Foto di Engjell Gjepali su Unsplash

Italy for Climate lancia CIRO, il primo database per la neutralità climatica delle Regioni

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Al KEY – The Energy Transition Expo, l’evento di IEG (Italian Exhibition Group) sulla transizione energetica in corso a Rimini è stato presentato CIRO (Climate Indicators for Italian RegiOns), un database sviluppato da Italy for Climate (centro studi della Fondazione per lo sviluppo sostenibile) in collaborazione con Ispra che raccoglie, analizza e monitora dati e buone pratiche ambientali Regione per Regione, per sostenerle nel processo di decarbonizzazione dei propri territori e nel raggiungimento degli obiettivi climatici. 

Come ha spiegato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, “L’Italia è in ritardo nel suo impegno per la riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030, secondo le convergenti indicazioni delle istituzioni scientifiche e di quelle internazionali. Per accelerare l’impegno per il clima in Italia è indispensabile coinvolgere, di più e meglio, anche le Regioni”. Secondo il Coordinatore di Italy for Climate, Andrea Barbabella, “insieme a Ispra abbiamo voluto realizzare questa piattaforma di condivisione di dati e buone pratiche, selezionando 26 indicatori chiave, molti dei quali frutto di specifiche elaborazioni originali. Attraverso questo database, le Regioni potranno approfondire i propri punti di forza come anche quelli di debolezza e poter sviluppare così strategie di contrasto alla crisi climatica a scala territoriale più avanzate ed efficaci”.  

Otto le aree tematiche di CIRO con le migliori performance di una Regione. Per le emissioni è la Liguria l’apripista in termini di riduzione delle emissioni pro capite di gas serra. Il valore si è, infatti, ridotto del 65%, oltre l’obiettivo 2030 del green deal, soprattutto grazie alla riduzione nell’uso di carbone (nel 1990 rappresentava il 60% del fabbisogno energetico e nel 2021 il 5%). In termini di assorbimenti forestali, invece, la Toscana risulta essere la seconda regione più performante in questo indicatore (con 270 tCO2eq assorbite per ogni km quadrato di superficie), grazie a una valida gestione delle aree boschive.

Per l’energia, Campania e Sicilia sono le prime per consumi finali di energia pro capite, ovvero le regioni che consumano meno anche grazie ad un clima particolarmente mite che richiede un minore fabbisogno di riscaldamento. A spiccare nell’ambito dell’energia rinnovabile, con una quota record pari al 97,6% del totale dell’energia consumata, è la Valle d’Aosta, regione storica dell’idroelettrico italiano. Il Veneto, invece, si distingue per numero di Comunità energetiche rinnovabili (CER) attivate, con il record di 13 solo nel 2022.

Per gli edifici, il settore più energivoro in Italia e secondo per emissioni di gas serra, è il Trentino che spicca per quota di edifici in classe A negli APE, mentre è nelle regioni del Sud che si registrano quote record di consumi elettrici, un elemento molto importante per l’efficienza e la decarbonizzazione di questo settore. Industria, in testa c’è la Lombardia, che in rapporto al valore aggiunto riesce a mantenere sia emissioni che consumi di energia del settore particolarmente bassi. Per i trasporti: la Regione che emerge è il Lazio, seconda per passeggeri che utilizzano il trasporto pubblico locale (fonte Ministero dei trasporti), la regione registra la più alta quota di auto elettriche immatricolate nel 2022 (pari al 4,5%). 

In agricoltura, con il 35,7% di quota, la Calabria è seconda nell’indicatore che misura la quota di agricoltura biologica, e terza per basso utilizzo di fertilizzanti in agricoltura. Anche in Puglia le prestazioni del settore agricolo sono molto positive: l’indicatore delle emissioni settoriali pro-capite è tra i più bassi d’Italia, l’indicatore che misura la quota di agricoltura biologica (25%) superiore alla media (19%), il numero di capi di bovini allevati pro capite è basso, così come è fra i più bassi d’Italia il valore dell’indicatore dell’utilizzo di fertilizzanti. Infine, la vulnerabilità: è la Basilicata la regione che, in riferimento all’indicatore che misura quanta popolazione residente si trova in aree a medio ed elevato rischio di alluvione, risulta essere la meno esposta, anche grazie ad un tasso di consumo di suolo fra i più bassi del Paese.  È invece l’Umbria la regione che nel 2022 ha registrato il più basso numero di eventi meteoclimatici estremi in rapporto alla superficie.