IA, Papa Francesco nomina Demis Hassabis membro della Pontificia Accademia delle Scienze

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Resta viva l’attenzione del Vaticano per le nuove frontiere dell’innovazione. Papa Francesco ha nominato tra i nuovi membri dell’Accademia pontificia l’imprenditore britannico nel campo dell’IA Demis Hassabis, cofondatore e amministratore delegato di DeepMind, società impegnata nello sviluppo di intelligenze artificiali, acquisita nel 2014 dal gruppo Alphabet per 500 mln di dollari e ribattezzata Goodle DeepMind.

Chi è Demis Hassabis

Bambino prodigio degli scacchi, Hassabbis lavora come designer di videogiochi prima di laurearsi in informatica a Cambridge e conseguire il dottorato in neuroscienze cognitive. Nel 2010, partecipa alla fondazione della startup DeepMind, specializzata nello sviluppo di Intelligenze Artificiali Generali, inizialmente sperimentate nel gaming e in seguito applicate al settore medico e all’apprendimento automatico, dove Hassabbis si è guadagnato la fama di pioniere dell’IA. Nel 2020, è insignito del Premio Dan David, riconoscimento riservato a profili o enti che si sono distinti nei campi scientifici e culturali.

La posizione della Chiesa sull’IA

La promozione del progresso delle scienze matematiche, fisiche e naturali e lo studio delle questioni epistemologiche, sono ammessi già negli statuti della Pontificia Accademia delle Scienze, il cui campo di indagine si è sistematicamente allargato al tema dell’Intelligenza Artificiale e delle sue implicazioni etiche.

Negli ultimi anni infatti, l’agenda vaticana riservata all’IA ha previsto tavole rotonde periodiche e l’istituzione della fondazione RenAIssance, allo scopo di “riaffermare le prospettive etiche, educative e di comune quadro giuridico per l’intelligenza artificiale”. A questi si aggiungono i numerosi appelli del papa.

Per ultimo, il messaggio diffuso alla 57ª Giornata Mondiale della Pace: “La mia preghiera è che il rapido sviluppo di forme di intelligenza artificiale non accresca le troppe disuguaglianze e ingiustizie già presenti nel mondo, ma contribuisca a porre fine a guerre e conflitti, e ad alleviare molte forme di sofferenza che affliggono la famiglia umana”.

Nel febbraio 2020, la Santa Sede intavola il primo dibattito universale sul tema: è la Rome Call for AI Ethics, evento in cui il pontefice raccomanda di non guardare all’IA come strumento neutro, piuttosto di considerarne opportunità di impiego e rischi per l’umanità.

In quell’occasione, Francesco sostiene che “il modo in cui trattiamo l’ultimo tra i nostri fratelli e sorelle dice il valore che riconosciamo all’essere umano. Si può fare l’esempio delle domande dei richiedenti asilo: non è accettabile che la decisione sulla vita e il destino di un essere umano venga affidata ad un algoritmo”.

Alla Call del 2023 si aggiungono invece l’Abu Dhabi Forum for Peace e la Commissione per il dialogo interreligioso del Gran Rabbinato di Israele, per un’intesa condivisa dalle tre religioni abramitiche sulle implicazioni etiche delle formulazioni algoretiche più complesse.

L’anno successivo, il segretario di RenAIssance don Andrea Ciucci, in una intervista rilasciata a Tv2000 considera come “le nuove tecnologie interessano la Chiesa perché, in quanto fedele al Vangelo, custodisce le persone. Altrimenti cosa ci sta a fare al mondo?”.