Quei nuovi mostri legati a un cellulare

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Il telefono è diventato una sorta di protesi fisica e mentale, strumento di regolazione sociale. Un’entità antropologica che detta le condizioni del vivere, sempre più individuale e sempre meno collettivo

CONVERGENZA – Prima Comunicazione, Dicembre 2023

Giovani (20-25 anni) calciatori, miliardari, che si allenano e giocano e poi passano il tempo libero a scommettere su stazioni ‘oscure’, non sul computer ma direttamente sul cellulare. Scommesse di milioni di euro in solitudine o in compagnia di altri, connessi, giovani calciatori miliardari.

Giovani delle periferie metropolitane (sempre 20-25 anni), poveri e arrabbiati, marginali e violenti, che escono dalle loro gang per chattare, in solitudine, sul cellulare via social attacchi di odio e minacce ai più vari interlocutori. Giovanissime donne (sempre 20-25 anni), studentesse e impiegate, che si raggruppano, stanno insieme, in università o locali metropolitani, e simultaneamente si distaccano, ognuna per sé sul cellulare a occuparsi di social e influencer.

Non è difficile trovare il fil rouge che unisce mondi giovanili così apparentemente lontani. Come diceva non uno psichiatra, un sociologo o un prete, ma un anziano allenatore di calcio che quasi convive con i miliardari calciatori: “Appena non hanno da fare insieme se ne stanno sempre da soli, nei bus o negli alberghi delle trasferte e dei ritiri, grandi cuffie da isolamento e… cellulare con cui giocano o fanno scommesse. Più hanno successo, più fanno soldi e più si isolano nel cellulare”.

A vedere bene, il meccanismo dei miliardari è simile a quello dei giovani violenti di periferia dove al posto della ricchezza c’è la rabbia, magari crescente, ma la dinamica è sempre la stessa: si esce dal gruppo, si sta da soli col cellulare e si procede. Là ci sono le scommesse semiclandestine miliardarie, qui il trasformarsi in hater semicriminali. E non è diverso il meccanismo delle ragazze che, isolandosi, al posto delle scommesse e dell’odio, cercano in modo individualista di scoprire il mondo dell’immagine e del successo, e magari qualche metodo semilecito, semiporno, per entrarci.

Il cellulare, dunque: l’oggetto o lo strumento più semplice e visibile di regolazione sociale. Fra le tante trasformazioni della convergenza, quella del mobile è la più potente proprio perché è la più ovvia. Quello che era una semplice ‘commodity’, il telefono, si trasforma in sostegno del tempo usato in mobilità, in pezzo fondamentale della struttura sociale. Il fatto di essere lì con gli individui, di diventare una sorta di protesi fisica, attaccato alla fisicità di una mano, e mentale, per i tempi veloci e comodi di gestione della relazione, senza alcuna mediazione infrastrutturale (è con me sempre, e non devo andarci), trasforma questa vecchia/nuova tecnologia in qualcosa di diverso, una sorta di entità antropologica che detta le condizioni del vivere, sempre più individuale e sempre meno collettivo. Si discute in modo quasi mistico del rapporto fra intelligenza artificiale (si mette tutto insieme e non si capisce bene di cosa si parli) e umanità: eccola qui l’intelligenza artificiale che detta le regole di una socialità che procede per nichilismi soggettivi. È il cellulare; lì come ben sappiamo c’è tutto, è un computer che ci segue, che abbiamo ormai nel corpo. E il portarci il tutto in noi (dalla Rete ai social, dallo scritto al visivo, dal pubblico al segreto), non in una casa o in un ufficio, cambia le regole del vivere. Il cellulare sostituisce gli ambienti fisici e mentali, entra in noi e detta i nostri tempi perché è sempre, sempre con noi.

Le visioni horror di David Cronenberg (il regista della ‘Mosca’) della macchina che ‘entra’ nella fisicità umana sono qui. La dimensione evocata dai film di Cronenberg, che questa integrazione/interazione può creare i nuovi mostri, è attuale. Il mostro attuale del mondo giovanile, il centro della paura della società attuale è la solitudine.

(Nella foto, Ansa, il regista David Cronenberg)