Rai, Fnsi: ampliare fonti di finanziamento. Serve garantire prevedibilità del canone

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“Ampliare le fonti di finanziamento del servizio pubblico” per garantire una “maggiore capacità di investimenti” nei servizi di informazione e culturali. A suggerirlo la segretaria generale dell’Fnsi, Alessandra Costante, in audizione alle Commissioni riunite Trasporti e Cultura della Camera, nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo correttivo del Testo unico dei servizi di media audiovisivi (Tusma), parlando della questione del finanziamento pubblico alla Rai.

Opportuno conoscere le intenzioni del governo

“Pur consapevoli che si tratta di un argomento non attinente al provvedimento, sarebbe opportuno conoscere le intenzioni del governo sul canone ordinario Rai”, ha premesso Costante.
“Sappiamo che la riduzione del 70% è solo per l’annualità 2024 e che per il prossimo anno l’ammontare torna a 90 euro. Il governo e la maggioranza intendono confermare quanto previsto nella legge di Bilancio 2024, anche alla luce del fatto che il canone italiano è il più basso della media europea”.

Per l’Fnsi, tuttavia, “sarebbe auspicabile per la strategicità che riveste il servizio di informazione per garantire una maggiore capacità di investimenti, ampliare le fonti di finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo non solo garantendo adeguatezza e prevedibilità del canone ordinario, ma anche immaginando di rendere strutturale una forma di contribuzione come quella prevista dalla legge di Bilancio 2019, pari a 40 milioni di euro per ciascuna annualità, finalizzata allo sviluppo della programmazione digitale e alla capacità di fornire contenuti sempre più attraenti e ampliare la diversificazione della presenza sul mercato”.