Schlein e Conte (Foto LaPresse)

Proposta Pd di riforma Rai: ok da Calenda, Fratoianni e Bonelli; no M5S

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Con un lungo post su Fb della presidente della commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia, i 5 Stelle si smarcano dal tentativo portato avanti da Elly Schlein di arrivare a una proposta unitaria delle opposizioni per una riforma della governance Rai. Disponibile al confronto Carlo Calenda. Disponibili Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

Ma dal Movimento arriva un’indicazione diversa: “Una riforma solo delle opposizioni? Pensare di strutturare una proposta di riforma coinvolgendo esclusivamente le forze politiche di opposizione ci porterebbe ad un nuovo vicolo cieco”, scrive Floridia, forte anche del suo ruolo istituzionale, lanciando un tavolo – degli Stati generali – dopo le europee con tutti i partiti. Maggioranza compresa. Partendo con un lavoro “istruttorio” con una serie di audizioni in commissione.

Uno scarto rispetto al lavorio in atto da parte del Pd per un fronte comune sulla Rai, modello salario minimo. Stamattina Calenda ne ha parlato così: “Ho sentito la segretaria Schlein, noi abbiamo intenzione di presentare una riforma delle governance Rai con due proposte: la prima è che sia una fondazione indipendente a gestirla, secondo noi di nomina del presidente della Repubblica, poi la soppressione della commissione Vigilanza”. Alla ‘buon’ora’, il senso dell’intervento di Fratoianni: “L’opposizione si preoccupa di Rai e informazione e propone pdl e sit in per il pluralismo? Bene, ci siamo, anche perché lavoriamo da almeno 15 anni con movimenti ed associazioni per la libertà di stampa e abbiamo pdl presentate da tempo, l’ultima con Angelo Bonelli nell’agosto scorso”.

Per i 5 Stelle “la pressione politica e partitica sulla Rai non è un fenomeno che nasce con Giorgia Meloni, ma è radicato nei decenni e si è consolidato definitivamente con la legge Renzi approvata dal Pd nel 2015. Meloni sta facendo quello che la legge le consente e che gli altri, ad eccezione del Movimento 5 Stelle, hanno fatto quando erano al governo”, scrive sempre Floridia nel post sui social chiamando in causa il governo Renzi.

Il leader di Iv, da parte sua, già in mattinata aveva messo agli atti: “Sulla Rai Giuseppe Conte ha mostrato il suo volto di stampella al Governo. Conte sostiene apertamente la Rai meloniana perché i Cinquestelle hanno avuto tutto quello che volevano, dalla commissione di Vigilanza fino alla salvaguardia delle trasmissioni che interessano a loro”. E quindi rivolto al Pd, Renzi aggiunge: “Conte è questo. Alcuni genietti del Pd lo considerano punto di riferimento della sinistra, ma in realtà sul Mes o sulla Rai è alleato de facto dei Cognati d’Italia. E lo si è visto ieri quando alla domanda di Fabio Fazio: ‘lei sta con Biden o con Trump?’ non ha risposto. La sinistra in tutto il mondo sta con Biden. Conte no. Cari compagni del Pd, il giorno in cui lo capirete, sarà comunque troppo tardi”.

A Floridia ribatte poi a stretto giro Maria Elena Boschi: “”Spiace ricordare alla collega Floridia che se la legge Renzi era così negativa non si capisce perché Conte non l’abbia cambiata. Con i manager nominati dal centrosinistra non si è mai assistita all’occupazione di queste ore. Ma è interessante che il Movimento 5 stelle difenda anche su questo Giorgia Meloni come già ha fatto su Mes e su molto altro. I grillini sono la vera stampella dell’esecutivo”.

Se Azione e Avs sono disponibili al confronto con il Pd per una proposta di riforma della Rai, non c’è però adesione al sit in lanciato dai dem per il 7 febbraio davanti alla Rai. “Noi -dice Calenda- siamo pagati per fare delle proposte, i sit-in li facevo a 14 anni e ora li fanno i miei figli. Quindi spero sia un momento per fare una proposta, ci saremo se diventa il luogo dove presentare una proposta. Stiamo lavorando a questo”. Perplessità anche da Sinistra Italiana a partecipare a iniziative promosse da altri partiti.

Netta la presa di distanza dei 5 Stelle. Conte: niente sit-in per M5S, basta ipocrisie

“No, caro Pd, il 7 febbraio noi non ci saremo. Se davvero si vuole lavorare con noi per costruire una seria alternativa di governo, di cui l’Italia ha dannatamente bisogno, dobbiamo mettere da parte l’ipocrisia su quelle che sono battaglie sicuramente giuste, come quelle su Rai e libertà di informazione”. Così il leader del M5S, Giuseppe Conte, gela il Pd con un post su Facebook.

