Cala l’età media del primo accesso in Rete, cresce l’uso social dei bambini

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Il 6 febbraio si celebra l’Internet Safer Day, la giornata istituita e promossa dall’Unione Europea per riflettere sull’uso consapevole degli strumenti tecnologici e sul ruolo attivo che possono avere i giovani utilizzando la Rete, e quest’anno, in occasione della ricorrenza, si registra un calo di età, in Italia, di chi accede alla rete per la prima volta.

Stando ai dati diffusi da Save the Children, è in diminuzione l’età media del primo accesso in rete e il tempo trascorso online, il 40,7% degli 11­-13enni in Italia usa i social media. Diventa, avverte l’Organizzazione, “necessario rafforzare le misure di protezione per i pre-adolescenti e potenziare l’educazione a un uso consapevole e sicuro della rete”.

Se per molti ragazzi stare in Rete, scambiarsi contenuti e messaggi, rappresenta un elemento di apertura al mondo, le rilevazioni sugli adolescenti di 11, 13 e 15 anni, mostrano che il 13,5% del campione fa un uso problematico dei social media e il 24% dei videogiochi, segnala Save The Children. Si abbassa inoltre l’età delle vittime di adescamento online, il 9% ha meno di 10 anni. Per questo Save the Children sottolinea l’urgenza di creare ambienti digitali sicuri per bambine, bambini e adolescenti e di affrontare opportunità e rischi della rivoluzione in atto”.

L’Organizzazione, in particolare, evidenzia la necessità di prestare la massima attenzione ai trend di abbassamento dell’età media nell’utilizzo delle tecnologie digitali e all’aumento del tempo medio trascorso on line da parte dei più giovani, soprattutto dopo la pandemia. Nonostante la legge preveda che un utente possa avere accesso ai social media solo dopo aver compiuto 13 anni, l’indagine diffusa da Save the Children indica che la realtà mostra una presenza massiccia di preadolescenti che hanno aperto un profilo indicando un’età maggiore o hanno usato quello di un adulto, spesso un genitore più o meno consapevole: il 40,7% degli 11­-13enni in Italia usa i social media, con una prevalenza femminile (47,1%) rispetto a quella maschile (34,5%).

I minori utilizzano le nuove tecnologie, in particolare le app di messaggistica e i social network, in modo sempre più precoce, frequente e intenso. Tra i più giovani cresce sempre di più il tempo trascorso online, soprattutto dopo la pandemia: in Italia utilizza internet tutti i giorni il 78,3% degli 11-13enni, il 91,9% degli adolescenti nella fascia 14-17 anni e il 44,6% dei bambini tra i 6 e i 10 anni. Nella fotografia dell’Italia digitale si abbassa sempre di più l’età in cui si possiede o utilizza uno smartphone, mezzo di elezione per connettersi, con un aumento significativo di bambini tra i 6 e i 10 anni che, dopo la pandemia, utilizzano il cellulare tutti i giorni: dal 18,4% al 30,2% tra il biennio 2018-19 e il 2021-22. L’89,2% di 11-17enni utilizza il cellulare tutti i giorni.

La giornata dei più giovani ruota in gran parte attorno all’universo del digitale, amicizie comprese, ed è qui che bambini e adolescenti costruiscono anche la propria identità. Gli adolescenti tra i 14 e i 17 anni sfruttano la connessione per diverse attività: la messaggeria istantanea, ovvero lo scambio in tempo reale attraverso WhatsApp, Messenger, Viber e altro (93%), guardare i video (84%, in crescita), frequentare i social media (79%), videogiocare (72,4%), fare acquisti online (28%), ma anche per leggere notizie (37%), svolgere corsi online
In questi luoghi virtuali, prosegue l’indagine di Save the Children, i più giovani discutono e si confrontano, ma sono esposti anche a pericoli, dal rischio di bullismo a quello di non comprendere le regole della privacy o le modalità di interazione con gli altri o di subire le scelte degli algoritmi. Nel 2022 nei preadolescenti sembrano infatti in crescita rispetto al 2021 gli atti di cyberbullismo, in particolare tra gli 11 e i 13enni[2] rispetto ai 15enni e le vittime sono più frequentemente le ragazze. A 15 anni si assiste negli anni considerati a un calo del fenomeno e a una riduzione del divario tra maschi e femmine, con una percentuale dell’11,4% per le ragazze e di 9,2% per i ragazzi, complici una maggiore capacità di difendersi dagli attacchi, anche di denunciarli, e una più concreta consapevolezza dei propri atti.

