AI, OpenAi attacca il Nyt: ChatGpt hackerata per creare prove fuorvianti

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“Decine di migliaia di tentativi per generare risultati altamente anomali”, l’attacco della creatrice di ChatGpt

La battaglia in tribunale tra il New York Times e OpenAi si arricchisce di un nuovo capitolo. A muoversi, questa volta è la società tech guidata da Sam Altman.
OpenAi ha chiesto infatti a un giudice federale di archiviare una parte delle accuse rivoltegli, sostenendo che ChatGpt è stata hackerata proprio dal Nyt per creare prove a proprio favore, con “richieste ingannevoli che violano palesemente i termini di utilizzo”.

Manipolazione dei sistemi

Nessuna accusa diretta di aver violato leggi, ma di aver manipolato i sistemi . “Le accuse contenute nella denuncia del Times non soddisfano i suoi famosi e rigorosi standard giornalistici”, ha attaccato OpenAI, si legge su Reuters.
“La verità, che verrà fuori nel corso di questo caso, è che il Times ha pagato qualcuno per hackerare i prodotti OpenAI”, ha continuato la start up sostenendo che ci siano state “decine di migliaia di tentativi per generare risultati altamente anomali”.
“Il Times non può impedire ai modelli di intelligenza artificiale di acquisire conoscenza dei fatti, non più di quanto un’altra testata giornalistica possa impedire al Times stesso di riportare storie su cui non ha avuto alcun ruolo nelle indagini”, ha chiosato OpenAI.

“Ciò che OpenAI definisce erroneamente come ‘hackeraggio’ è semplicemente l’utilizzo dei prodotti OpenAI per cercare prove che abbiano rubato e riprodotto il lavoro protetto da copyright del Times”, ha replicato l’avvocato del giornale Ian Crosby.

Il caso

Lo scontro tra le parti è scoppiato ufficialmente a fine dicembre, con il quotidiano che ha accusato la controparte – e Microsoft, suo principale finanziatore – di aver violato il copyright, utilizzando i suoi contenuti per allenare i sistemi di AI. Con la conseguenza di creare una alternativa al giornale, sottraendo ricavi e traffico.
Nella battaglia la testata non è sola, considerando come anche autori, artisti e musicisti abbiano mosso le stesse accuse alle aziende tech.

Dal canto loro, OpenAi & co si difendono sostenendo di fare un uso corretto dei materiali protetti da diritti e che azioni di questo tipo non fanno altro che minacciare la crescita del settore.