L’aria che tira nei giornali. Su Putin è teatrino tra Meloni e Salvini

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E’ folla di cronisti con teleobbiettivo alla Camera, per “pesare” battute e abbracci tra la premier e Salvini dopo la vistosa e polemica assenza del leader della Lega al dibattito su Putin e l’Ucraina al Senato.
E, se per i giornali che tifano destra tra i due c’è “piena armonia anche se la maggioranza non è una caserma”, per il Corriere della Sera e altri è invece “tregua precaria”, perché pare impossibile che la Lega, a disperata e perenne caccia di voti, abbassi davvero la cresta su Putin e sul resto.

E per la premier non è la sola gatta da pelare, perché anche l’opposizione di Schlein e Conte comincia a crearle qualche problema, soprattutto da quando il governo ha sposato la linea di chi, negli States e nella Nato, parrebbe pronto, per fermare Putin, anche a una guerra, ipotesi contro cui ieri ha tuonato il leder di 5 Stelle oggi solidale anche con chi, negli atenei di Torino e di altre città, si sta mobilitando a favore di Gaza e dei fin troppo bistrattati palestinesi.
Ma il governo della Meloni per ora tira dritto convinto di avere ancora almeno il 26% dei consensi degli italiani e anche forza sufficiente per tenere a bada (“tra noi c’è perfetto accordo, il resto è fuffa” ha sussurrato ieri la Meloni) l’inquieto e scalpitante Salvini.
A meno che da qui alle elezioni di giugno non accada l’imponderabile. E i sondaggi parrebbero darle ragione perché è difficile che i suoi alleati di governo possano rosicchiarle qua e là dei voti. Per poi affrontare una seconda parte dell’anno non priva di incognite, perché l’arrivo anzi il ritorno alla Casa Bianca di Trump potrebbe anche in Europa cambiare molte cose.
E altre ancora potrebbero cambiare se anche Putin, presa l’Ucraina, decidesse di allargare ancora di più i suoi confini.
E Meloni fa gli scongiuri: il problema Salvini le basta e avanza.