Se per molti ragazzi stare in Rete, scambiarsi contenuti e messaggi, rappresenta un elemento di apertura al mondo, di fuoriuscita dall’isolamento con la possibilità di scoprire nuovi interessi e condividerli, per altri l’esposizione in Rete produce ansia o può portare ad una sovraesposizione digitale e ad una vera e propria forma di dipendenza. In Italia, le rilevazioni sugli adolescenti di 11, 13 e 15 anni, mostrano che il 13,5% del campione fa un uso problematico dei social media. Sono soprattutto le ragazze a soffrirne e l’età più critica è quella dei 13 anni: tra le principali motivazioni dell’uso intensivo dei social media c’è quello di scappare da sentimenti negativi.

Secondo uno studio dell’ISS, più del 50% delle adolescenti di 13 e 15 anni hanno dichiarato di aver fallito nel tentativo di stare meno sui social media. Mentre sono i ragazzi a essere più esposti per quanto riguarda l’uso problematico dei videogiochi. In generale il 24% di ragazzi e ragazze di 11, 13 e 15 anni è a rischio, la percentuale sale per i maschi e l’età più critica si abbassa a 11 anni.

I comportamenti a rischio di dipendenza tecnologica, da social media o da gioco online, sono correlati a un aumento dell’ansia sociale, della depressione e dell’impulsività, a un rendimento scolastico scarso e un maggior rischio di sovrappeso o obesità. Uno degli effetti legati alla dipendenza da internet è l’autoisolamento, che può raggiungere le forme più estreme nel fenomeno degli hikikomori, che letteralmente significa “stare in disparte”, e indica coloro che decidono di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi senza avere contatti con il mondo esterno, utilizzando internet e i social network come unici mezzi di comunicazione. Un fenomeno che esplode soprattutto tra i 15 e i 17 anni.

Tra i rischi, uno dei più seri riguarda la possibilità di entrare in contatto con adulti male intenzionati. Se è vero che, come emerge dall’ultimo resoconto della Polizia Postale[4], nel 2023 sono leggermente diminuiti i casi di adescamento online di minori, è anche vero che la maggior parte di questi episodi avvengono in preadolescenza (11-13 anni), età nella quale l’uso dei dispositivi dovrebbe essere fortemente mediato dalle figure adulte. Si abbassa l’età delle vittime: sono sempre più preadolescenti tra i 10 e i 13 anni mentre il 9% ha meno di 10 anni.

I luoghi di contatto tra minori e adulti sono spesso social media e videogiochi online, in cui i cybercriminali sono in grado di manipolare le conversazioni. Di fronte a una vita sempre più online, per bambini e adolescenti cresce il rischio di essere oggetti di attenzioni sessuali da parte di adulti: è proprio la fascia preadolescenziale che, da quanto emerge nel report della Polizia Postale, nel 2023 ha avuto più interazioni sessuali tecno-mediate (206 su 351 casi totali).

Save the Children ricorda che l’Unione Europea ha avviato un processo di definizione e approvazione della Proposta di Regolamento sulla prevenzione e la lotta contro gli abusi sessuali sui minori. In attesa dell’adozione della nuova regolamentazione, è importante estendere la deroga temporanea al Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche (Codice dell’ePrivacy), per evitare che i fornitori di servizi di comunicazione non siano più autorizzati a utilizzare tecnologie per rilevare la circolazione sia di immagini già note sia di nuove immagini di abusi sessuali su minori, né i casi di adescamento di bambini e bambine a fini sessuali, e segnalarlo alle autorità pubbliche.

Raffaela Milano, Direttrice Programmi e Advocacy Italia-Europa di Save the Children, osserva che “l’ambiente digitale rappresenta per le giovani generazioni una straordinaria opportunità di abbattimento delle disuguaglianze e di ampliamento degli orizzonti, ma è necessario che tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti siano accompagnati nella acquisizione delle competenze indispensabili per navigare in rete in modo creativo e consapevole”.

Per questo motivo Milano ritiene “necessario coinvolgere e formare le figure adulte di riferimento, a partire dai genitori e dai docenti, anche sulle nuove frontiere dell’Intelligenza Artificiale. Allo stesso tempo, consapevoli di come l’età media del primo accesso alla rete con la pandemia si sia drammaticamente abbassata, occorre un forte impegno congiunto da parte delle istituzioni e delle piattaforme per prevenire i gravi rischi che i bambini e le bambine possono incontrare on line e consentire loro una navigazione sicura”.(27%) e scaricare ebook (22%).