Ragazzi e digitale: un po’ incompetenti e spaventati dal bullismo

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È incrociando percorsi differenti che spesso si disegnano mappe in grado di disegnare territori ostici.
Sui ragazzi sono molti a cimentarsi: ne misurano disagi, paure, capacità. E cercano risposte.

Così, in occasione del Safer Internet Day, il 6 febbraio, giornata istituita 20 anni fa dall’Unione europea per sensibilizzare sui rischi legati alla Rete, sono uscite diverse ricerche. Telefono Azzurro con il Politecnico di Milano si è occupato dei più piccoli e del loro futuro nel digitale. L’università Cattolica ha presentato i risultati del progetto ySkills, condotto sulle competenze digitali dei 12-17enni europei. L’Osservatorio indifesa ha avviato un’indagine, realizzata da Terre des Hommes con OneDay, sulla generazione Z.

Fra i diversi dati di ySkills, si pone l’attenzione sul fatto che solo il 31% degli intervistati ha reali “competenze informative e di gestione di navigazione”. E più basse sono le capacità di distinguere fra notizia e fake, più alto è il grado di odio espresso online, cui il 74% dei ragazzi ha avuto accesso almeno una volta in un anno.

Ma la fruizione passiva davanti a computer o smartphone prende poi un’altra forma nell’analisi di Terre des Hommes. Partendo da quel 31% di incompetenti cibernetici, si arriva infatti a un 65% di adolescenti (ma è la media: le ragazze sono al 70%) che ha subito una qualche forma di violenza, fisica o psicologica. Non gli è successo ovviamente solo sul web, ma anche a scuola, per strada, in famiglia. Però il 39% del totale vede comunque nella Rete il luogo – dopo la scuola – dove è più probabile essere colpiti.
Colpiti come? Il 56%, sempre secondo i dati di Terre des Hommes, identifica come rischio maggiore il cyberbullismo, e subito dopo (45%) si piazza il revenge porn.

Per difendersi, sei su dieci pensano che bisognerebbe esercitare un maggiore controllo e prevenzione. Ma è significativo anche quel 30% di ragazzi totalmente scettici sui risultati che potrebbe ottenere una regolamentazione.
Anche per questo alla presentazione della ricerca è stato invitato Marco Domizi, che lavora nel centro operativo per la sicurezza cibernetica della Polizia di Stato. Il messaggio – semplice ma spesso ignorato dalle ragazze – è ‘Se condividi non è più tuo’, diventato anche hashtag della polizia: la foto nuda o il video hot girato alla persona che si ama corre l’altissimo rischio di finire nel magma del web.
Come comunicare questo senza i paternalismi che provocano più rifiuti che comprensione? “Non volete parlarne con i genitori, vi vergognate? Confidatevi con una sorella, un fratello, un’amica, una compagna di squadra. Venite da noi, nessuno vi giudica”, dice Domizi.
Daniel Zaccaro (nella foto a destra), protagonista del libro di Andrea Franzoso, ‘Ero un bullo’, sposta l’attenzione comunicativa. Più che sui bulli, che “spesso sono ragazzi molto feriti a loro volta, che cercano di farsi vedere dagli altri”, bisogna lavorare sulla categoria degli indifferenti, quelli che si girano dall’altra parte e stanno sempre a fianco del più forte.