L’aria che tira sui giornali. Ue ormai “sul piede di guerra”. Ma è già lite su dove trovare i fondi per gli armamenti

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“La guerra non è imminente anche se è necessario prepararci per il futuro aumentare le nostre capacità di difesa” dice Josep Borel, capo della diplomazia della Ue.
“Siamo qui per parlare della più grande minaccia alla sicurezza dal tempo della Seconda Guerra Mondiale e quindi della necessità di adottare misure radicali e concrete per essere pronti a difenderci”, aveva scritto il presidente del consiglio della Ue, Charles Michel, convocando a Bruxelles nel fissare la data di questa quasi inedita riunione che, nella sua prima giornata, ha subito messo in chiaro le divergenze su dove e come reperire i fondi necessari per dare sostanza-armamenti e altro – a una Ue ora “sul piede di guerra”.

Ed ecco che subito Germania, Olanda e Austria si dicono contrari alla “emissione di un debito comune” al contrario della Svezia che vorrebbe anche che venissero mobilitate tutte le risorse oggi necessarie per sostenere “una Ucraina ormai sull’orlo del collasso” e il povero lettore che si smarrisce in resoconti (“e se usassimo gli extra profitti russi da tempo congelati nelle nostre banche e perché non emettere anche dei bond?”) che trasudano incertezza e confusione mentre Zelensky, in diretta video da Kiev, li scongiura “di far presto” perché il collasso dell’Ucraina, senza missili e munizioni, pare ormai vicino.

Ma forse è solo fuffa che non interessa il lettore oggi, suo malgrado, coinvolto in notizie più succose e
dirompenti come quella del quasi certo commissariamento “per mafia” del Comune di Bari e del suo sindaco dem che la destra vorrebbe al più presto mandare a casa.
Il che non esclude che il comune lettore si ponga anche altre domande. Una su tutte: ma se davvero i paesi dell’Unione europea decidessero di potenziare e non di poco i loro armamenti a quali fondi potrebbe attingere l’Italia, il paese con il più grande debito pubblico di tutto il continente?
Emettendo altri bond o aumentando le tasse?