Ma sì che non c’è altro termine che possa meglio di questo dare una sommaria idea di quel che scrivono oggi nei nostri giornali.
Perché se, da un lato, il putiniano Salvini spacca la maggioranza di governo, ecco che pare andare in pezzi, tra veti e litigi, anche l’opposizione. Insomma, un’ingarbugliata situazione che non può non far riflettere anche il più vaccinato dei lettori.
Perché come fa a prendere per buona l’ostentata indifferenza della filoamericana premier Meloni di fronte alla sortita di un vice presidente del Consiglio che smaccatamente elogia, senza se e senza ma, il successo elettorale del nuovo zar di tutte le Russie?
E che senso dare all’imbarazzato silenzio con cui la leader del Pd, Elly Schlein ha accolto la decisione dei Renzi e dei Calenda di passare, armi e bagagli, nelle file del centro destra proprio alla vigilia di nuove consultazioni elettorali?
Come non può al lettore apparire rassicurante nemmeno il silenzio da realpolitik con cui i paesi dell’Unione europea, Italia compresa, hanno accolto lo straripante successo zarista.
E forse perché, come sostiene Macron, temono il peggio?
E fa bene il navigato Corriere della Sera a dare ai suoi lettori l’idea quasi fisica dell’incertezza di un domani che, tra Palestina, Iran, Israele e il resto, potrebbe veder volare cost to cost solo missili nucleari.
Con buona pace di Calenda, di Salvini e di altri che, temendo il peggio, hanno cominciato ad aprire l’ombrello.


















