimento mentre a Torino sono già iniziati i lavori per farne un hub di digitalizzazione del materiale storico delle teche Rai dal 1954 agli anni ‘80”.

I conti

Sergio ha poi guardato ai conti Rai. “L’andamento della gestione 2023 è positivo con un risultato netto consolidato in pareggio. Alla data di maggio, quando ci siamo insediati, l’indebitamento finanziario netto del Gruppo era previsto a fine anno in 650 milioni di euro. Chiuderemo invece il 2023 a 560 milioni, risultato raggiunto grazie a interventi gestionali e alla crescita dei ricavi pubblicitari”.
Una riduzione, ha detto “ottenuta tramite una razionalizzazione dei costi”. “Nonostante gli impatti dell’ulteriore riduzione dei limiti di affollamento pubblicitario previsti per il 2023 – dal 7% al 6% – nelle fasce 6-18 e 18-24, la raccolta pubblicitaria registra un +7% rispetto agli obiettivi di budget”.

Fake news sugli ascolti

Sergio è poi tornato anche sul tema ascolti, contestando il racconto fatto sull’andamento citando dati Auditel. “In queste settimane sono circolate delle vere e proprie “fake news”, che oltre a creare un danno ad un patrimonio comune a tutti gli italiani non rendono merito al lavoro straordinario dei tanti professionisti della Rai”.
“Ad esempio, rispetto a quanto letto di frequente anche nelle ultime settimane circa i dati di ascolto, vogliamo ribadire, anche in questa sede, che, fonte Auditel, i canali generalisti Rai mantengono salda la leadership di ascolti sia da inizio anno che in questa stagione televisiva. Rai Uno, Rai Due e Rai Tre nel periodo autunnale (1 ottobre – 16 dicembre) stanno totalizzando una share complessiva pari a oltre 3 punti in più rispetto ai comparabili tre canali generalisti dei competitor (Rai 30,0% e il il principale competitor 26,7%)”.

“La leadership aumenta ulteriormente nella prima serata, difatti a fronte di uno share del 30,8% di Rai, il gap sale a quasi 5 punti. Primato che si conferma sia per l’intera giornata che per la prima serata anche sull’anno (nel periodo 1 gennaio – 16 dicembre le generaliste RAI sono al 30,4% e il principale competitor al 26,3%)”.

“Complessivamente, dunque non possiamo che essere soddisfatti di questi risultati, ben consapevoli del pochissimo tempo in cui sono stati varati i palinsesti autunnali e il numero di nuove proposte che sono state offerte al pubblico, anche a causa di numerose uscite spontanee di talent – ha proseguito Sergio -. Ovviamente, come in molti altri ambiti e a maggior ragione in quello radiotelevisivo, il processo di affinamento avviene gradualmente e con costanti interventi che richiedono tempo e lavoro, fermo restando che tutte le strutture aziendali sono continuamente impegnate per offrire al pubblico un’offerta di qualità e all’altezza della missione di servizio pubblico”.

Sergio: giornalismo d’inchiesta pilastro informazione

Nell’intervento un riferimento poi al giornalismo di inchiesta. “Genere tanto dibattuto, è un pilastro nell’ambito dell’informazione e della nostra responsabilità. Un’offerta ampia e articolata che abbraccia trasversalmente i palinsesti e le fasce orarie”, ha detto.
Per poi passare ad elencare vari programmi Rai d’inchiesta – oltra a ‘Report’, su cui “molto è stato detto” – come ‘Presadiretta’, ‘Mi manda Rai Tre’, ‘Chi l’ha visto’, le inchieste di Rai News, ‘Indovina chi viene a cena’, e i nuovi ‘Gocce di Petrolio’, ‘Cose nostre’ e ‘FarWest’.

Cultura punto ‘core’

“La cultura è un altro punto ‘core’ dell’offerta della Rai”, ha detto citando in questo caso trasmissioni come ‘Meraviglie’ e ‘Ulisse’, ‘Geo’ e ‘Kilimangiaro’, la diretta dalla Scala e i prossimi eventi dell’Orchestra Sinfonica Nazionale. “Vogliamo precisare che per Rai Cultura non c’è stato alcun taglio del 40% ma, in analogia con le altre Direzioni, è stato richiesto un saving sui costi di funzionamento e un’ottimizzazione ed efficientamento riguardo al prodotto”.

Parità di genere

“La parità di genere è un altro pilastro fondamentale nell’ambito dell’inclusività. Dando voce alle donne e affrontando il gender gap, i media pubblici si ergono come un faro di equità, sfidando gli stereotipi e aprendo le porte ad una rappresentazione rispettosa di tutte le identità”, ha detto Sergio, citando “quanto facciamo e faremo contro la violenza sulle donne, un impegno per noi primario: dalla campagna andata in onda su tutti i nostri mezzi nella giornata del 25 novembre, che continua con i concerti dedicati che trasmettiamo in radio e in tv, il prossimo a maggio in prima serata su Rai2 dall’arena di Verona con una raccolta fondi per il sostegno dei centri antiviolenza. Un impegno quotidiano che si concretizza in programmi come Amore Criminale e Sopravvissute: storie di vita, testimonianze, che obbligano tutti a riflettere e soprattutto, a sapere e conoscere”.

“Permetteteci anche di evidenziare che questo vertice, come anticipato in questa sede nella precedente audizione, rispetto alla convinzione della parità di genere ha valorizzato le professionalità femminili costruendo percorsi che hanno portato la percentuale delle donne Vice Direttori , sia in Testata sia in Corporate, da una percentuale del 34% ante 25 maggio 2023 al 46% attuale. Così come in merito al progetto ’50:50 The Equality Project’ si è passati da 22 programmi a circa 60”, ha concluso Sergio.4