Prime video

Prime Video attiva gli spot anche in Italia. Utenti ben disposti a patto che…

Condividi

Al via dal 9 aprile. Per l’abbonamento adfree supplemento da 1,99 euro al mese

Arriva la pubblicità su Prime Video. A darne notizia è la stessa Amazon: via mail ha avvisato gli abbonati che anche in Italia, a partire dal prossimo 9 aprile, i film e le serie tv del canale streaming includeranno “un numero limitato di annunci pubblicitari”.
Per evitarlo sarà possibile pagare un supplemento di 1,99 euro al mese.

“Questa novità ci permetterà di continuare ad investire in contenuti di qualità e di aumentare questi investimenti nel tempo e di conseguenza supportare il mantenimento della qualità e quantità dei contenuti inclusi in Prime Video. Puntiamo ad avere un numero significativamente inferiore di annunci pubblicitari rispetto alla televisione lineare e ad altri servizi di streaming”, si legge nella mail.

Al via negli Usa

Amazon aveva già anticipato nel 2023 l’introduzione della pubblicità nel suo servizio streaming, sulla scia di quanto fatto da Netflix e Disney+.
Il primo mercato è stato quello degli Stati Uniti, dove gli spot sono partiti il 29 gennaio scorso. Coinvolti poi progressivamente Regno Unito, Canada e Germania, Francia, Spagna, Messico, Australia. E ora, l’Italia.

Cosa ne pensano gli utenti italiani?

“La nostra recente ricerca indica che il 59% degli italiani è aperto alla pubblicità in cambio di contenuti in streaming gratuiti. Il futuro dello streaming, quindi, si baserà su un approccio ibrido, in cui le piattaforme offrano opzioni sia in abbonamento che finanziate dalla pubblicità.”, commenta Angela Bersini, General Manager Italia di The Trade Desk.

Secondo una ricerca realizzata da YouGov per The Trade Desk in termini di propensione alla spesa quasi due terzi (65%) dei consumatori intervistati dichiara un tetto di spesa 30 euro al mese per accedere a più servizi streaming, questo accresce il potenziale per le piattaforme free o a basso costo grazie all’inserimento dalla pubblicità. Infatti, il 59% dei telespettatori italiani intervistati preferirebbe un servizio gratuito finanziato dalla pubblicità, oppure un servizio meno costoso sostenuto da spot pubblicitari che però siano rilevanti e limitati: dallo studio emerge come il 35% dei telespettatori italiani intervistati afferma di volere “meno pubblicità in generale”, il 40% di gradire “meno interruzioni pubblicitarie” e il 37% di desiderare “interruzioni pubblicitarie più brevi”.

“Questo modello però – sottolinea Angela Bersini di The Trade Desk – è sostenibile solo se il carico pubblicitario è significativamente inferiore a quello della televisione lineare tradizionale. Per tenere il passo con le nuove regole di coinvolgimento dei consumatori è necessario disporre di dati, pubblicità rilevante, approcci innovativi all’identità e, naturalmente, la giusta infrastruttura tecnologica per effettuare transazioni e misurazioni. Chi utilizzerà le innovazioni digitali raccoglierà i maggiori frutti di questa nuova età dell’oro della TV”.

Dalla ricerca The Trade Desk risulta inoltre che il 72% di tutti i telespettatori italiani afferma di aver guardato, in abbinata ai tradizionali metodi di fruizione, contenuti in streaming nell’ultimo anno, percentuale che sale all’85% se si considera la fascia d’eta 18-34 anni. E se la maggior parte degli italiani, il 93%, afferma di guardarli in streaming sulla propria TV, ma più del 50% dei giovani tra i 18 e i 34 anni degli intervistati sceglie una fruizione da mobile e notebook. La TV tradizionale, invece, rimane la scelta preferita per i telespettatori di età pari o superiore a 55 anni: nell’ultimo anno ben l’86% di loro dichiara di essersi sintonizzato su di essa rispetto al 63% che ha guardato contenuti in streaming