Benanti: importante democratizzazione della tecnologia altrimenti aiuta chi ha più potere

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Tra le sfide con la nuova tecnologia anche quella di bloccare la fuga dei laureati Stem all’estero

L’Italia deve decidere sulla “postura politica che vorrà avere il paese” nei confronti dell’IA: “Ci troviamo in un momento equivalente all’adozione della corrente elettrica che, come l’IA, non serve a fare qualcosa ma cambia il modo di fare tutte le cose. Dobbiamo decidere se vogliamo essere un paese che fa procurement, che cerca cioè dove comprare queste risorse, o un paese che vuole produrre almeno in parte queste risorse”.

Lo ha detto padre Benanti, presidente del Comitato per l’intelligenza artificiale della Presidenza del Consiglio, audito dalla Commissione Lavoro della Camera. Padre Benanti ha fatto l’esempio del settore elettrico dove, ha ricordato, “abbiamo concentrato tutte le capacità produttive dentro quello che chiamiamo un campione nazionale” come l’Enel. Certo, potrebbe comunque non bastare, considerato che i very player del settore sono colossi da trilioni di dollari, “ma nel settore auto, ad esempio, l’Italia non si è mai messa a fare concorrenza alle Cadillac americane: grazie al suo design ha creato le Ferrari. La nostra tradizione umanistica può dire tantissimo sullo stile di design: bisogna mettere in moto quelle parti produttive del paese” . “Tutto questo va vissuto con la consapevolezza che il mondo corre e corre forte”: a Davos, racconta, Mark Zuckerberg ha annunciato che, essendo interessato allo sviluppo dell’IA, ha deciso di raddoppiare i Gpu che possiede, comprandone altri 350mila. Il costo dell’operazione è stato di 10 miliardi, “l’equivalente di un’opera pubblica”.

Ecco, “quando dico Meta non dico neppure una delle sette conglomerate dell’IA, quando parliamo di Meta parliamo di un colosso da meno di un trilione ma che sta subito sotto questa soglia. Ciò nonostante Meta ha raddoppiato il numero di Gpu comprandone altri 350mila”. Mentre noi abbiamo fatto adesso dei supercalcolatori che lavorano con 10-100 mila Gpu.

“Certo, non possiamo competere con Zuckerberg, ma tra quello e dire che non c’è spazio per l’industria italiana” ce ne corre. In questo contesto rientra anche la questione della cosiddetta questione della tecnologia democratica: “è vero che fino ad oggi siamo stati interessati dalla democratizzazione della tecnologia. Ma noi, e sottolineo noi. Altrimenti la tecnologia va in un’altra direzione: aiuta chi c’ha più potere”. Ecco, afferma quindi Benanzi, “recuperare alcune tradizioni del paese su questo ‘addomesticamento’ potrebbe essere una ricchezza del nostro paese”.

Forte impatto sul lavoro. Mercato rischia contrazione

L’impatto dell’IA è quello di una “sfida ad estrema velocità”. A dirlo ancora è padre Paolo Benanti, in commissione Lavoro alla Camera.
“Sull’IA generativa abbiamo già le prime applicazioni industriali”, ha ricordato, che si esplicano, inoltre, “senza regole specifiche che rendono questa corsa ancora più veloce perché non ci sono guard rail che possano indirizzare queste traiettorie”.

Tecnologia mai neutrale

“La storia ci dice che non esistono tecnologie neutrali” e anche per quanto riguarda l’Intelligenza artificiale, l’impatto sul mercato e in particolare su quello del lavoro sarà rilevante, ha ribadito.
Secondo il presidente della Commissione per l’AI voluta dal dipartimento dell’editoria, sono due gli elementi che caratterizzano la proiezione sul lavoro del mercato dell’innovazione: la concentrazione della ricchezza e il fattore di controllo.

“L’innovazione contrarrà il mercato perché solo chi è in grado di potersela permettere andrà avanti e resterà al passo con il cambiamento del mercato: al momento solo 7 grandi player internazionali sono in grado di gestire questa forma di innovazione, hanno tutti una capitalizzazione superiore al trilione di dollari: questo significa grandi agglomerati. E solo questi sono inoltre in grado di fornire strati di controllo diverso” sul lavoro.
“Questo produce che chi aveva la capacità di stare nel mondo del lavoro ora è invece vincolato alla capacità che questi sistemi renderanno necessario per restare sul mercato in maniera profittevole”.

Impatto sui lavori della borghesia

Stando alle sue riflessioni, l’impatto dell’AI sarà “molto più forte sui lavori a più intenso contenuto cognitivo che oggi sono i lavori meglio pagati nella società. Quindi l’aggressione sarà soprattutto su una serie di lavori della borghesia o di chi è capace di acquisire reddito”.
Padre Benanti, sintetizza Ansa, ha spiegato la questione citando il “paradosso di Moravec” secondo il quale un ragionamento di alto livello richiede pochissimo calcolo, ma le capacità sensomotorie di basso livello richiedono enormi risorse computazionali. Come dire: “Una mano robotica che possa aprire una maniglia costa intorno ai 200mila euro. Una calcolatrice che misura una radice quadrata può costare anche meno di un euro. Quindi, nel caso umano, un bambino di 4 anni può aprire la maniglia di una porta ma dovrà avere almeno la terza media per poter calcolare una radice quadrata”.

Laureati Stem preziosi per IA, ma vanno all’estero

Il tema dell’AI va a intersecarsi anche con quello dello spostamento all’estero dei più giovani per trovare lavoro. Nel campo dell’intelligenza artificiale, “da quello che emerge dalle ricerche, la parte più preziosa sono i laureati nel settore Stem”, ha spieato. “Un laureato costa 170mila euro allo Stato e alla famiglia. Ma le ricerche ci fanno capire che in questo momento il comparto italiano non riesce ad assorbire questi lavoratori, non ci sono posti di lavoro per loro”.
“Questa prospettiva è importante perché significa che la parte più preziosa per il settore che possiamo produrre in Italia viene assorbita all’estero o trova altre vie di utilizzo. Queste, ha chiosato, sono le sfide che abbiamo davanti”.