Salis ancora in catene in tribunale. Stampa italiana autorizzata a pubblicare le immagini

Condividi

All’italiana, da un anno in carcere in Ungheria, negati i domiciliari. Con una lettera ha autorizzato la stampa italiana a pubblicare le sue foto con catene e manette

Ilaria Salis è apparsa – di nuovo – in catene e manette al tribunale di Budapest che oggi ha respinto la richiesta di passare ai domiciliari in Ungheria presentata dai suoi legali. Perchè, ha detto il giudice Jozsef Sós, “le circostanze non sono cambiate” ed “esiste sempre il pericolo di fuga”.

In carcere da 13 mesi con l’accusa di aver aggredito due esponenti di estrema destra, Salis in una lettera scritta a mano e consegnata ai suoi legali, ha autorizzato la stampa italiana a pubblicare le sue foto con le manette ai polsi e le catene.
“Io sottoscritta Ilaria Salis, nata a Milano il 17 giugno 1984 – si legge nella missiva -, autorizzo la stampa italiana a pubblicare immagini che mi ritraggono con le manette e tutte le catene che eventualmente decideranno di mettermi in occasione dell’udienza del 28 marzo 2024”.

Ilaria Salis (Foto Ansa)

Il padre Roberto: Ilaria trattata come un cane

La decisione di respingere i domiciliari per Ilaria Salis è stata “l’ennesima prova di forza del governo Orban”, ha detto Roberto Salis, padre di Ilaria.
“Un po’ me lo aspettavo Ilaria qui è considerata un grande pericolo”, ha continuato. Aggiungendo su manette e catene: “non dipendono dal giudice, ma dal sistema carcerario”.
“Esecutivo e governo italiano possono e devono fare qualcosa perché mia figlia non sia trattata come un cane”, ha detto ancora, chiamando in causa le istituzioni. “I nostri ministri non hanno fatto una bella figura e il governo italiano dovrebbe fare un esame di coscienza”.

“Mi pare palese che ci sia una posizione del governo ungherese di infischiarsene delle direttive europee e questo leva anche un po’ il velo sulle responsabilità del governo italiano” dato che “il governo ungherese ha deciso di perpetrare questo atteggiamento inaccettabile per uno Stato che appartiene all’Unione europea”. “I nostri ministri non hanno fatto bella figura. Nordio – ha ricordato – ci aveva accusato di aver perso tempo, ma non è cambiato nulla. Per cui c’è da convivere con la giustizia ungherese, con le istituzioni italiane”. “Ci dobbiamo aspettare che ci sia una protesta contro l’immobilismo italiano”, ha concluso.

Tajani: rispettare i diritti dei detenuti

Tra gli esponenti di governo, un primo commento è arrivato dal ministro degli esteri, Antonio Tajani. “Non va bene. Vanno sempre rispettati i diritti dei detenuti, soprattutto quelli in attesa di giudizio come prevedono le norme comunitarie”, ha detto – scrive LaPresse – ai cronisti che gli chiedevano delle catene con cui è stata condotta in aula Salis.
Tajani ha inviatato a “non politicizzare il processo”. “Perché se viene politicizzato chi ne subisce più le conseguenze è la Salis”. “Dobbiamo lavorare per il cittadino Salis, non dobbiamo trasformarla in una battaglia politica di una forza contro l’altra, perché rischiamo di strumentalizzarla e di non portare a lei risultati positivi”, ha chiosato. “A me interessa il diritto del cittadino italiano, a qualunque idea appartenga”.

Schlein: schiaffo irricevibile, Meloni reagisca

Di “uno schiaffo irricevibile ai diritti di una persona detenuta, di una nostra connazionale” ha parlato la segretario pd, Elly Schlein, invitando il governo a reagire subito. “Ilaria Salis resterà in carcere a Budapest. Dopo essere stata portata ancora una volta in Aula catene ai polsi, alle caviglie e guinzaglio, oggi i giudici ungheresi hanno deciso anche di negarle gli arresti domiciliari”, ha aggiunto.