Gruppo Visibilia commissariato. “La nuova gestione non è sostenibile finanziariamente”

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La giudice del Tribunale civile di Milano, Amina Simonetti, decidendo sull’azione legale intentata quasi due anni fa dai piccoli azionisti denuncianti «gravi irregolarità» gestionali e contabili, ha commissariato (con nomina di un amministratore giudiziario) il gruppo Visibilia Editore-Visibilia Editrice, editore di riviste come Novella 2000, Ciak, Visto, Pc Professionale e fondato dalla ministra del Turismo, la senatrice Daniela Santanchè, che ne ha dismesso cariche e quote societarie nel 2022 prima di essere indagata nell’autunno 2023 per l’ipotesi di falso in bilancio. E’ quanto riporta Corriere.it.

La decisione – che in futuro, a seconda dell’esito dei rilievi dell’amministrazione giudiziaria, può anche determinare conseguenze penali sotto il profilo di reati fallimentari per gli ex amministratori – consegue al disimpegno di Sif Italia, la società subentrata a Santanchè ma che dopo il suicidio lo scorso agosto del suo amministratore Luca Reale Ruffino si è sfilata comunicando di voler «dismettere integralmente la partecipazione»; ed è determinata dagli esiti dell’ispezione affidata mesi fa dai giudici alla commercialista Daniela Maria Ausilia Ortelli, che ha evidenziato accertato irregolarità nell’ultimo bilancio, «assetti organizzativi, contabili e amministrativi» che «appaiono inadeguati», dubbi sulle prospettive di «continuità» aziendale, e forti criticità pure sulle garanzie messe sul piatto da Santanchè per coprire i debiti intrasocietari.

Nella relazione ispettiva, che ha passato in rassegna anche i debiti infragruppo della galassia Visibilia, «l’accollo» dei debiti da parte della senatrice non è apparsa rassicurante: Santanchè ha messo come garanzia la sua casa milanese del valore di quasi 6 milioni di euro, ma in caso di «omologa dell’accordo di ristrutturazione di Visibilia srl in liquidazione» (una delle società del gruppo), «il vincolo di destinazione sugli immobili» di Santanchè, «trascritto a beneficio della procedura concorsuale di Visibilia srl», sarebbe «opponibile anche a Visibilia Editrice», con «la conseguenza» che, «piuttosto che costituire una garanzia per Visibilia Editrice, in realtà l’ha ridotta».

Per parte loro, le pm Laura Pedio e Maria Giuseppina Gravina avevano argomentato ai giudici la convinzione di «un rilevante conflitto di interessi» nel piano di salvataggio di Visibilia Editore che controlla Visibilia Editrice, la quale ha proposto un aumento di capitale da 1 milione di euro con la possibile iniezione di 600mila euro da parte di Visibilia Concessionaria, altra società del gruppo e che ha tuttora come socia di maggioranza, tramite la Dani Immobiliare, la ministra Santanchè. Argomento ripreso dagli azionisti di minoranza capeggiati da Giuseppe Zeno e rappresentati dall’avvocato Antonio Piantadosi, per i quali «questa proposta di aumento di capitale serviva solo per tamponare ed evitare il fallimento», e Visibilia Editore da «oltre un anno e mezzo» sta continuando ad operare «in totale continuità con la precedente governance», con un «assoluto disordine di gestione» e «bilanci» che riportano «una situazione assolutamente non congrua e coerente con la realtà contabile e finanziaria della società», che «continua a gravitare verosimilmente nell’orbita del vecchio gruppo».
Al contrario il collegio sindacale di Visibilia Editore propugnava che «l’analisi di bilancio contenuta nella relazione» dell’ispettrice fosse «errata sotto diversi profili» rispetto a un invece «adeguato assetto
organizzativo», e puntava a ottenere 12 mesi di tempi supplementari in attesa dell’esito della procedura di composizione negoziata del gruppo Visibilia.