L’aria che tira nei giornali. Missili elettorali

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Eh no, caro lettore, non equivocare: non si tratta dei missili ipersonici che Putin sta facendo piovere su Kiev, ma di quelli che il governo Meloni ha ora deciso di utilizzare per dare più senso, corpo e identità alla
fase finale della campagna elettorale. Una specie di escalation in miniatura che i giornali più quotati per numero di lettori non potevano certo trascurare.
Il primo sta piovendo sulle toghe – categoria o casta fate voi – che non è mai troppo piaciuta a buona parte dei cittadini “ben pensanti”, che mettono la scheda nell’urna, tanto che pare giusto che, prima di indossare la toga, siano sottoposti a un esame “psicoattitudinale” fatto non si sa da chi ma questo pare per ora un dettaglio trascurabile.
Ed ecco che Gratteri, il togato che ha mandato in galera legioni di malavitosi, lancia un contro missile di non lieve entità, che mette in ginocchio il fin troppo esuberante guardasigilli: “Non sarebbe doveroso” – dice – “ fare esami psico attitudinali anche ai parlamentari che, nel governo o altrove, assumono posizioni di potere?” evitando però, almeno per ora, di fare anche nomi e cognomi di ministri e sottosegretari che da tempo ha segnato sul suo taccuino.

Ma ecco che il Corriere della Sera lancia un contro-missile ipersonico, che costringe la Meloni ad indossare l’elmetto. Eh sì perché al Senato il dibattito in commissione sulla riforma del premierato – altro che escalation – non pare andare affatto bene. Sono infatti i suoi soci di Forza Italia e della Lega ad essere assai perplessi su un testo di riforma che darebbe tanti poteri al premier eletto dal popolo, ma soltanto briciole e forse nemmeno quelle ai partiti suoi alleati.
Ed è pantano, surplace, musi lunghi nei corridoi perché sono in molti a chiedere che, prima di dare il via al premierato, si voti una legge che chiarisca quale sarà il sistema elettorale e il potere che avranno gli eletti.

E poi c’è un secondo missile, caduto nei pressi della Tesoreria di Stato che non può non preoccupare la premier. Si tratta dello sfacelo di miliardi che sta costando il Superbonus e che il povero ministro Giorgetti non sa proprio dove trovare, tanto che pare deciso a dare un robusto taglio ai benefici e alle facilitazioni che erano stati concessi ai costruttori.
E anche questa è una tegola anzi un missile che – altro che Elly Schlein – sta andando nella direzione sbagliata.