“Abbiamo partecipato ai sit-in per la tutela del giornalismo d’inchiesta, a fianco di Report – ricorda -. Saremo sempre a fianco di chi nel nostro Paese difende la libertà di stampa. Ma non ci sembra risolutivo né credibile un sit-in lanciato da un Pd indignato, che chiama a raccolta le altre forze politiche e finge di non sapere quello che tutti sanno da anni, e cioè che la governance Rai è assoggettata al controllo del Governo oltreché della maggioranza di turno grazie alla riforma imposta dal Pd renziano nel 2015. Ai partiti non serve un sit-in, basta impegnarsi seriamente nelle commissioni parlamentari per una riforma”.

“Io stesso, a inizio legislatura – rivendica il leader pentastellato -, ho lanciato l’idea di lavorare, attraverso un ampio confronto in Stati generali, a una organica riforma della Rai, da attuare però nella prossima legislatura, indipendentemente da chi sarà il vincitore. Perché è, ad un tempo, furbo e illusorio imporre un cambiamento normativo al governo di turno, che delle norme attuali si sta avvantaggiando”.

“In Commissione di vigilanza la Presidente Floridia sta lavorando proprio a questo progetto – scrive ancora Conte – , con Stati Generali da tenersi subito dopo le elezioni europee, al fine di promuovere un più ampio pluralismo e una maggiore qualità dell’informazione, rendendo la Rai sempre più digitalizzata e sostenibile, accrescendone la competitività rispetto alle ormai predominanti piattaforme digitali”.

“Mettere da parte l’ipocrisia significa partecipare costruttivamente a questo progetto per pervenire a una riforma quanto più condivisa, che tenga la Rai al sicuro dall’influenza dei governi e delle maggioranze di turno. Combattiamo questa battaglia senza infingimenti. Lanciare allarmi democratici a giorni alterni e prendere di mira il singolo servizio giornalistico non può essere la soluzione. Perché serve solo ad alimentare la reazione di chi oggi può facilmente opporre che – per quanto siano poco commendevoli servizi adulatori dei politici oggi al potere – non sarà facile eguagliare il record dei servizi accortamente confezionati negli anni per soffiare il vento del consenso a favore del Pd”.

“Siamo seri! – scrive ancora Conte – L’amichettismo di destra vale quanto l’amichettismo di sinistra. I cittadini non sono sciocchi. L’allarme democratico lanciato dal Pd per la nomina da parte di FdI del nuovo direttore del Teatro di Roma è appena rientrato: la figura è stata sdoppiata e Pd e FdI avranno, ciascuno, il proprio direttore di riferimento. Questo non vuol dire che io non sia preoccupato: il duo Meloni-Fazzolari non sta dimostrando verso il mondo dell’informazione un’adeguata cultura democratica. Agiscono maldestramente, in maniera ruvida e arrogante, per esercitare influenza politica su quante più testate giornalistiche possibili e, quando non ci riescono, utilizzano armi non convenzionali persino contro noti siti di informazione”.

“Chi davvero vuole cambiare le cose – va avanti l’ex premier – metta da parte l’ipocrisia e lavori ai tavoli istituzionali, dapprima agli Stati Generali e poi nelle commissioni parlamentari. Dimostri lì la voglia di cambiare. Questo vale per la Rai e per gli altri temi che si trascinano da anni e non vanno avanti perché ci mancano i numeri: legge sul conflitto di interessi, regolamentazione delle lobby, riforma della legge elettorale in senso proporzionale con reintroduzione delle preferenze, e così via. Proviamo a cambiare le cose, per davvero. Solo così si batte Giorgia Meloni”, conclude Conte.

Floridia

“Il Movimento 5 Stelle parteciperà al sit in del 7 febbraio? No. Ogni forza politica -sottolinea Floridia sui social- agisce come ritiene più opportuno ma qui il problema è strutturale e va affrontato in sede di riforma, così come va affrontato quello della trasformazione dell’informazione e del contrasto alle fake news”.

