Cultura del merito, cambio culturale e più coraggio. La ricetta delle donne per diventare leader

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Trovare soluzioni per rimuovere gli ostacoli che rendono più difficile e penalizzano il cammino lavorativo delle donne. Ma anche l’invito a essere più ambiziose, ad avere più coraggio, mettendo in mostra il proprio talento. Sono alcuni degli spunti che sono emersi dal W Leadership Summit, l’evento organizzato da Class Cnbc il 12 febbraio, che ha riunito diverse esponenti del mondo del lavoro.
Evoluzione dell’omonimo format tv condotto da Giulia Pessani e Jole Saggese, il forum si è posto come obiettivo quello di arrivare alla stesura di un manifesto con idee e proposte per ridurre il gender gap in ambito lavorativo che sarà presentato alla politica e alle istituzioni.

I partecipanti

Dalla costituzionalista Marilisa D’Amico, ad Alessandra Ricci (ad Sace), a Cristina Scochia (ad di Illy), da Luisa Todini (imprenditrice), a Padre Paolo Benanti (Commissione governativa AI), da Leslie Morgan Steiner (scrittrice), a Mara Panajia (ad Henkel Italia), da Francesca Terragni (Marketing & Communication Director LVMH Group), solo per citarne alcune, sono tante le personalità coinvolte nel pomeriggio.
In apertura l’intervento di Lella Golfo, firmataria della legge Golfo Mosca che, una decina di anni fa ha introdotto le quote di genere nei Cda delle società quotate. “Con quella legge abbiamo dato un antibiotico a un Paese maschilista”, ha spiegato, parlando di un primo passo che ha avviato un cambiamento.

Cosa fare

Ma la strada è ancora lunge e, come hanno segnalato diversi interventi, c’è anche la necessità di mettere in campo un profondo cambiamento culturale.
Perchè se è vero che anche negli uomini c’è maggior consapevolezza sul tema, serve lavorare sulle famiglie, sulle scuole e sulle imprese, favorendo la cultura del merito, e aiutando le più giovani ad avvicinarsi a discipine – come quelle stem – spesso considerate più vicine al mondo maschile.
“Le quote rosa sono un antibiotico necessario ma, come tutti gli antibiotici, prima o poi bisognerà smettere di prenderlo”, ha rimarcato tra le altre Scocchia. “Le donne e gli uomini hanno lo stesso diritto di affermarsi professionalmente, il che significa che hanno lo stesso dovere di occuparsi della famiglia. Noi donne non abbiamo bisogno di favori ma di pari opportunità”, ha concluso.