Non solo contenuti, ora AI crea anche l’autore

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Ha suscitato molte polemiche la pubblicazione su Sports Illustrated di articoli scritti dalla intelligenza artificiale (senza avvisare il pubblico).
Con i profili di finti autori virtuali per creare un rapporto con la pubblicità

NELLA RETE DI VITTORIO – Prima Comunicazione, Dicembre 2023

Negli ultimi giorni di novembre, il sito web Futurism ha pubblicato un’inchiesta in cui provava, oltre ogni ombra di dubbio, che Sports Illustrated aveva pubblicato articoli scritti da AI senza informare il pubblico. Non solo, a corredo di questi articoli, il periodico aveva pubblicato anche profili di autori virtuali allo scopo di usarli nel rapporto con gli investitori pubblicitari. La foto del profilo di uno degli scrittori, ad esempio, era disponibile per l’acquisto su un sito web di immagini generate da AI, ha riferito Futurism.

La rivista ha immediatamente ritirato gli articoli e cancellato i profili dei finti autori. La società che possiede Sports Illustrated, The Arena Group, ha affermato che non si trattava di articoli ma di ‘infomercial’ prodotti da una società esterna, AdVon Commerce. Nella nota di risposta, Arena ha affermato anche di aver interrotto i rapporti con AdVon e che solo i nomi e le biografie degli autori erano stati generati dall’intelligenza artificiale, mentre gli articoli erano stati “supervisionati da umani”.

I membri della redazione e dello staff di Sports Illustrated hanno chiesto un immediato confronto con la casa madre, ottenendo una riunione virtuale di tutti i dipendenti. L’incontro è stato coordinato dal direttore Steve Cannella, e ha partecipato per Arena Group anche il ceo Ross Levinsohn. I dirigenti hanno affermato che si è trattato di un errore occasionale dovuto al contratto in essere con AdVon per valorizzare i link di e-commerce. “Gli articoli in questione erano recensioni di prodotti ed erano contenuti concessi in licenza da una società terza esterna”, ha spiegato Levinsohn. “AdVon ci ha assicurato che tutti gli articoli in questione sono stati scritti e modificati da esseri umani”.

Nella redazione e tra i dipendenti tutti, l’incredulità verso questa spiegazione è rimasta forte, anche dopo il meeting. Un sospetto dovuto anche alla storia recente di Sports Illustrated che è in difficoltà finanziarie ormai da alcuni anni. Nel 2019 metà della redazione è stata licenziata. All’inizio di quest’anno, un’altra ondata di licenziamenti ha colpito la rivista, contestualmente a una dichiarazione sempre dello stesso Levinsohn: “Sebbene l’intelligenza artificiale non sostituirà mai il giornalismo, il reporting o la creazione e la modifica di una storia, il rapido miglioramento delle tecnologie di intelligenza artificiale può creare valore aziendale per i nostri marchi e partner”.

Precedentemente, Sports Illustrated era stato anche messo sotto inchiesta dalla stampa americana per aver usato uno studente di liceo come corrispondente da Cincinnati per seguire la squadra locale di football. Tutto per tentare di abbassare i costi di produzione dei contenuti.

Il tentativo di incorporare l’intelligenza artificiale nel processo industriale dell’informazione è inevitabile, alla luce dei peggioramenti dei conti economici delle aziende del settore. Negli ultimi 12 mesi, ad esempio, Gannett (proprietaria di diverse testate incluso Usa Today), BuzzFeed, AP e Cnet hanno introdotto contenuti generati da AI (ma non finti autori). Alcuni di questi contenuti erano accompagnati da etichette molto evidenti che ne testimoniavano la genesi meccanica, altri meno espliciti nel dichiarare questo vizio di concezione. Non esiste a oggi una pratica o un regolamento unico che disciplini la pubblicazione di questi contenuti, certo appare oltre ogni possibile linea di demarcazione etica o economica l’invenzione di un autore seppure reso verosimile dai mezzi digitali. I dubbi sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale non sono, quindi, fondati su un rifiuto della sua fungibilità industriale, piuttosto su un tentativo di preservare qualche forma di divisione dell’azione umana rispetto a quella meccanica. Una divisione che richiede la costruzione politica e sociale di un diritto invalicabile dell’autore o dell’interprete alla propria immagine e ai propri tratti distintivi, come lo stile di scrittura o il suono della propria voce. Senza questo diritto, con tutti i nostri dati e le nostre individualità riprodotte già capillarmente nell’universo digitale e disponibili per l’AI come dominio di allenamento, sarà presto possibile per questa tecnologia produrre materiali video, audio e scritti indistinguibili da quelli che produrremmo noi.

La redazione di Sports Illustrated si è appena scontrata con la parte più sinistra dell’irruzione della AI nel mondo dell’informazione. Ha toccato con mano come una proprietà in difficoltà di modello industriale possa, facilmente, con lo schermo di una società esterna, soccombere al desiderio di virtualizzare se stessa. Non si tratta, infatti, di usare AI nella costruzione dei contenuti, ma di utilizzarla nella costruzione degli autori (e degli interpreti). Questa ultima frontiera dell’autorialità umana è anche – alla fine – uno dei principali centri di costo dell’editoria contemporanea.