Boom per l’Ai in Italia. Ma il 77% degli italiani teme ripercussioni sul lavoro

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Secondo le stime dell’Osservatorio AI del Politecnico di Milano in 10 anni la tecnologia potrebbe sostituire 3,8 milioni di posti di lavoro

In Italia il mercato dell’Intelligenza Artificiale cresce notevolmente. Nel 2023 segna +52% raggiungendo il valore di 760 milioni di euro. Da qui a 10 anni le nuove capacità delle macchine potrebbero svolgere il lavoro di 3,8 milioni di persone.
Tra le grandi imprese italiane 6 su 10 hanno già avviato qualche progetto di IA.
Sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, presentata oggi.

Un italiano su 4 ha usato ChatGpt

Nel 2023 quasi tutti gli italiani (98%) hanno sentito parlare di Intelligenza Artificiale, e più di un italiano su quattro (29%) ne ha una conoscenza medio-alta. C’è grande interesse, dunque, ma anche una certa confusione: tre italiani su quattro hanno sentito parlare di ChatGPT ma solo il 57% conosce il termine “Intelligenza Artificiale Generativa”.
Un italiano su quattro dichiara inoltre di aver interagito almeno una volta con ChatGPT.

I timori per il lavoro

Ben il 77% degli italiani (+4 punti percentuali rispetto al 2022) guarda con timore all’Intelligenza Artificiale, soprattutto in relazione ai possibili impatti sul mondo del lavoro.
Tuttavia, solo il 17% è fermamente contrario all’ingresso dell’AI nelle attività professionali.

Applicazioni

Secondo la ricerca, la gran parte degli investimenti nel nostro Paese riguarda soluzioni di analisi e interpretazione testi per ricerca semantica, classificazione, sintesi e spiegazione di documenti o agenti conversazionali tradizionali, mentre sono ancora limitati al 5% i progetti di AI generativa.

“Il mercato è in forte crescita”, ha evidenziato Giovanni Miragliotta, direttore dell’Osservatorio. “Nel valutare il reale impatto sul lavoro bisogna tenere in considerazione le previsioni demografiche che, a causa dell’invecchiamento della popolazione, prospettano un gap di 5,6 milioni di posti di lavoro equivalenti entro il 2033. In questa prospettiva, ha continuato, la possibile automazione di 3,8 milioni di posti di lavoro equivalenti appare quasi una necessità per ribilanciare un enorme problema che si sta creando, più che un rischio”.