L’aria che tira nei giornali. Ma sì che tira una brutta aria con bombe e missili che potranno andare chissà dove

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“Mosca provoca la Nato. Missili sopra la Polonia” titola la Stampa. “Bombe alle porte dell’Europa” fa eco la Repubblica. “L’ira di Putin, bombe su Kiev” annuncia allarmato a tutta pagina il Corriere della Sera con code di interrogativi tutti appesi nel vuoto e che non possono non scuotere anche i più sonnacchiosi lettori. Anche se testate di destra come Libero e Il Giornale provano invece a sminuire l’entità di questi allarmanti segnali che è poi la linea per ora scelta dall’abbottonata premier oggi preoccupata dal fatto che simili allarmi possano togliere peso e importanza alla campagna elettorale che a Bari, in Basilicata come altrove la destra sta portando avanti con ancora maggiore virulenza.

Con un lettore invece “non schierato” che non sa più quale peso dare alle notizie su bombe, minacce di guerra e altro che scorrono ininterrottamente sui social. E se Putin facesse sul serio e fossimo davvero alla vigilia di una guerra che partendo da Kiev coinvolgesse anche tutta l’Europa e pure casa sua che, con i tempi che corrono, non ha nemmeno finito di pagare? Eh sì che l’aria che tira, a parte quel che scrivono alcuni giornali, non è per niente rassicurante per tre motivi che l’attento e disincantato redattore di questa rubrica sente il dovere di illustrare.

Il primo è che mai come oggi i paesi dell’Unione europea hanno vissuto un momento di così palese incertezza e mancata coesione di fronte ad uno zar che non solo a parole intende raggiungere – oggi a Kiev e domani chissà dove – i suoi obbiettivi a dir poco imperiali. Pochi giorni fa i leader dei maggiori paesi europei si sono riuniti a Bruxelles per decidere come potenziare i propri armamenti e il risultato, dopo giorni di discussione, è stata una vistosa bolla di sapone, segno evidente che l’Unione non è unita quanto dovrebbe in momenti di crisi come quelli che stiamo vivendo.

Il secondo dilemma è che nemmeno gli Stati Uniti paiono per ora disposti a correre in aiuto dei loro alleati con fondi e armamenti magari anche nucleari da mettere a disposizione della Nato. Con l’aggravante che Biden fa lo gnorri e si sa poco o niente di quel che intenderà fare il suo successore Trump. E la terza che ci riguarda ancora più da vicino è che l’Italia, come già accaduto altrove volte, non sa che pesci pigliare perché solo l’idea di dover mettere le mani su altri e più che costosi armamenti fa venire la pelle d’oca a chi deve fare i conti con un debito pubblico che è tra i più alti del mondo.

“Ma avete dea di quanto ci costerebbe la dotazione di un po’ di missili a lunga gittata ?” – ha detto con tono sommesso e guai a fare il suo nome un altolocato dirigente della nostra Tesoreria di Stato. E difatti è proprio questo uno dei motivi che ha spinto la premier Meloni a “non condividere affatto” l’idea di Macron di mandare intanto armi all’Ucraina e poi chissà dove se maturassero, in Polonia come altrove, altri conflitti sempre per mano del solito e irriducibile zar. E noi a prenderci un cappuccino al bar come se niente fosse o quasi.