Tusma, allarme dai produttori indipendenti di cinema e tv: Governo difenda italianità

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La riforma e la revisione del sistema quote favoriscono esclusivamente grandi broadcaster e piattaforme, scrivono i produttori indipendenti. Chiedendo all’esecutivo interventi per tutelare il settore, in linea con le dichiarazioni di difesa della cultura italiana

Il via libera dalle commissioni Cultura e Tlc della Camera al parere sullo schema di decreto che riforma il Tusma (Testo unico dei servizi di media audiovisivi) ha sollevato le preoccupazioni di una parte del settore dell’audiovisivo.

A mettere in allarme, soprattutto la revisione e la riduzione delle quote di investimento per emittenti e piattaforme sulle opere realizzate dai produttori indipendenti, italiani ed europei.
In concreto, in base al nuovo testo, si ridurrebbero le quote destinate da emittenti e piattaforme alle produzioni indipendenti, passando per le prime dal 12,5 al 10%, per le seconde dal 20 al 16%.
Per le emittenti si aprirebbe anche la possibilità di considerare come investimenti i costi di adattamento e promozione pubblicitaria delle opere straniere.

I produttori indipendenti di Anica su Repubblica

Fin dalle prime battute, i produttori indipendenti di Anica e di Cna, ma anche l’Epc, l’associazione di 190 produttori indipendenti provenienti da 32 paesi europei più il Canada, hanno espresso le loro perplessità.
I produttori indipendenti di Anica, in particolare, hanno ribadito i loro timori riassumendoli in una pagina pubblicata su Repubblica in edicola oggi (15 marzo), parlando di un intervento “esclusivamente a favore dei grandi broadcaster e delle piattaforme”.


“La riforma del Testo Unico sui servizi media audiovisivi preoccupa i produttori indipendenti dell’Anica dopo i pareri espressi dalle Commissioni parlamentari, che suggeriscono al Governo una riduzione dei livelli di investimento delle televisioni private e delle piattaforme globali in film, serie, do cumentari italiani ed europei e l’eliminazione delle tutele storicamente previste per l’industria cinematografica e audiovisiva indipendente italiana nei rapporti negoziali e contrattuali con i grandi broadcaster e piattaforme globali.
Preoccupa in particolare la richiesta di taglio agli investimenti in produzione di cinema italiano indipendente, più che dimezzati, se si considera che vengono inclusi i costi di dopp iaggio di film europei, di edizione, e di promozione e distribuzione dei film.
Inoltre cancella praticamente le sanzioni ai broadcaster e alle piattaforme in caso di mancata osservazione dei livelli di investimento richiesti dalle norme.
È una riforma esclusivamente a favore dei grandi broadcaster e delle piattaforme.

I produttori chiedono al Governo di continuare a sostenere gli investimenti a favore del cinema italiano, della produzione televisiva italiana e dell’animazione, e di continuare a tutelare la produzione indipendente al fine di mantenere e rafforzare i livel li occupazionali raggiunti negli ultimi anni, garantire l’accesso al settore di giovani imprenditori e nuovi talenti, sostenere la biodiversità dell’industria audiovisiva italiana – composta per lo più da piccole e medie imprese, che hanno dimostrato grande resilienza durante e dopo il Covid – e di mantenere la titolarità delle idee sulle nostre storie, sviluppate e realizzate in Italia.
Se fossero confermati i tagli agli investimenti proposti, l’ovvia conseguenza sarebbe una riduzione dei livelli occupazionali per i lavoratori italiani del settore e un minor peso dei racconti e della narrazione italiana a beneficio delle produzioni internazionali.

100 Autori, Anac, Air3 e Wgi: aprire un tavolo

Al coro di proteste si sono aggiunti 100 Autori, Anac, Air3 e Wgi che in una nota hanno ribadito la loro contrarietà a una riforma del Tusma “a porte chiuse”, invocando l’apertura immediata di un tavolo permanente con il governo.
“È inaccettabile e addirittura paradossale che si voglia modificare un sistema di sostegno alla produzione e alla diffusione del cinema e della serialità nazionale, teso non solo a far aumentare la quantità di opere italiane prodotte e trasmesse dagli streamers, ma anche a far crescere quell’identità culturale e quell’immaginario del nostro paese di cui parla il Ministro della cultura Gennaro Sangiuliano”, hanno scritto i firmatari. Convinti che alcuni passaggi – come quello sulle spese di adattamento – siano stati “decisi su pressione delle stesse emittenti e piattaforme senza avere ascoltato gli autori”.
“Non è accettabile che le riforme vengano calate dall’alto senza alcuna spiegazione”, e “chiediamo dunque l’apertura immediata di un tavolo permanente fra governo e industria audiovisiva, attraverso il quale ripristinare un dialogo strutturale fra istituzioni e associazioni di settore sulle proposte di riforma allo studio su vari aspetti centrali per il presente ed il futuro del cinema e dell’audiovisivo italiani”.