Barbara Floridia (foto LaPresse)

Barbara Floridia su Facebook

𝐑𝐀𝐈, 𝐅𝐀𝐂𝐂𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐂𝐇𝐈𝐀𝐑𝐄𝐙𝐙𝐀
Il dibattito che si è scatenato sulla #Rai sembra portarci indietro di almeno vent’anni. È un eterno déjà vu. Da un lato c’è chi è accusato di “occupare” il Servizio Pubblico, e dall’altro chi organizza manifestazioni di protesta. In mezzo c’è sempre chi sbandiera fantomatiche riforme, il famoso “modello BBC”, buono per tutte le stagioni e anche per rilasciare dichiarazioni estemporanee.
Proviamo a fare chiarezza su un tema che è essenziale per il futuro del Paese, perché riguarda un pilastro della democrazia come il Servizio Pubblico, un bene comune da proteggere oggi più che mai, ma su cui si interviene sempre in maniera ideologizzata ed interessata.

𝟏. 𝐋𝐚 𝐑𝐚𝐢 𝐞̀ 𝐓𝐞𝐥𝐞-𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢?
La pressione politica e partitica sulla Rai non è un fenomeno che nasce con Giorgia Meloni, ma è radicato nei decenni e si è consolidato definitivamente con la legge Renzi approvata dal PD nel 2015. Meloni sta facendo quello che la legge le consente e che gli altri, ad eccezione del Movimento 5 Stelle, hanno fatto quando erano al governo. Il dramma è che con Giorgia Meloni le conseguenze della politicizzazione della Rai si vedono anche in termini di ascolti e di affezione del pubblico.

𝟐. 𝐈𝐥 𝐌𝟓𝐒 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐞𝐫𝐚̀ 𝐚𝐥 𝐬𝐢𝐭-𝐢𝐧 𝐢𝐧𝐝𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐏𝐃 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝟕 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨?
NO. Ogni forza politica agisce come ritiene più opportuno ma qui il problema è strutturale e va affrontato in sede di riforma, così come va affrontato quello della trasformazione dell’informazione e del contrasto alle fake news.

𝟑. 𝐔𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐩𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢?
Pensare di strutturare una proposta di riforma coinvolgendo esclusivamente le forze politiche di opposizione ci porterebbe ad un nuovo vicolo cieco. Sarebbe come fare i conti senza l’oste. Riformare e tutelare il Servizio Pubblico deve essere un interesse condiviso e serve la partecipazione paritaria di tutti. In commissione di vigilanza sì è avviato anche su mia iniziativa un percorso condiviso, che vede d’accordo e coinvolte tutte le forze politiche. Abbiamo iniziato un lavoro di consapevolezza e confronto con il coinvolgimento di esperti, società civile, stakeholder. È lì che i partiti devono fare il sit-in, nel senso di sedersi e confrontarsi all’esito di un percorso di studio e di approfondimento che è indispensabile e che è nostro dovere svolgere anche se non ci porta sulle pagine dei giornali.
Dopodiché la sintesi sarà più semplice e così il lavoro che dovrà fare il Parlamento. Sono fiduciosa, la commissione è ricca di persone intelligenti e capaci di mediazioni politiche e confronti culturali che fanno ben sperare.

𝟒. 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥’𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐏𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨?
Il controllo asfissiante dei partiti sulla Rai si contrasta con serietà e nelle sedi più opportune. L’Italia merita una legge che spezzi il legame diretto tra politica e Servizio Pubblico, anche per evitare possibili contrasti con il Freedom Act europeo. Sia chiaro però un punto. Non si tratta solo di una questione di governance ma anche di risorse. Chi parla di “modello BBC” deve anzitutto sapere che il servizio pubblico inglese può contare su risorse infinitamente maggiori di quello italiano. E questo ha conseguenze per tutto ciò che riguarda la qualità dei contenuti, ma anche l’autonomia e l’indipendenza dalla politica.

𝟓. 𝐐𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐢?
Oltre ai consueti strumenti di indirizzo e vigilanza a disposizione dei commissari promuoviamo nella Commissione una serie di audizioni molto puntuali che dovranno condurre i partiti a sedersi attorno a un tavolo e a discutere di una legge organica di riforma che parta dalla prossima legislatura e possa superare definitivamente lo stallo attuale. Gli Stati Generali, dopo questa fase istruttoria, serviranno proprio a questo. Lì destra e sinistra dovranno necessariamente gettare la maschera e dire agli italiani se, al di là di queste schermaglie che contano il giusto, vogliono veramente riformare il Servizio Pubblico o continuare ad alternarsi nel ruolo di “occupanti” e di contestatori. Diamoci questo orizzonte immediatamente dopo le europee. Lì la commissione avrà già svolto un lavoro istruttorio importante e i partiti non avranno scuse per non sedersi al tavolo e fare un discorso serio, organico e soprattutto davvero nell’interesse di tutti i cittadini.