IA, rischio automatizzazione per milioni di lavoratori. Lazio regione più esposta

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L’automatizzazione può raggiungere il 14% dei posti di lavoro nei Paesi dell’Ocse. È il dato restituito dal Parlamento Europeo a giugno 2023, in piena fase negoziale sulla definizione dell’AI Act, circa il rischio che alcune categorie professionali possano soccombere all’avvento delle intelligenze artificiali.

Lazio regione più a rischio

Nello stesso periodo, Confartigianato riportava di 8.4 milioni di occupati italiani ad alta esposizione ai sistemi IA, ovvero il 36.2% del totale rispetto alla media Ue del 39,5%. In Italia, la regione più a rischio è il Lazio, con il 32% degli occupati interessati. Subito dopo i lavoratori in Lombardia per il 35.2%.

Dati avallati da Confederazione Nazionale dell’Artigianato (Cna), che riporta di circa 20 mila cittadini della Capitale “costretti a cambiare il proprio modo di lavorare”. Il responsabile di Cna Roma Valerio Galeotti avvisa che ci sono mestieri più vulnerabili come fotografi, web designer, consulenti finanziari e avvocati, rimandando poi alla raccomandazione universalmente condivisa – e puntualmente rilanciata – che l’Intelligenza Artificiale vada sottoposta a regolamentazione.

Ma pare che l’iniziativa legislativa comunitaria abbia davanti a sé ancora un lungo viaggio prima di giungere a destinazione. Parlamento Europeo e Consiglio dell’Ue si trascinano da mesi in colloqui maratone e reiterati annunci di “accordi storici” tra Strasburgo e Bruxelles.

Sarà il peso di un’ambizione non da poco come quella di definire in esclusiva uno standard globale per la disciplina dell’IA, ma intanto l’Unione Europea resta disarmata e i dati sui rischi per il mercato del lavoro sono sempre più difficili da ignorare.

La proposta di legge del Pd

La consigliera regionale Pd Eleonora Mattia, ha nel mentre presentato una proposta di legge (n. 93 del 6 ottobre 2023) in cui si propone di individuare problemi e soluzioni al rischio automatizzazione del lavoro (artigianale e non).

I Dem ritengono necessario stanziare fondi per 1.5 mln, in buona parte al servizio della formazione professionale, in quanto “la formazione rende alcune specifiche mansioni più resilienti, grazie all’acquisizione di nuove competenze, o ricolloca le persone che perderanno il lavoro a causa dell’intelligenza artificiale”.

Considerazione già presente in un articolo del Parlamento Ue del 28 agosto dello scorso anno, in cui si legge come “l’uso dell’intelligenza artificiale potrebbe portare alla scomparsa di molti posti di lavoro. Anche se ne verranno creati altri e migliori, è cruciale che ci sia l’adeguata formazione affinché i disoccupati possano accedervi e ci sia una forza lavoro qualificata a lungo termine”.

Non è chiaro se il ricollocamento professionale avverrà in settori negati all’IA, o se la formazione aiuterà i lavoratori, soprattutto quelli coinvolti nell’elaborazione dei dati, ad avere la meglio sugli algoritmi. La proposta del Pd contiene poi una disposizione finanziaria per l’istituzione del “Fondo per la tutela dei lavoratori penalizzati” dall’IA per un ammontare di 500 mila euro.

Insomma, lo spettro dei rischi è ampio e complesso. Trasparenza, privacy, sicurezza, concorrenza, superamento delle competenze umane, riduzione della manodopera ecc. È un fatto poi che esistano settori che dall’Intelligenza Artificiale stiano ricavando il meglio in termini di ricerca e sperimentazioni mediche e farmacologiche, creando oltretutto nuovi posti di lavoro. Ma riguardo al futuro di milioni di altri lavoratori, sia a livello comunitario che nazionale, le proposte attuali potrebbero non rincuorare adeguatamente i diretti interessati.