Tavares anticipa il governo e porta in Italia i partner cinesi di Stellantis

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I cinesi in Italia sì, ma a Mirafiori e sotto l’egida Stellantis, attraverso la società cinese Leapmotors in cui Stellantis sta prendendo una partecipazione del 20%. E’ questa la contromossa del ceo Carlos Tavares alla posizione espressa nei giorni scorsi dal governo italiano, attraverso le dichiarazione di Giorgia Meloni e Mario Urso che mettevano fine – per ora – ala settimana di polemiche sul possibile disimpegno del gruppo che contiene la ex Fiat e che vede come primo azionista la Exor di John Elkan. Beni alle promesse e agli impegni di Tavares per l’Italia, è il messaggio arrivato da Roma, ma questi non escludono l’interesse del governo italiano ad eventuali proposte di nuovi soggetti dell’automotive mondiale interessati ad impiantare produzioni nel Bel Paese.


Per adesso è solo una dichiarazione d’intenti espressa da Tavares a voce e di concreto non c’è ancora nulla, come hanno già avuto modo di spiegare i sindacati. D’altraparte lo stesso affare Leapmotors è ancora in una fase preliminare. Tutti i termini dell’accordo tra il gruppo franco.italio-americano e la società cinese sono nel comunicato diffuso da Stellantis lo scorso 23 ottobre e passato praticamente inosservato. Vi si spiega che Stellantis investirà nella società cinese capitali pari ad una quota del 20% delll’equity: cosa che ne farebbe di fatto il primo azionista,. Leapmotors è una società relativamente giovane, fondata nel 2015, ha un azionariato abbastanza ampio e finora aveva come azionista di maggioranza con il 10% Li Quan fu, cofondatore e presidente di Zhejiang Dahua Technology, una delle maggiori realtà cinesi nelle tecnologie per il settore security. Intanto, dai primi dello scorso novembre, due uomini Stellantis, Gregoire Olivier e Doug Ostermann,sono entrati nel board di Leapmotors. Ma l’accordo prevede anche la costituzione di una joint venture, 51% Stellantis e 49% Leapmotors, che avrà il compito di commercializzare tecnologie e prodotti della casa cinese su tutti i mercati mondiali esterni alla Cina.


La Leapmotors è quotata alla Borsa di Hong Kong, ha 7 mila 500 dipendenti, fattura 14 miliardi di dollari di Hong Kong, ossia 1,7 miliardi di euro, ma ha registrato ultimamente grosse perdite e ha un margine netto negativo per circa 600 milioni di euro. E’ però in sostanza una startup, il cui obiettivo principale è sviluppare software per la gestione di auto intelligenti (che alla fase attuale non vuol dire auto senza pilota) ma arrivando anche alla produzione di parti e componenti industriali. IL suo punto forte, presentato anche al salone dell’auto di Monaco di Baviera lo scorso settembre, un sistema innovativo che integra le batterie all’interno stesso dello chassis delle auto. soluzione che presenta vantaggi sia nella dislocazione dei volumi che nell’alloggiamento di centraline, dei cablaggi e dello stesso motore. Il suo portafoglio vetture al momento prevede solo tre modelli, un suv di media dimensione, un crossover e un’utilitaria da città: non una Cinquecento, piuttosto simile ad una Panda: una due volumi con quattro porte e un’autonomia sui 250 chilometri.


Ma il testo dell’accordo con Stellantis fa per ben due volte riferimento ad un comparto nuovo e ancora poco visto qui in Europa: le cosiddette Nev. La sigla sta per Neighborhood Electric Vehicles, auto da vicinato. Si tratta di piccole vetture per uso esclusivamente urbano, con una velocità non superiore alle 25 miglia orarie, siamo sotto i 50 km l’ora. Con queste caratteristiche non sembra si possa considerare un mezzo in grado di competere con concorrenti come la Yoyo o la Twyzi di Renault, che raggiungono i 90 km l’ora, ma modifiche sono sempre possibili. Anche se per quadricicli elettrici che sembrano gli eredi naturali della storica Ape Piaggio, si potrebbe aprire un nuovo interessante mercato nella logistica della distribuzione merci nei grandi centri urbani. Anche se questo non sembra certo un mercato, per quanto in crescita, in grado di soddisfare le esigenze di capacità produttiva di un sito industriale come Mirafiori, da dove a fine anni Novanta, uscivano quasi mezzo milione di auto l’anno.